No no no. Non ci siamo proprio. A fine serata avrei voluto lanciargli un crisantemo, sul palco. Chè è anche periodo, questo. Tre motivi per cui non mi sono divertito. Primo. Non mi è arrivato lo sputacchino che tanto desideravo, di quelli che partono ai vecchi quando parlano. Ci tenevo. Avevo anche pregato, per avere un suo sputo, anche piccolo, sulla fronte. Chè quello dell’altra volta mi aveva cambiato la vita. Non è arrivato. Mi avrebbe ripagato, anche solo quello, del biglietto. Avrei voluto lanciargli un crisantemo, a fine serata, sul palco. Secondo. Nonostante la mia sempre ottima posizione, direi la solita, chè ormai io e quel pezzo di transenna siamo diventati amici, gomiti pesantemente appoggiati su di essa, leggermente spostato sulla sx, guardando il palco, proprio davanti alle casse spia, questa volta il vecchio mi ha fregato, si è messo al piano, lasciando il microfono centrale abbandonato a sè stesso, lì, solo, inutilizzato e inutile, e indovinate dov’era il piano? Giusto giusto dietro le casse spia! Ossia, a due metri da me, chè sentivo la puzza del vecchio, ma senza poterlo vedere. Ogni tanto spuntavano da sopra le casse i suoi pur sempre inconfondibili e affascinanti e unti e grassi capelli rossicci, e questi, e le punte dei suoi stivaletti che invece potevo intravvedere da sotto le casse, è stato tutto quanto, a livello visivo, mi ha regalato il maestro. Di venticinque anni fa, però, maestro. E la tipa alla mia sinistra invidiava pure la mia posizione, e ogni tanto mi chiedeva di poter guardare, e si spostava verso di me, e si abbassava leggermente, e guardava ammirata gli stivali. Non ha preso in mano la chitarra per una - dico una - canzone, maledetto vecchiaccio. La tipa alla mia destra sbuffava ogni volta che accendevo una sigaretta, dico “ti da fastidio?” dice “si” dico “puoi andare in fondo se credi e cercarti un posticino dove non fumano” dice “puoi andarci tu e cercartene uno dove fumano” dico “perchè? Qui posso farlo, e a me non dà fastidio che tu non fumi io qui non sto mica male”, maledetta anche lei, e poi a metà concerto che fa? tira fuori dalla borsa un pacchetto di sigarette e se ne accende una. Gliel’avrei spenta sul naso. La band indossava un completo granata, che già gli ho visto in un altro concerto. Lui, vestito di nero. L’avvocato di portoghese, lui si era trovato un posticino a un metro da me, in posizione più centrale, a un metro dalle transenne. Ma io adoro stare sulle transenne, a costo di stare un po’ spostato dal centro. A me non interessava vedere il chitarrista nuovo, vecchio e spelacchiato, che sta sempre alla dx di mio nonno, e nemmeno mi interessava vedere il batterista, chè tanto è sommerso da una montagna di piatti che credo si compri le intere appunto batterie di piatti alle televendite, cinquantasette piatti più mini hi-fi in regalo più antenna parabolica se chiami ora più televisore da 14 pollici se chiami tra i primi venti. A me bastava vedere lui, e ogni tanto sbirciare il chitarrista dai lunghi e fluenti capelli che sta alla sua sx, che cambia una chitarra a canzone, e l’ometto che ha il compito di prendergli la chitarra smessa e passargli la chitarra buona per la canzone successiva, a fine serata è più stanco di un minatore dopo dodici ore in miniera, e più di bubola dopo un’ora e mezza di macchina. Un parco chitarre di sedici, diciassette strumenti. Io non la capisco questa cosa. E credo che un tempo non l’avrebbe capita nemmeno lui. La musica, la sua, quella che amiamo, che abbiamo sempre apprezzato, quella per cui dovremmo essere lì tutti quanti, non ha bisogno di venti chitarre diverse e di una pedaliera. A me sarebbe bastato guardarlo, guardargli gli occhi, guardarlo negli occhi. Mi avrebbe ripagato, anche solo quello, del biglietto. Anche senza lo sputo. Avrei voluto lanciargli un crisantemo, sul palco, a fine serata. Modena-brennero, cantieri da verona a bolzano, ritardo di un’ora e mezzo sull’arrivo previsto, orario che mi avrebbe permesso di appoggiarmi alle transenne in super posizione centralissima, e vedermi e godermi i suoi occhi. Terzo. E ultimo. E peggiore di tutti. Non ha fatto una e ribadisco una canzone acustica. Se leggete il set list, vi dà una serie di titoli e tra parentesi riporta la dicitura "acustico". Ma questo, solo per il fatto che le canzoni sono in origine acustiche, non significa che lo siano ora. E infatti non lo sono. Solo chitarre elettriche, e quando in un paio di canzoni il signor campbell, ottimo polistrumentista, quasi all’altezza del mio amico mario nel passare da chitarra a dobro a mandolino a steel guitar, sempre con la stessa bravura, imbraccia una chitarra acustica, il vecchio signor koella lui si tiene le sue vecchie scrostate sverniciate chitarre elettriche, che sicuramente si porta dietro da un trentennio, e ne esce un casino che a me dà nausea, ma vedo che tutti i pidocchi ventenni apprezzano quando sentono bum bum, e tanto gli procura emozione l'essere qui quanto essere in una discoteca. Urlano impazziti quando koella si