Tre e un quarto di una notte di fine estate, si esce da un locale si sale in auto ci si avvia a casa, sono piuttosto stanco, fatico a tenere gli occhi aperti, non sono un più un giovincello, gli anni si fanno sentire e vanno a dar manforte al mio abituale stato di accidia accidiosa. Pur essendo vagamente a conoscenza del suo quoziente intellettivo e anche della sua non eccellentissima capacità discernitiva, tanto per far finta di essere ancora un giovane aitante(!!) pieno di vita, pensando che potesse essere una domanda nel modo più assoluto retorica, dal momento che l’indomani si lavora tutti e due, e pensando anche che a quell’ora la ragazza avrebbe ormai dovuto avere le palline piene della mia compagnia, butto lì con aria di sciolto e indifferente distacco un “mare? montagna?” e lei secca “si, mare” e io “cazzo, no!” penso, e però ormai la frittata è fatta, alea jacta est, per dirla con guido. Tocca pure portarla a casa a prendere il golfino per il pancino che fa freddino, non torna più giù, ne approfitto per una veloce pennica rigenerante lì in macchina, e a un quarto d’ora dalla partenza mi ritrovo pure a parlare da solo, chè lei si era addormentata, la principessa… La sveglio all’arrivo, camminata di rito fino al faro -“Copuliamo?” - “No”. Voglio dire, persone diverse, finale sempre uguale. -“Colazione a Chioggia?” - “si!” - “ah, la colazione quella si!” - “si si, la colazione si, grazie”, abbuffata (sua, che le brioches di Chioggia sono così buone, uhuuu) ritorno, lei di nuovo si addormenta in auto io bestemmio nelle poche lingue che conosco ma non ne tralascio una, accoglienza calorosa di mia madre dove sei stato a quest’ora alla tua età sei un fallito non hai uno scopo nella vita caffè e, stanco ma contento e soddisfatto dei miei successi, spavaldamente mi avvio al lavoro.
Questa è la settimana degli incontri. All’ospedale, stamattina, ho incontrato Francesca, baci e abbracci. Dopo un minuto, sento una tetta appoggiarsi contro la mia mano destra (tenevo la busta di una radiografia sotto braccio, a mo’ di professoressa di scuola media, e quindi con il braccio piegato avevo la mano all’altezza del petto), faccio signorilmente finta di niente, ma la cosa non mi lascia indifferente. Dopo un minuto, sento la stessa tetta appoggiarsi di nuovo contro la stessa mano. A questo punto, colgo la non involontarietà dell’”appoggio”, ne deduco che la relazione col mandrillo di turno è finita – cosa poi confermata – mi si alza la temperatura corporea, comincio ad aumentare di volume da qualche parte del corpo e con un po’ meno di signorilità penso che sia il caso di metterla in guardia “scusa, guarda, è un periodo così, stai un po’ attenta, se appoggi ancora una volta la tetta sulla mia mano non ci penso su due volte ti salto addosso hic et nunc qua sulla rampa del monoblocco dell’ospedale alle undici di mattina, trentaduemila spettatori chissenefrega…” Bellovederti-siancheperme-chiamami-certo-ciaociao
Al supermercato ho incontrato Tiziana, che tutti i miei due amici sanno essere l'unica persona di cui mi sia innamorato davvero in questa valle di lacrime, se pur in giovane età, anzi, forse proprio per quello. Con lei, una bellissima bimba bionda con gli occhietti azzurri, di un anno e mezzo, nata a pochi giorni di distanza dal mio secondo nipote Jacopo, cosa che a questo punto mi fa diventare un obbligo morale il cercare di creare l'inciucio tra i due pidocchi, chè se non ci sono riuscito io, vediamo se ci riesce lui. Purtroppo continua a essere felicemente sposata, serena come non mai, due bimbi... non muore, l'infamone, il marito, dico. Avevo la gola secca, parlandole, cioè boffonchiando qualche suono gutturale, la lingua impastata, due battute, mi sono uscite, una più idiota dell'altra, occhi compassionevoli mi hanno commiserato, tutto esattamente come allora, nè più nè meno, anzi forse con più goffaggine, data l'età. Sant'antonio, ora pro nobis.
