biblioteca di facoltà.
-heilà, marta, ragazza mia stupenda come sempre, come stai?
-eh, insomma... mi ha mollato il ragazzo, due mesi fa
-..... stupendo...
-mi sto dando all’alcool, adesso, per superare
-e perchè non mi chiami, che ti consolo io?
-non ce l’ho io, il tuo numero
-porca sozza, segnatelo subito, scrivi, scrivi: 33x xxxxxxx
-ok dai, che andiamo a bere insieme
-ma quale bere, ti consolo a suon di sesso, quale bere
-ma tu non c’avevi la morosa?
-no, non era proprio così, e comunque tu non ti preoccupare. ... marta, lo sai che sei il mio sogno erotico, si?
-si, me l’hai detto già
-ecco, appunto. chiamami, allora, ok?
-ok, ci vediamo
-come no, ok, ciao
dovrebbe essere il compleanno di francesca, oggi. non ne sono sicuro, però.
ad ogni modo, se non è oggi, è domani, o dopodomani. tanti auguroni, allora.
l'amichetta di vivi è molto carina, molto. lunedi a venezia ci sarà anche lei.
dèjà vu.
“Che fai stasera?” mi chiede maggie della maggie’s farm ieri sera. “me ne vado a nanna”, dico io. E lei “ma non viene più a trovarti la donna delle pulizie?” “no – rispondo – adesso va a fare le pulizie a casa di qualcun altro...” e infatti giusto giusto ieri sera il pretendente le ha fatto la dichiarazione, con fiori e anello celtico comprato a dublino qualche tempo fa, captatio, perchè lui sapeva quanto lei adori quell’anellino, quel nientino che lei voleva da me e che io mi ero rifiutato di comprarle in scozia due anni fa e in irlanda l’anno successivo. Subodorando che ieri sera ci sarebbe stata la dichiarazione d’intenti, tra una pizza e l’altra con le mani piene, per dirla col mio titolare, di carcioffi e buffola e anche di ipercorrettismi e apofonie, mi sono messo a mandarle messaggini per sapere come procedeva. “ancora niente” e poi “adesso è in bagno” e alla fine solo stamattina ho saputo finalmente com’è andata la serata. Mi tocca andare su e portarla a cena, domani sera, perchè sono curioso come una perpetua di sapere tutto, riportato diligentemente parola per parola. Lei ci è andata, a cena. Non come è successo a me un paio d’anni fa. Viene a lavorare per me in pizzeria una ciccia, ma una ciccia, roba da sangue da naso, direbbe enrico, o anche una ciccia imperiale. Una delle più belle ragazze che ho conosciuto, una che se anche non sapeva fare poi molto, e in effetti non faceva poi molto, in pizzeria, andava bene lo stesso. Un po' frivola, magari, un po' stupidina, se volete, ma davvero bella. Gino me la chiama, una così, una figa di legno, credo intendendo dire che conversare con una persona di questo spessore ti da le stesse emozioni che ti da il conversare con un bastone da passeggio in quercia, o con un tronchetto di faggio, o con un tavolo in noce. Però bella, questo non si discute. Insomma, che mi piaceva fisicamente non era un segreto, una parolina due paroline tre paroline. Vien fuori che lei va a correre, e io le dico ma dai anch’io vado sempre a correre, e solo un quoziente intellettivo pari a trenta può guardarmi, vedere il mio fisico e credere che io vada a correre regolarmente. Ma sono tanto bravo a recitare che ci crede, e ci accordiamo per andare a correre insieme. Uhhhh, parco degli alpini, tardo pomeriggio, primavera. Non se ne parla di correre appaiati, fammi un piacere, tu stai davanti, e io ti vengo dietro, che devo guardare una cosa. Uhhh, devo ripeterlo, uhhhh che vista..... A fine corsa mi espongo del tutto, le dico le emozioni che provo, cioè no, non è corretto, se gliele avessi dette veramente mi avrebbe tirato due calcioni sui maroni e anche due randellate sul cranio, no, le dico quello che in quei casi lì si deve dire per farla contenta, mi dichiaro, tutto sudato e onto che non deve essere stato un bel vedere, e insomma, per finire, la invito a cena per il venerdi successivo. Lei accetta. Torno a casa volteggiando e fluttuando leggero come una libellula, non ci credo che sia vero. Il venerdi, ansia, eccitazione. Vado a comperarmi un completino bello bello, taglio i capelli, prenoto un tavolo in un ristorantino caruccio dove si cena al lume di candela, vado ad assicurarmi in loco che ci siano fiori sul tavolo, tutto pronto per la grande sera. Susanna (così si chiama. Sentite che nome, non è già il nome un nome che fa venire l’acquolina in bocca, eh? o un pruritino diffuso su tutto il corpo....) mi telefona alle otto mi dice che è ancora in ufficio che ci sono problemi che mi chiama quando esce. Che mi chiama quando esce. A quello che mi risulta, dovessi dar fede alle sue parole (che mi chiama quando esce) è ancora lì, in ufficio...