porta al centro del palco e gioca sulla tastiera della chitarra e si compiace contorcendosi su scontatissimi assoli di quelli che un appena discreto chitarrista professionista è in grado di fare. Ma tutti dicono “ehi, senti che blues, vecchia maniera, grande!” Boh. Cinquantenni figli della contestazione che lo adorano per principio, qualsiasi cosa faccia, e ventenni figli del niente che dicono di amarlo e credono di conoscerlo, e saltano al bum bum e quello forse per loro è lui, e saltellano e muovono la testa avanti e indietro, e ridono, e si divertono, e domani racconteranno di essere stati al suo concerto, perchè credono di esserci stati è lui, questo? Chi è questo vecchio che non vedo-che non sputa-che non canta-che non conosco-che non mi guarda-che rovina-che improvvisa-che si maschera.... Non mi hai fatto Mr. Tambourine Man, e passi, mi rovini Like A Rolling Stone e All Along The Watchtower, e passi, questo lo sapevo, sapevo di dover ascoltare un’ora e un quarto di musica mediocre, ma sempre in mezzo alla serata mi ci hai messo la parte acustica. E io per quella, vengo. Mi sarebbe bastato ascoltare Spanish Boots Of Spanish Leather, acoustica. Tre chitarre acustiche che si intrecciano che parlano che cantano che raccontano che si commuovono che piangono che ... E dov’è finita la tua voce, non ho sentito passione tristezza malinconia gioia partecipazione lamenti disperazione sentimento lacerazione.... non ho sentito niente. niente. Mi avrebbe ripagato, anche solo quella canzone, del biglietto. Anche senza lo sputo. Anche senza guardarti negli occhi. Sul palco, a fine serata, avrei voluto lanciarti un crisantemo.
Caro Babbo Natale, ti scrivo adesso, sperando che tu sia meno indaffarato in questo periodo rispetto a dicembre, così c'hai il tempo di annotarti per benino le mie richieste e non te le dimentichi, come l'anno scorso. come stai? dunque, hai carta e penna? per ques'anno volevo chiederti di portarmi sms da 540 caratteri. almeno. sennò mi tocca lavorare solo per i messaggini, chè ogni volta che scrivo butto giù una bibbia e la spesa mi diventa insostenibile. oppure che mi paghi tu la prossima bolletta. scegli tu. e poi avrei bisogno di due polmoni nuovi, non ce la faccio più a fare le scale. e ad andare in bici. prometto di essere più buono e di non fare più i dispetti ai miei fratelli e di volere bene alla mamma e al papà. ti voglio tanto bene U.
stasera ho avuto una bella chiacchierata con olo, di quelle che si fanno di tanto in tanto con gli amici, e che fanno tanto bene. gli dovevo delle scuse e dei chiarimenti. un tipo mai visto prima da nessuno di noi due con una scimmietta non da poco sulle spalle si siede al nostro tavolo -disturbo? -si, scusa ma... si, disturbi -no, vado via subito, non vorrei disturbare, io sono e dice qualche nome che non ricordo ma disturbo? -si, te l'ho già detto -no no, vado subito, ma tu come ti chiami? -senti, ciccio, ti offro un rosso, ma solo se te lo vai a bere al banco, ok? -no, ok, ma volete del salame? ma tanto poi esce lui e arriva qualcun altro a disturbare, e ok, olo, grazie, comunque, per essere uscito, continueremo un'altra volta. e devo dire grazie a mario, che lui forse neanche lo sa, ma ha dimostrato di avere una bella sacca piena di saggezza, acume, maturità, e un grosso senso dell'amicizia. basta coi ringraziamenti. Anzi no, ne devo ancora uno. Uno anche a duccio.
Fauve è stata qui da me, da venerdi. Ed è stata qui perchè qui c’è stata anche cri. Da venerdi anche lei. E cri è stata qui da me, sempre da venerdi, perchè ieri è stata con me al matrimonio di valter. E in tre giorni stranamente non mi ha tirato addosso niente, un bicchiere, un accendino, che so, niente. Mah... e così ha conosciuto anche i miei vecchi amici, ed è rimasta piacevolmente colpita da svegas, e questo proprio non me lo spiego, ma no, dai, tossico, sto scherzando E con cri, svegas, l’idiota e sua morosa mia futura cognata ci siamo trovati ad aspettare gli altri al ristorante “al bosco”, e dal momento che non si vedeva nessuno chiamo domenico e gli chiedo allora arrivate e lui dice noi siamo già arrivati come siete già arrivati dico io si si noi siamo qua ma dove e lui al ristorante ma quale chiedo io al bosco dice lui ma al bosco dove insisto io e lui dice al bosco a montegrotto dice lui cazzo diciamo noi tutti insieme allora abbiamo sbagliato noi siamo a un altro bosco ok arriviamo e giù di corsa via veloci giù per i colli con cri che vorrebbe vomitare a causa della mia guida e il tossico che prega che non vuole morire se per favore posso andare piano che lui ne ha già avuti di incidenti, e io fumo. e la mia guida è veloce e sicura, e se non ci credete domandatelo a gino oppure anzi no, meglio, chiedetelo a ale p, chè quella sera si era in ritardo e il bubola mica aspettava noi per cantare, e lui dietro si è attaccato ai maniglioni ha trattenuto il respiro da padova a verona e non ha detto una parola, e ha ripreso un po’ di colore in viso solo quando il bubbolone ha cantato “una tirata