miseriaccia sozza, sono su youtube da 5 mesi e lo scopro solo ora... maledetti telefonini, non ci si può nemmeno più infrattare sui colli in tranquillità
Chiedo all’edicolante di via del serpente (all’edicolante, non a un ausiliario del traffico o a un farmacista): - il Foglio, per favore - scusi? - il Foglio - che cos’è, un giornale? - il Foglio di Ferrara... - ah no, mi spiace, se vuole ho il Gazzettino di Vicenza o qualcosa su Rovigo, ma il Foglio di Ferrara no, mi spiace - capisco... fa niente, grazie lo stesso
Permettetemi di fare un po’ il saccente. Dunque, io pensavo che le frustate di cui tutti gli Hazara portano i segni evidentissimi sulla schiena se le fossero beccate dai Pashtun, invece no, se le fanno da soli, c’è un giorno all’anno che loro hanno il coraggio di chiamare un giorno di festa in cui pregano e si ciliciano con vigore da sé stessi medesimi. L’ho scoperto oggi e volevo assolutamente ragguagliarvi e condividere questa cosa con voi. Passando a cose serie, invece. L’altra sera a ore tarducce ma non troppo, ché ormai certe ore non le reggo più, facevo zapping in tv e per caso mi si blocca il dito schiacciante, e sempre per puro caso il suddetto dito - fate finta di credermi, per favore - mi si blocca, dicevo, su un canale privato locale dove la sera ci sono delle signorine che pubblicizzano e promuovono la frutta e la verdura, ma non tutta, solo certi tipi, come la banana, la zucchina a volte la melanzana, e per farlo meglio, lucidano la frutta e la verdura passandosela e lisciandosela su alcune parti del corpo. Dunque, la signorina in questione, peraltro poco vestita ma si sa ormai la pubblicità su che cosa fa leva, chiede sussurrando con tono suadente e cercando di dissimulare goffamente il fatto di non guardare in macchina ma leggendo con gli occhi sbarrati e fissi sul gobbo, con tono e parole da libro stampato chiede “ditemi, amici, quali pensieri albergano ora nella vostra mente? Albergano??? Scusa, hai detto proprio così, albergano? Hai capito, la signorina, che elegante raffinatezza mi sfoggia... faccio questo numero, che leggo in sovrimpressione sullo schermo, del distretto telefonico di Nukulaelae (l’isola più carina delle Tuvalu) e non capisco bene perché, visto che l’emittente è qui a due passi in zona industriale: ”Guardi, signorina fruttivendola, lasci perdere i toni aulici, che non le si addicono e suonano proprio artificiosi, si fidi, che poi se c’è un pensiero che in questo momento sta albergando da qualche parte nel mio corpo, mi creda, è in qualche punto un po’ più in giù della mente, non glielo so spiegare, ma è così...
“Olha que belas mamas” le ho detto mentre con la faccia da pesce io e con un bel sorriso lei si era in attesa dello scatto della foto. “Non sono qui per questo” ha detto lei cambiando espressione del viso mentre io sempre con la faccia da pesce raccoglievo le mie cose e mi accingevo a salutare. Ah, l’anima triste delle fadiste… posted by Umbe11:54 AM *** |
Monday, April 30, 2007
Ho il naso chiuso e la gola infiammata. Un solo canale per respirare e pure mezzo andato. Astinenza da fumo, cosa che in sé non fa male ma che mi irrita un pochino e il male lo può però fare a chi si trova nelle vicinanze. Arriva un collega di lavoro (e non faccio il farmacista, sia chiaro, e neanche il medico) e dice devi prendere i propoli, assolutamente, dopo dieci minuti ne arriva un altro e dice devi prendere il magnesio, fidati. Il terzo (e ultimo) collega in questo momento è in Spagna e non può dire la sua, per fortuna...