venezia, piano terra. the girl from the north country, che poi sarebbe più o meno pordenone o udine non ho ben capito, poggia il culo sul ripiano della cucina, imbraccia la chitarra, la sistema sul cosciotto destro, allarga le gambe, poggia i piedi su una sedia, canta una canzone sua. in francese. e canta di una tutù che non è più mia, che lo era e ora invece ha preso altre strade, e canta del bene che ci ho voluto, e di quello che gliene porto adesso, e poi epiloga la canzone con una esortazione/invocazione a Fahd, che la tratti bene, e che le voglia bene anche lui. bella canzone, peccato per il francese, non lo conosco, non ci ho capito una parola, ma il senso mi pareva quello, comunque. oggi a padova circolano solo le targhe dispari. cioè, il cartello dice così, in realtà si intende, credo, almeno, che voglia dire che circolano solo le auto con targa dispari, se no immagino sarebbe un problema, ma sarebbe anche inutile che una targa dispari girasse per le strade senza un'auto attaccata al culo, o senza una targa pari con cui scambiare due parole. primo, vivrebbe una sorta di classismo, come dire oggi girano i maschi domani le donne. oppure, chessò, oggi quelli che portano gli occhiali domani quelli che non li portano. secondo, a padova ancora non ci sono ritrovi per targhe, nè pari nè dispari, per cui non saprebbero nemmeno dove andare, le targhe dispari, intendo dire, che fanno, si ritrovano sotto i saloni per uno spritz? si, potrebbero anche farlo, ma ve lo immaginate che tristezza, se poi non ci sono anche le targhe pari. perchè dico tutto questo? ah, si, lo dico per dire che la mia nuova tutù c'ha la targa dispari, per cui oggi posso andare a ritirarla, anche se giulio ha pensato bene di prendere la sua donna e portarla in montagna, oggi, e voleva darmela lunedi, o io che faccio sti giorni, vado a piedi e intanto penso a giulio? no, no.
Ah, che splendida giornata oggi a Padova, nitida, tersa, pulita... Sarà per la circolazione a targhe alterne, sarà per il blocco totale del traffico domenicale, ma no, non è questo. È che la principale fonte di inquinamento della città da qualche giorno è sparita dalla circolazione, portandosi dietro tutto il suo ammasso di sporcizia, di untume, di lerciume, di viscidume, di lordume, di vecchiume, di laidume, di bitume, di qualsiasi cosa che finisce in ume, se l’è portato giù verso quello che già il maggiordomo di Plinio il Vecchio chiamava il Mare Nigrum, adesso se lo respirino loro tutto sto puzzo di vecchio, di stantio, questo maleodorante afflato vestito di viola e ricoperto di nero, se lo godano loro questo fluente lungo unto capello lavato in acqua stagnante e sciacquato in un canale di scolo, se le rimirino loro queste belle unghiette raspose strappate morte rinate e rimorte. Ah, che splendida giornata oggi a Padova, nitida, tersa, pulita...