d’orecchio” L’architetto manda messaggini a cri mentre siamo insieme e le chiede se la tratto bene. Chè in caso contrario lui è pronto a montare il suo fido destriero e a galoppare in aiuto delle vedove e degli orfanelli. Ma cri gli dice di si, e secondo me lui ci rimane male, e gli tocca deporre l’ascia e lavarsi dal viso le pitture di guerra e mettere a pascolo l’equino già sellato, che probabilmente ringrazia perchè non c’aveva nessuna voglia di zampettare fin qua, e lui nel suo box non ci sta neanche tanto male. Ieri sera ho aprofittato del fatto che non lavoravo e ho potuto finalmente vedere un’esibizione canora di maria giovanna, non di quella maria giovanna a cui tutti avete già pensato, drogati che non siete altro, parlo della mia promessa cognata, la morosa dell’idiota sopra citato. Grande, è stata grande, cacchio se è brava, chè se ci fosse stata un’oca in sala, le sarebbe venuta la pelle (da cui il modo di dire “avere la pelle d’oca”). Coro polifonico, musica sacra, più o meno. e adesso devo assolutamente andarla a sentire cantare anche con l’altro coro, quello gospel, le silver voices, coro che lei dirige. Solo che per sentire lei, mi sono dovuto prima sentire un coro di vecchi imbriaghi che cantavano le canzoni dialettali venete anzi padovane che già ho sentito cantare da dino anzi dal vino di dino, un coro di voci bianche ma così bianche che mi domando cosa ci facevano alzate ancora a quell’ora quelle bambine, ma soprattutto gli interventi di, nell’ordine: il sindaco del paese, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, dieci minuti di sproloquio, l’assessore comunale alla cultura, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, otto minuti di farfugliamento, l’assessore provinciale alla cultura, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, dodici minuti di stronzate, il presidente del teatro ospitante, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, quattro minuti di balbettamento ma con grazia, il presidente della giuria, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, sei minuti di arrampicata su specchi, il riccastro locale, finanziatore del tutto, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, cinque minuti di niente ma espresso anche bene, devo essere onesto, il presentatore, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, quattro minuti di chiacchiere e distintivo, a un certo punto un tipo si alza raggiunge i ventisette padri del festival già presenti sul palco e che fa? si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival. E tutti giù a raccontare storielle personali aneddoti curiosità e cazzi loro a spiegare e a deliziarci le orecchie con i motivi che li hanno spinti a ad avere questa iniziativa. E poi una donna sale sul palco e promuove i suoi lavoretti di alto artigianato e tutti applaudono e però lei non vende, ma si capisce che è amica dell’assessore, e anche lei naturalmente si prende la paternità o la maternità se preferite dell’iniziativa di questo festival e alla fine della fiera maria giovanna fa un passetto avanti si stacca dal coro e mi fa un a-solo, roba da brividi, e tutti sono in silenzio che lì neanche si possono battere le mani tra un pezzo e l’altro e bisogna aspettare la fine ce l’hanno espressamente chiesto all’inizio di non disturbare le esecuzioni e io sono orgoglioso mi alzo mi spello vigorosamente le mani e urlo “io io io, io la conosco, siamo venuti insieme, una volta ci ho anche mangiato insieme” e la baracca si ferma, e tutti mi guardano, e io ne aprofitto per tenermi la parola, chè prenderla, già l’avevo presa, e racconto a tutti di come mi è venuta l’idea di fare questo festival....
La devo smettere di prendere il caffè la sera tardi, dopo il lavoro
porca d'una sozza, volevo scrivere qualcosa, ma poi ho fatto il solito giretto tra i blog convenzionati e i blogger amici, e ho trovato delle piacevolissime sorprese.... adesso non mi va più di scrivere niente, chè devo metabolizzare la faccenda. scherzo, amici. più che altro non ne ho più il tempo intanto un bel grazie e un baciottolone pubblico alle alias (in ord. alfabetico) mardin e sonechka
Piove. il condomino che c’ha il garage vicino al mio mi ha aspettato anche stasera per darmi la buonanotte. È sempre lì, giorno e notte, col cane che legato al basculante del garage di fronte lo guarda e probabilmente si chiede anche lui un qualche perchè, a lavare il pavimento (piastrellato, caso unico in tutto l’edificio) a lucidare i cerchi della macchina a pulire la bici a spolverare le mensole alle pareti. Ho sempre pensato ma guarda che brav’uomo come ha cura di tutte le sue cosette e se le tiene per benino, bravo, ometto, bravo, ma poi un giorno ho visto sua moglie, e dicendo moglie uso un eufemismo e anche piuttosto eufemistico, e ho pensato che anch’io se avessi una moglie così infelicemente inguardabile passerei le mie giornate in garage, anzi, mi ci porterei anche cucinino letto tavolo tivù e cesso. E lascerei quel bruttissimo spelacchiato cane in appartamento, in buona compagnia.