Trovo in Prato della valle, in occasione del concerto serale di domenica scorsa tenuto a conclusione della marcia cittadina svoltasi in mattinata qui a Padova, trovo - dicevo - un ragazzo maghrebino che ho conosciuto l’inverno scorso tra le persone senza fissa dimora (e anche senza tante altre cose, a dire il vero) che accompagnavo la sera in dormitori vari della città. Un po’ per l’aria di festa che c’è in Prato (comincio a mettere le mani avanti per giustificarmi), un po’ per il fatto che lui è sempre sorridente e bendisposto, un po’ che anch’io sono vagamente su di giri, insomma gli chiedo - dopo l’heilà di rito - e dimmi amico, come và? e lui dice eh che vuoi sono sempre lì e cerca le parole e io, per far sì che non si debba umiliare di fronte alla persona che è in mia compagnia e per non fargli dire che è sempre lì a vivere e a dormire per la strada e a mangiare alle cucine popolari e che non c’ha un lavoro e ha solo quei vestiti unti addosso e nient’altro, lo blocco e gli butto lì - ripeto, la mia intenzione era solo non fargli dire di più - gli dico tranquillo, vecchio mio, va bene così, volendo intendere non serve che dici altro e lui però deve aver pensato quella brutta xxxxxxx di tua sorella e quella grandissima xxxxxxx di tua mamma, una sega va bene così, però se l’abbia anche detto a voce alta o solo pensato io non lo so ero già sparito in mezzo alla gente cercando di nascondermi e di non farmi trovare
Momento di formazione interna all'associazione, sabato mattina, terzo incontro. Cercando di formarmi, per crescere e diventare un buon operatore e un buon educatore, ma soprattutto cercando di evitare di appisolarmi lì sulla seggiola, osservo le varie tipologie e dimensioni dei seni delle operatrici colleghe, grazie anche alla mise suggerita da questi primi giorni di sole primaverile, e noto, con didattica prettamente fenomenologica e in una proiezione casistica che mi auguro comunque disattesa, che le operanti nel settore sociale portano, per il 92,7% dei casi, una prima misura di reggiseno, non solo, ma anche che, nel 52,2% di quel 92,7% dei casi, il fatto di portare un reggiseno, se pure una prima misura, è dato solo e unicamente da motivazioni di ordine sociale e culturale, non essendoci neanche quel pochino da reggere da giustificare la scomodità di tale supporto se non appunto per.
Non credo nemmeno che questa cosa vi interessi, ma tant'è!
(p.s. Tutte le colleghe che per caso venissero a leggere questa analisi profonda e approfondita si collochino senza tema nella percentuale restante del 7,3%, e mi invitino a prendere una birra e non torniamo più sull'argomento)
A voi, che leggiadre ondeggiate e leggere nella notte ispirate d’angoscia e tormento il mio canto anelito d’oblio, del suo nero manto
A voi, ch’a li occhi miei e altrui velate eppur a spirto uman svelate siete che silenziose d’amore gemete e angeliche il dolore cantate
A voi, al cui cospetto indegne paion di Elena le simili, pur degne d’esser dal cieco poeta cantate
Lei del fuoco di Ilio scintilla voi del male d’Antenore il seme a voi, a voi tendo, mirabil chiappette posted by Umbe10:51 PM *** |
Wednesday, September 27, 2006