Passando a noi (pluralia quantitatis et toracis circumferentiae) ho deciso di fare anch’io quello che già qualcuno prima di me ha promesso o minacciato di fare il giorno del giudizio universale, e cioè ritengo che sia venuto il momento di prendere uno scolapasta e di separare la pula dagli spaghetti, no, com’era, la farina dai vermicelli, no, neanche questo, l’avena dall’orzo, ecco, si, ora mi ricordo, l’avena dall’orzo. È tempo di scrollarsi di dosso il fangume limaccioso di certe conoscenze, via, giù nella discarica, via via via, una bella doccia e si riparte.
no, perchè fino a un paio di settimane fa voleva farmi esorcizzare, la mia mamma -quanto costano le messe gregoriane? chiede a mia sorella -cosa sono le messe gregoriane? chiedo io -per umberto? chiede mia sorella -si, dice mia mamma -mah costeranno un milione, dice mia sorella -dallo a me, il milione, che vedrai che per un paio di giorni sono buono, proprio come un esorcizzato, dico io
e cri ieri si è offerta di dividere la retta a villa dei tigli con i miei, dice che si ne ho proprio bisogno qui non si scherza più, e poi dice mi viene a trovare a settimane alterne, e mi porta i cioccolatini, e invece i miei mi portano le arance, chissà perchè le arance, non è che impazzisca per le arance, e neanche per i cioccolatini
-senti com’è buono, questo non serve neanche scaldarlo, si sbriciola in mano, senti com’è fresco.... porca miseria, una boccata tanto per non fare l’asociale, ma dopo una roba così le mie sigarette non le sento nanche più stasera sono andato a trovare il mio amico simaan, un palestinese sui quarantacinque che gestisce una pizzeria qui a padova. Un fenomeno. Un irresponsabile immaturo fenomeno. Però è simpatico, ti prende con il suo modo di fare ingenuo, sconcertante anche, per quanto è innocente nelle sue manifestazioni. Gli ho prestato dei soldini qualche anno fa, me li doveva ritornare nel giro di tre giorni. Vado da lui dopo qualche giorno, mi dice di non averli che me li avrebbe dati il giorno dopo e intanto dice tieni qui e mi mette in mano un sacchetto di ottima maria, ma io non sapevo proprio cosa farmene, e però dico vabbè. Ritorno dopo qualche giorno, si scusa per non avere i soldi mi dice puoi tornare domani intanto tieni qui senti che buona e mi regala un altro sacchettino. E insomma, dal momento che sono dovuto tornare da lui, per riavere i soldi, un giorno si e uno no per più di due mesi, potete immaginare quanti sacchetti mi ha regalato, e io cominciavo ad aver paura a tenere tutta quella roba in casa, roba peraltro di cui non usufruisco, e così ho cominciato a regalare sacchettini ai miei amici, e vedevo che erano contenti.
ho una buona notizia: mia mamma comincia a capirmi, a capire che cosa sono. oggi mi ha detto: perchè non vai dal dottore e ti fai dare un consiglio, lui può indirizzarti da qualche psichiatra o magari ti prescrive qualche tipo di pillola che possa aiutarti. mi fai paura. ho paura che uno di questi giorni mi chiamino per dirmi che ti hanno ammazzato, oppure che tu hai ammazzato qualcuno, ho visto come guardi certe persone, le fulmini con lo sguardo, hai due occhi che emanano odio, io non vengo più in macchina con te, prima o poi capita che qualcuno ti prende per il collo, un giorno mi chiameranno, umberto, non sto scherzando. neanche io mamma, te l'ho detto giusto due giorni fa. mi paghi il parcheggio in qualche casa di cura? mi basta che mi garantiate le sigarette e il giornale, un libro ogni tanto. mamma, non scherzo
seratina tranquilla al santo, con mario e ale p. una birra e due parole. quando dico al santo, intendo dire che poggiamo il culetto sulla muretta del sagrato del santo. e quando dico del santo, intendo dire della basilica del santo. questo per i lettori che non siano di padova.
una dozzina di anni fa quando parlavo a domenico di qualche ragazza, mi riferivo a lei con l'epiteto di puttana (fra un po' vado a spiegare perchè) tanto che a un certo punto lui non capiva più di chi stessi parlando, e allora mi chiedeva "ma di chi parli, della numero due o della numero tre?" poi gli anni sono passati e adesso non me lo chiede più, perchè dovrebbe dire "ma chi, la trecentosessantaquattro o la duecentonovantuno?" e un paio di settimane fa guido me l'ha detto chiaramente, "umbe, non puoi dare della puttana a tutte quelle che non te la danno!" cazzo, hai ragione
l'amico domenico qualche giorno fa aveva detto che ieri sera si sarebbe imbriagato, in occasione di un ultimo ritrovo tra vecchi amici prima del matrimonio di walter di sabato prossimo. ma non beveva. domenico, se vuoi imbriagarti, devi bere. lo so che è una cosa sgradevole, ma non ti imbriaghi se non bevi, è una conditio sine qua non, dai, bevi.
a padova ci dev'essere un assessore alle rotatorie, padova anzi sta diventando, una rotatoria. sperimentale, dice il cartello. doppia. sempre doppia, tanto per rendere il tutto più giocoso. e l'omino che le va a mettere giù o prende un tanto a rotatoria, o si è lasciato prendere la mano. rotatorie dappertutto. rotatorie doppie, dappertutto. entri in un bar, trovi una rotatoria. doppia. vai al supermercato, rotatoria. doppia. guardi le stelle, rotatoria. doppia. stasera apro il basculante del mio garage, e sorpresa sorpresa, eccola lì, bella, imponente, bianca e rossa, brillante, doppia, ovviamente. si, una rotatoria. per fortuna il mio garage è monoposto, ci entra, pure a fatica e con diciotto manovre, solo la mia auto, così, almeno, c'ho sempre la precedenza, in entrata e in uscita
I ain't gonna work on Maggie's farm no more. No, I ain't gonna work on Maggie's farm no more. E per tutti i satanassi (cito l’amichetto di tex willer) non ci lavoro più per maggie. Un paio di settimane fa scrivevo qui quanto mi ritenevo fortunato a essere capitato lì a lavorare. Ma come possono cambiare in fretta le situazioni, arrivano addirittura a capovolgersi. Nelle ultime due settimane sono successe un paio di cose che non mi garbano, e ieri ho detto a maggie “maggie i ain’t gonna work on your farm no more”. Pensavo fosse più difficile. Ti lascio un periodo sufficente a trovarti un rimpiazzo. E così mi sono trovato un’altra maggie, che poi sarebbe mia sorella, ma essendo appunto mia sorella, non potrò più cantare “ i ain't gonna work for maggie's brother no more” perchè sarei io il fratello di maggie, e quindi il concetto diventerebbe un non-sense, a meno che io non volessi proprio intendere che non voglio più lavorare per me, ma non è questo che voglio dire, e allora cambierò canzone, e la cosa finisce qui.
Oggi a pranzo dai miei c’era un ospite, mia sorella ha portato un pidocchietto marocchino che è arrivato ieri da lei e oggi se lo porta in comunità. Ragazzino tranquillo, posato, era un po’ imbarazzato e a disagio, poverino, si capisce.... ma poi sono arrivato io a metterlo del tutto a suo agio. Ho raccontato ai miei della situazione al lavoro, e ho usato epiteti coloriti per nominare il figlio del deserto il cuoco del maghreb il berbero del sud, e non so se il ragazzino abbia capito o meno ma poi non ha più mangiato niente ha chinato la testa sul suo telefonino e si è estraniato. Ma no, povero pidocchietto, è che c’aveva la febbre... è un ragazzo sveglio, l’ha capito che non sono mica razzista, ci mancherebbe, l’anno scorso poco dopo aver conosciuto giulia le avevo mostrato una foto che mi ritraeva con un negretto in braccio, e le avevo detto che era mio figlio, e sono talmente bravo a recitare che lei ci aveva creduto, non aveva motivo di pensare che non fosse vero, e però adesso dice che conoscendomi non crede più a tutte le stronzate che dico per gioco, e con questo intendo dire che non sono razzista, nella mia adolescenza il poster appeso alla porta della mia stanza ritraeva il signor King, e riportava il suo famosissimo sogno, ci mancherebbe, e sono cresciuto a pane e dylan, ma cosa pensate mai... Ho detto a mia sorella “guarda com’è ancora bello, puro, semplice, delicato, e pensare che tra quattro anni me lo ritrovo in centro cattivo aggressivo arrogante a spacciare droga....” Scherzo, testoline! Il brutto è che me lo ritrovi cattivo aggressivo arrogante e puzzoso a lavorare come cuoco in qualche cucina di qualche ristorante.....
High summer, back on top (1999), van morrison. È la canzone del momento, ma porca sozza perchè non mi hai dato le stesse emozioni a perugia, brutto tappo ciccione....
Stamattina mi sono svegliato e ho guardato fuori. Gesù, che giornata.... niente, niente di meglio. Cosa c’è di meglio di una tipica giornata di ottobre, novembre, giornata che poi torna qualche volta in febbraio, marzo forse, giornata soleggiata, ma di un sole non invadente, di un freddino stimolante, non eccessivo, elettrico, uhuuuu... è il massimo per fare qualsiasi cosa, per mettersi in macchina e fare un lungo viaggio, per visitare una città, per andare a cavallo, per andare a caccia, per fare una passeggiata, per andare in bici... Ho preso la mia ormai stanca e vecchia tutù e mi sono trovato un autogrill, sulla valdastico, ai piedi dei monti, ce n’è uno panoramicamente ben situato, poco frequentato, una goduria indescrivibile. Caffè e cicca, prato e vista dei monti, domenica mattina, famigliola e coppiettina, caffè e cicca, stamattina l’autogrill è stata la mia chiesa
-hai finito di subdoleggiare? mi dice cri -cri, non subdoleggio, io, è che io e te incomunichiamo -si, facciamo due discorsi paralleli.... -eppure non siamo stupidi, cioè io meno di te, ma poi, dai, neanche tu sei stupida, no dai, non credo -come hai detto scusa? -no, dicevo, se facessimo un test di intelligenza, a proposito, cri, t'ho mai detto di quando ho fatto un test per trovare il mio Q.I. ? non era una cosa molto seria, però, l'ho trovato in internet, niente di professionale -cos'è, stai mettendo le mani avanti? cosa ne è uscito? dai, spara -ma no dai, e poi l'ho fatto di notte, ero stanco, avevo sonno... -dai, dimmi -vabbè, te lo dico, però non valeva niente come test, c'erano anche degli errori, ne sono sicuro -allora, me lo dici o no? -ok ok, diciamo che a seconda del punteggio, c'era una scala con varie classi di -uff... -ok ok, sono risultato a metà tra il primate e il neanderthal (sigh sigh)
finalmente il vostro sito comincia a muoversi, non se ne poteva più di cliccarlo a vuoto! ma non avete una mail comune? se non ce l'avete, perche con la separazione dei beni avete incluso anche la separazione delle mail, ok, ok, ok, tra moglie e marito non mettere il dito, dicevo dunque che se appunto etc etc allora io per comodità scriverò sempre a questo indirizzo ma va da sè che intenderò scrivere a tutti e due. se doveste avere problemi, voi due, come coppia, intendo, ricordati sempre caro andrea chi è che porta i pantaloni in famiglia! le foto sono molto belle. la tua, andrea, ha un sapore nostalgico, se la fai vedere al signor fidel e al suo nuovo amichetto diego armando credo che per la commozione e l'emozione possa arrivare a darti anche un ministero
I ain't gonna work on Maggie's farm no more No, I ain't gonna work on Maggie's farm no more... cioè, non vorrei più lavorarci, ma mi tocca. ma maledetta te, maggie, maledetta!