La maestra era entrata in classe in anticipo, quel sabato, cinque minuti prima che la campana richiamasse gli alunni al silenzio della lezione. Sembrava serena. Sobria ed elegante nei modi, come sempre del resto, aveva i capelli soffici e morbidi di una chioma appena lavata e asciugata e pettinata con cura, e poggiavano - i capelli - sulle spalle cadendo gioiosamente mossi e sparsi lì e sul collo aperto della camicia e sul maglioncino nuovo aperto sul seno. Un’aria di freschezza, di pulito e di bello l’avvolgeva e la sosteneva e la illuminava sulla sedia. Kate la trovava bella davvero. Appena suonò la campana, prese qualcosa nella mano sinistra chiudendolapoi a pugno, si alzò e scrisse decisa sulla lavagna: “Tema: La vuoi la mia oliva?” e immediatamente dopo aver poggiato il gessetto per scrivere aprì la mano e tenendola tra l’indice e il pollice indicò alla classe un’oliva, poi prese un cesto pieno di olive e camminando tra i banchi le porse ai suoi ragazzi, subito invitandoli a non mangiarle. Kate afferrò incerta la sua oliva, non capiva. Guardava la maestra, poi l’oliva, poi rialzava gli occhi, poi di nuovo li abbassava. A Kate piaceva quella donna, anzi la adorava, e pensava che da grande avrebbe voluto essere esattamente come lei, parlare come lei, muoversi come lei, cercare di assomigliarle, anche, e il fatto che spesso non la capisse o non capisse il senso di quello che faceva o non capisse il perché di un tema sull’oliva e dal titolo così strano, poi, beh, questo lo trovava ancora più intrigante. A volte chiudeva gli occhi nella sua cameretta e la pensava, e la immaginava, e si immaginava cose che nemmeno alla sua amica Lily poteva confidare. Era verde, la sua oliva, e grande. E calda, calda del calore della mano della maestra, ché a lei, segno indiscusso di un legame che anche il destino voleva privilegiato, proprio a lei era toccata l’oliva che era stata stretta in quella forte calda mano. Avrebbe voluto alzarsi e correre ad abbracciarla, stringerla forte e poi forse anche baciarla. Si limitò a chiedere, pur con irrefrenato entusiasmo: “Scusi, signora maestra, di quale oliva sta parlando?” e la maestra rispose semplicemente “Dell’oliva da spritz. Forza, ragazzi, osservatela e poi scrivete qualsiasi cosa vi passi per la mente guardandola”. Kate non sapeva che cosa scrivere, teneva fra le mani la sua preziosa oliva - il suo magnifico trofeo, graditissimo premio - la annusava, la poggiava, la riprendeva, la rigirava, però niente la convinceva dei suoi pensieri, niente che fosse degno di essere scritto in un tema così importante. Chiuse gli occhi, e lasciò che i pensieri arrivassero da soli, senza forzature... “Kate! Kate! - la richiamò la maestra - allora, la vuoi la mia oliva? Su, dai, mettiti al lavoro”, ma a Kate quello non sembrò un richiamo al lavoro, le parve piuttosto e se lo portò nell’intimo come un sussurrato, caldo, sudato, odoroso complice invito a prendersi la sua oliva, l’oliva che la maestra le aveva dato, anzi - di più - l’oliva della maestra. Un dolce bisbiglio soffiato delicatamente all’orecchio, un leggero e sincero alito caldo di indelicata passione, solo questo erano nella sua testa quelle parole “Kate, la vuoi la mia oliva”... Certo, le olive già le conosceva, ne aveva mangiate tante e di tanti tipi, ma quella era chiaramente speciale, più buona sicuramente di qualsiasi altra oliva avesse mai assaggiato, aveva qualcosa di indefinibile eppur tangibile invitante piacevolezza, di sugoso piacere immediatamente palpabile ai sensi, perfino al senso del gusto non ancora gustato, un invito al peccato di gola. Pensò di metterla in bocca, per vedere se diverse non ancora provate sensazioni le avrebbero dato uno spunto per scrivere, o per immaginare, forse, immaginare immagini forti e belle. Decise di metterla in bocca, e di lì tenerla a lungo, e poi infine succhiare quella goccia di succo spremuto dai denti e ancora arrivare al nocciolo e tra i denti stringerlo e...