alla voce "gabbana" il garzanti mi rimanda a "gabbano". perciò d'ora in avanti voi tutti, amici, direte "voltagabbano".
duccio, sei stato carinissimo a invitarmi anche quest'anno in toscana, che bellezza, un week-end con gli amici, posti stupendi, e poi mi parli di cicce e di divertimenti, e di locali, si, d'accordo, ma se proprio volevi convincermi dovevi promettermi che avremmo preso la porrettana anche quest'anno, e che ci saremmo fermati a mangiare un boccone da checco, o a bere un goccio con lui, sempre che gino sia d'accordo, e a stonare con lui quattro canzoni, e magari quest'anno quel san tommaso che è ale l. avrebbe toccato e avrebbe creduto... ma voi non fate la porrettana, questo è il punto
e tu, topona, se parti (e a questo punto devi assolutamente partire) ricordati che hai fatto una promessa
ho offerto un caffè a giorgio, un culattone sui cinquanta che ho conosciuto qualche anno fa per lavoro e che incontro per caso in un bar. mi ringrazia dicendomi che è in debito. "ma và - dico- per 'ste cose qua...." . insiste. dice "potremmo uscire a cena una sera, andiamo in un ristorantino, io e te, passiamo una seratina...." ferma ferma vecchio mio, è tutto ok, va bene così, non dire altro. ma che, c'ho la faccia da culattone? non è neanche la prima volta. anni fa facevo autostop, si ferma un ragazzo con un furgone credo tornasse dal lavoro salgo parte dopo un po' mi mette una mano sul pisellino me lo strizza e mi dice che vorrebbe riaccompagnarmi a casa. alt ferma tutto blocca il trabiccolo io scendo qua. "ma..." no no no, dai fermati non stiamo neanche a discutere fammi scendere. o quella volta che me ne stavo placidamente e serenamente svaccato su una panca in plaza de catalunya a leggermi il giornale mi si siede accanto un vecchio sui settanta mi mette una mano sulla coscia e mi chiede "buscas algo?" no non busco un cazzo sciò pussa via e mi sposto un po' e lui ci riprova "buscas algo?" brutto vecchio marcio e anche un po' pedofilo allora me ne vado io cosa vuoi che ti dica e mi tocca cambiare panca. uff
voglio diventare come te. facciamo che io e te, chiunque tu sia, non si parta più da zero. facciamo che tu debba prima darmi qualcosa, e poi eventualmente se mi gira vedo se ho voglia di dare io qualcosa a te, così che io non ci sto più male per i tuoi egoismi, per il tuo essere chiuso sulla tua misera persona, per il fatto che prima di tutto vieni tu, poi in secondo luogo vieni tu, dopo un po' vieni tu e infine guarda un po' vieni ancora tu. così, se non sto male, non sono più incazzato col mondo. e se non sono più incazzato col mondo, torno a essere simpatico, chè anni fa lo ero. della mia sfiga facevo la mia simpatia, prima che la mia sfiga diventasse la mia rabbia verso tutti. voglio essere un idiota anch'io, e stare bene. e fartelo sapere quanto sei stupido. e sentirmi il re del mondo dentro il mio piccolo, infognatissimo, infimo mondo. voglio stare bene anch'io
domenica sera tornavo dal lavoro incazzato e ubriaco e bestemmiando e piangendo e imprecando e commuovendomi mentre ero in macchina ho telefonato a cri e le ho detto che se in quel momento mi avesse detto che aspettava un bambino da me non mi sarebbe dispiaciuto, anzi, ne sarei stato contento. me lo ha chiesto diverse volte, tra il faceto e il meno faceto, tempo fa. il giorno dopo mi chiede se mi ricordo cosa le avevo detto la sera prima, dico no, assolutamente no e non voglio nemmeno tornare sull'argomento. dice "peccato, avevo già iniziato a girare per negozi alla ricerca di corredini". ok ok, adesso mi ricordo tutto, e mi ricordo anche di aver detto "cri, in questo momento - ripeto, in questo momento - che vuol dire adesso e solo adesso e non domani - perciò cri non provarci, ero imbriago mica scemo
torno dalla banca. ho aspettato, per andarci, di essere incazzato, chè dovevo andar lì ed essere cattivo col direttore, che lì ti cambiano le cose in corsa e ti inchiappettano per dritto e per rovescio, se non ci stai attento. e oggi sono incazzato. ieri il lavoro è stata una tortura, occhiatacce torve per tutti anche per roby il titolare che quando non è aria non devi neanche avvicinarti a me non farmi domande stai di là non farti vedere. da ieri sono in conflitto aperto col berbero che sta in cucina, non lo tollero più ed è ora di farglielo sapere. tu non vieni incontro a me, e io non vengo più incontro a te. brutto puzzone puzzoloso. il pane da oggi te lo fai per fortuna che c'è la wilma che mi porta bicchieroni capienti stracolmi di tea freddo, per dirla con dino, a placare le mie ire e a temperare la mia collera. mi sono portato in banca il mio babbo, non perchè io non sappia arrangiarmi, ma perchè se vado lì da solo chiudo la porta dell'ufficio del direttore, gli tiro un calcione sui maroni, quando è a terra gli monto sopra lo prendo per le orecchie gli strizzo il naso gli sputo in un occhio e da lì parto a discutere. il mio babbo invece ha una capacità mediatrice fuori del comune, e mi evita la rissa. camicia a quadri e pizzetto comincia a boffonchiare qualcosa, lascio fare, mio padre comincia a dire come dovrebbero essere le condizioni se non vuole che prendiamo il mio mutuo facciamo un fagottino e lo portiamo in un'altra banca (lui ha le spalle grosse può dirlo) barbettina si giustifica dicendo che non dipende da lui gli dico senta qui ci sono voci di spesa assolutamente idiote, aliquote che non stanno nè in cielo nè in terra, commissioni imbecilli. non mi venga a dire che non è così veda di togliere via tutto. a 'sto punto scarpette con lo scrocchio dice posso vedere di venirvi incontro faccio un paio di movimenti vi sposto le valute vi tolgo questo e questo e questo e nel prossimo estratto trimestrale vedrete che oltre a cambiarvi le condizioni faccio in modo di stornarvi anche le spese che già avete sostenuto. ecco, bravo, patata, vedi che ci capiamo?
detto questo, la giornata adesso si apre con altri colori.
mi chiama roby il mio capo per chiedermi se posso andare a lavorare anche stasera che non so per quale motivo non ho capito tiene aperta la baracca anche oggi turno di riposo. -se non hai già altri impegni... -niente di grosso, ma guarda proprio non ne ho voglia ho assolutamente bisogno di un giorno di riposo che già è poco proprio non ce la faccio a fare quindici giorni consecutivi lì col cammelliere del sahara poi proprio oggi no guarda mi dispiace caro roby non se ne fa niente -ok non preoccuparti -ok non mi preoccupo
Non va bene, così, per niente bene. Me ne sto qui, disteso, a combattermi una guerra, mi colpisco e mi ferisco, mi umilio e mi offendo, fumo una sigaretta, pianifico il crimine Non reggo il fatto di saltellare di qua e di là della pozzanghera e di cadere ogni volta nel fango a muso in giù, non reggo di non riuscire a stare in equilibrio, e di sporcarmi sempre le mani Non mi piace, anche se diversamente non so fare Avrei bisogno di una stampella per stare in piedi, la cerco, ma io non ho chewin’gum da dare in cambio, a differenza di lui, il mio amico di staffette. Lui, il mio amico di staffette Buono, ancora per un po' Dovrò aspettare ancora molto?
”resto qui cieco ma ancora insonne i miei sensi sono spogli, le mie mani non hanno presa le dita dei miei piedi troppo intorpidite per camminare aspettano solo i tacchi dei miei stivali per vagabondare Sono pronto per andare dovunque, sono pronto a svanire
Sebbene tu senta ridere, ruotare, dondolare follemente attraverso il sole ciò non è indirizzato a nessuno E se tu senti vaghe tracce di mulinelli di rime saltellanti al tempo del tuo tamburino, non è altro che un lacero pagliaccio Fosse per me non gli presterei alcuna intenzione, vedi bene che è solo un'ombra quella che insegue
fammi scomparire tra gli anelli di fumo della mia mente giù nelle brumose rovine del tempo, lontano dalle foglie gelate (...) fuori dal corso attorcigliato del folle dolore
Quando la pioggia cade sul tuo viso e il mondo intero e' sulle tue spalle ti potrei offrire un caldo abbraccio
Quando la sera sfuma e non c'e' nessuno ad asciugare le tue lacrime...
So che non hai ancora preso una decisione ma non ti ho mai voluto fare del male lo so dal momento che ci siamo incontrati non ci sono dubbi nella mia mente a quale posto appartieni
potrò essere affamato, essere triste e malinconico potrei andare strisciando per la strada
le tempeste infuriano sul mare agitato e sull'autostrada del rimorso i venti del cambiamento soffiano selvaggi e liberi ancora non hai mai visto nessuno come me ...
to make you feel my love (b.d.)
....
ciao, jo e andrea. siete finalmente partiti. il vostro viaggio. il viaggio che hai sempre cantato, enea... beh, credo che sarà proprio questo, pois nao? vi staremo col fiato sul collo, per sapere quello che combinate (sperando che non puzzi. il nostro fiato, non il vostro collo) beh.... ciao
la prof di filosofia del liceo ci ammoniva spesso "la dignità, ragazzi, ricordatevi, prima di tutto la dignità". me ne devo ricordare, una volta tanto. gli amici pensano che io abbia un problema. ne ho tanti di problemi, ma questo che loro pensano che sia un problema per me, non lo è. è un fastidio, come lo è una macchietta su una camicia, o come trovare il passaggio al livello chiuso quando hai fretta, non è molto di più.
ho perso tante cose in vita mia, spero che i conti si facciano alla fine. e spero che alla fine i miei conti tornino.