Mi devo fermare, cerco una penna, non voglio che bubola, il mio compagno di viaggio in questi primi chilometri del ritorno, mi lasci indietro. Pago le mie ultime kune per un caffè, e riparto. A maslenica il ministro delle coste ci obbliga a uscire dall’autostrada, cartelli - modric - con la scritta apartmani uno dietro l’altro però benzinai niente per chilometri e chilometri che deve essere una strategia economica per incentivare il turismo non posso fermarmi - seline - mi serve benzina già una volta ho trattenuto il fiato con gli amici sotto il tunnel che non finiva mai proseguo la strada è piacevole - tribanj kruscica - cicca e aria condizionata. Non è per niente facile - lisarica - sapere che cosa fare con quell’età, è paradossalmente molto più semplice - baric draga - rapportarsi ai vent’anni, o pure ai quaranta - karlobag, benzina caffè di sollievo e cicca e poi ancora cicca - quando i compiti e i rapporti e i ruoli che la condizione di quelle età comporta - una presunta normale condizione - sono - ralic - piuttosto ben definiti. Senj, continuo per la costa, mi piace. Damien Rice, ora. Come si fa a capire - smokvica - potrebbe essere così semplicemente naturale la strada da prendere, così facilmente intuibile, e potrebbe invece allo stesso modo essere così naturalmente impercorribile, e impensabile, e io raramente ho i piedi per terra - novi vinodolski - e la testa mi gira facilmente. Crikvenica, pesco un aulin dalle tasche. Viaggiando in macchina, c’è solo un modo più bello del farlo da soli, belle strade posti nuovi buona musica e cicca al vento - kraljevica - ed è il farlo con un buon compagno. Quarantotto ore bugiarde - bakarac - il cimitero il caffè sulla collina - grad bakar - e poi ancora sulla spiaggia, l’amica - kostrena - il campanile da salire e san gregorio da baciare, l’aperitivo sulla terrazza - rijeka - il tribù sospeso sul mare e sul porto - mare incantevole - siamo troppo vicini perché possa stare bene. Te che sempre ti guardi nello specchio e ogni volta dici qualche cosa che mi fa sorridere non posso starti a guardare mentre getti i sassolini nel mare.
La strada i pinguini la sera la gente il prosciutto e il formaggio la partita e la birra la fauna la notte il caldo e il respiro la mamma e l’amica - le luci di casa... otto ore, certe volte, sono davvero troppo poche
L’ispettore della mobile nel suo ufficio in questura mi sta interrogando, comincia a stendere il verbale e leggendo a voce alta quanto scrive per mettermi al corrente di come riporta le mie dichiarazioni dice dunque oggi è il ventiquattro maggio io molto tranquillo non lo sono e penso però di dargli una bella notizia e anche di prendere confidenza con lui e dico eh già oggi è il compleanno di dylan e a lui però sembra non interessare molto la cosa e dice pfui e fa spallucce io dico beh per me invece la cosa ha un certo valore e poi ognuno ha i suoi gusti e io comunque la preghierina a gesù l’ho detta gesù preservalo dai pericoli e concedigli serenità e salute nella vecchiaia. Vecchiaia che a dirla tutta è uno stato - se non sociale però sicuramente fisico quello sì – è uno stato, dicevo, che già mi appartiene, o se preferite al quale mi sono già da tempo consegnato. Voglio dire, rotolarmi di sera sull’erba umidiccia del prato del Prato della Valle (ullallà quanti prati) è una cosa che non mi posso più permettere di fare, l’indomani poi mi sveglio che sono da buttare, io e i miei ossi buoni neanche per un cane ingrugnito. Me ne sto lì steso che sembra – sembra – che stia serenamente svaccato a godere della leggera brezza della sera e invece sono lì imbacchettato che non riesco a respirare, e lei mi chiede - e potrebbe essere che sia perché non si esprime ancora al meglio nel nostro idioma, ma potrebbe anche essere che lo dica invece sapendo proprio bene quel che intende dire - chiede come si sta lì sotto terra? ...come si sta lì sotto terra, dice. A parte il fatto che si dice lì sulla terra, anzi - meglio - lì sull'erba, e comunque, come vuoi che stia... se solo riesco ad alzarmi, te lo scordi che vengo ancora una sola altra volta qui, a giocare a fare lo studentello, quando l’età dello studentello l’ho superata ormai da un pezzo... Ahi ahi... voglio una stanza al nazareth... guido, sii gentile, mettici tu una buona parola.
Ci sono due belle e invitanti e sensuali nonché simpatiche e intriganti e luminose natiche che provengono dalla sponda est dell’adriatico che... per carità, a ognuno il suo, non dico di no, però, al faro, permettetemi, amici, la prossima volta, e la smetto, ora, di usare così tante virgole, ché la cosa vi potrebbe anche un po’ infastidire, la prossima volta al faro io il mare lo vengo a vedere dalla parte di là, come no, con lo sguardo rivolto a oriente, al mare aperto, all’indefinita notte, e qualcun altro se lo verrà a godere di qua, con gli occhi puntati alla terraferma, alla terrasolida, alla terra delle certezze... nessuno se la prenda, ma il pallottoliere e la barbie non li avevo portati, non ci avevo pensato, miseria sozza...