hai la parola, vecchio mio, tu che le cose le sai dire
Ci sono molte di persone che soffrono stanotte per la malattia dell'orgoglio. Viene giù dall'autostrada, verticalmente alla corsia, lacera i tuoi sensi attraverso il tuo corpo e la tua mente. Non ha nulla di dolce, la malattia dell'orgoglio. ... un sacco di cuori spezzati stanotte per la malattia dell'orgoglio, un sacco di cuori tremanti stanotte per la malattia dell'orgoglio. Cammina in camera tua, ti divora l'anima sui tuoi sensi non hai più controllo. Non c'è niente di troppo discreto sulla malattia dell'orgoglio. ... un sacco di persone che muoiono stanotte per la malattia dell'orgoglio, un sacco di persone piangono stanotte per la malattia dell'orgoglio Ci sono molte persone nei guai stanotte per la malattia dell'orgoglio, molte persone vedono doppio stanotte per la malattia dell'orgoglio, ti da' delusioni di grandezza ed uno sguardo malvagio ti dà l'idea che sei troppo buono per morire, e poi ti seppelliscono dalla testa ai piedi per la malattia dell'orgoglio.
non c'avevo nemmeno voglia, di uscire, ieri sera. poi dovevo seguire il mio capo in un posto, e adesso cosa facciamo beh io andrei anche a nanna ma no dai andiamo in quel posto lì e va bene dai ma solo una birra si si. avevo cenato con loro, i miei capi, solo con due bicchieri di custoza, volevo saltare la cena. per strada eravamo entrati in un bar per comprare le sigarette e invece si comincia cosa bevi un caffè no un bianco (come i vecchi). poi nel locale dove arriviamo roby attacca bottone con due ragazze ma prima di scoprire che sono lesbiche c'è voluto un fusto di birra, e siccome la prima volta ho bevuto una rossa doppio malto, roby continuava a fare arrivare al tavolo sempre quella birra. non so se per il fatto che è la terza volta in una settimana, e non reggo più niente, o devo ancora smaltire la prima, ma ieri mi ha preso male. per strada mi sono dovuto fermare, proprio non ce la facevo a guidare. così ho dormito in strada battaglia, ma vi dico subito come: con la portiera aperta, seduto sul sedile ma con la testa appoggiata sulla portiera, fuori della macchina, così che la faccia guardava per terra ed ero pronto nel caso, anzi nei continui casi. poi mi ricordo che ha cominciato a piovere, clic clic sul testone, ma non potevo chiudere, ci ho provato ma appena chiudevo gli occhi mi veniva da piangere da quanto stavo male, e in quei momenti lì dici sempre basta basta è l'ultima volta. mi sono svegliato verso le cinque e mezza, faceva freddo, ho chiuso la portiera, ho acceso il riscaldamento, e sono venuto a casa.
enea alla festa da orazio canta "todo cambia", aleP mi guarda e mi ripete in parlato "todo cambia" "no non cambia un cazzo" dico io enea arriva di nuovo al ritornello e canta "todo cambia" aleP sussurra qualcosa a guido che mi guarda e mi dice "todo cambia" "no no non cambia una sega". sempre tutto uguale. la mia testa presa come un bersaglio da cri, questa volta la paletta della cacca è stata sostituita dal nientino, foto stracciate, urla strepiti volgarità schizzi se ne va non voglio più vederti e neanche sentirti mi fai schifo ok ti chiamo domani vado a salutare enella facio onore al cabernet gino ed eu li vedo che cercano di appartarsi e si allontanano in una stradina buia il figlio del principe orazio sempre più contento tasso alcolico molto elevato qualche faccia da culo (una, eh eh) le solite cose. non cambia una sega
secco o umido? la micina di mia sorella, rantolino, quella che ho portato dal veterinario tutti i giorni per un mese e mezzo, non ce l'ha fatta. stamattina mi chiama mia sorella e mi dice che se ne sta sdraiata e immobile, viva, ma non ancora per molto. quasi non respira, gli occhietti semichiusi. la porto dal veterinario, e, come mi aspettavo, dice che è meglio aiutarla ad andare a pascolare nelle verdi praterie del cielo, che così non soffre più. non credevo di emozionarmi, e invece vederla mentre le si faceva l'iniezione mi ha fatto star male. poverina, era magrissima, uno scheletrino, secca secca, coi fianchetti scavati... il veterinario mi chiede se ho dove metterla, se mi arrangio per sistemarla, dico si si, certo, e penso a un sacchetto di plastica e a un cassonetto, ed è qui che mi viene il dubbio, pensando alla sua magrezza: secco o umido?
non so proprio più come fare per respirare. ho perennemente il naso chiuso al 60%, già subito un intervento che non mi è servito a diciamo niente, per non essere scurrili, una volta tanto, ma nell'ultima settimana col raffreddore rimpiango anche quel 60% di funzionalità. ho l'asma cronica, che mio nonno materno ha pensato bene di lasciarmi come eredità, giacchè a soldini non se la passava alla grande, e tra tutti i nipoti ha pensato bene di scegliere me come depositario della sua sfiga. col mal di gola di questa settimana, anche quella via respiratoria se ne è andata in vacanza mi si continua a dire "qualche sigaretta in meno no, eh?" ma no, no, non è quello...
è tornato il sacco da barcellona. ciao, saccone, mi ha fatto davvero piacere vederti bentornato