Vediamo se imparo finalmente ‘sta lingua, che Rui dice che la parlo come un trasmontano, che io pensavo si riferisse alla pronuncia, e invece mi spiega che parlo come un libro stampato, ma soprattutto stampato nell’ottocento. E d’altronde, le mie più interessanti discussioni le ho avute finora con il signor Eça de Queirós, con padre Amaro e la sua zoccoletta...
Amici dubliners, non vi ho dimenticati, ma ci sono cose che si vivono, e non si raccontano. posted by Umbe1:19 PM *** |
Sunday, April 09, 2006
È bello. È bello percepire la presenza superiore di gino qui tra noi. Presenza metafisica, beninteso. Intendo dire, è bello che mi chiami costanza per dirmi che ha fatto sua l’impostazione filosofica di approccio alla vita di giniana memoria, svegliarsi bene la mattina dopo una bella serata tra amici e sentirsi uscire da dentro con forza di dire” fanculo! fanculo a te, fanculo a lui, fanculo un po’ a tutti!”, ci si sente meglio, poi. È bello. Ma è anche bello che gino non sia qui tra noi in questo momento, in questo momento elettorale, voglio dire. Da martedì, gino, puoi tornare. Ci mancano le tue sempre apprezzate uscite. Che bello. Già.
Faceva fatica a prendere sonno stamattina il mio nipotino zaccaria, due mesi e mezzo, a me affidato per negligenza di madre e nonna. Sono stato costretto a ricorrere alle maniere forti. Alla prima strofa di hard rain, dylan 1962, il piccolo stramazza, china la testolina ed entra nel quarto sonno (che non so cos’è, e se neanche esiste). Per chi apprezza il vecchio, per chi conosce la canzone, per chi può capire.
Li sveglio, stamattina, e dopo cinque minuti laki e slim stanno litigando, i toni sono accesi e intervengo prima che si mettano le mani addosso. - qual è il problema? chiedo - lui bestemmia sempre - urla arrabbiato slim indicando laki, un tipo sui cinquanta di padova, che sua moglie ha sbattuto fuori di casa per un litigio - mi racconta – e ‘sta baraccata durerà per dodici, massimo quindici giorni, e però conosce tutti alle cucine popolari alla stazione ai dormitori e pure in via anelli, e ogni volta che mi racconta qualcosa di questa sua vita e si accorge dell’incongruenza dice è stata l’altra volta che mia moglie mi ha sbattuto fuori di casa, ‘sta puttana, che non è una cattiva donna però le piace farsi i capelli mangiare bene bere bene e perché a me no? e però se non ce lo possiamo permettere non puoi spendere duemila euri in un mese ‘sta puttana e ho un’altra casa ci vive mia figlia adesso però è in america e io non ho le chiavi di casa. - ma no, cioè si bestemmio ma Lui sa che non lo dico con cattiveria – quasi si scusa laki - ma cosa dici – lo aggredisce il tunisino coi capelli rossi che nessuno ci credeva che un tunisino avesse i capelli rossi e mi dicevano ma dai ti sbagli di sicuro non può essere tunisino e avere i capelli rossi ma no ti dico è tunisino e ha i capelli rossi e anche le lentiggini e così hanno cominciato in tanti a venire in visita alle tende della stazione per verificare questo strano fenomeno del tunisino che ha i capelli rossi e poi tutti porca miseria è vero avevi ragione è tunisino e ha i capelli rossi – Dio ti da mangiare tutti giorni e tu offendi Lui - a parte che non mi da tanto da mangiare – dice laki – ma comunque si bestemmio ma non ce l’ho con Lui - dai ragazzi state buoni – cerco di calmarli – sono le sei, non vi sembra prestuccio per questo tipo di disquisizioni, eh? dai, su, chi vuole ancora caffè? - lui ti da mangiare, tu sempre bestemmi, chi è che ti da mangiare, eh? continua slim - ma dai che dio non esiste! dice laki, e a questo punto non capisco se le sue convinzioni in materia siano deboluccie o se invece si era stufato di scusarsi e giustificarsi con slim e ha cambiato posizione in un nanosecondo, mentre raccoglie melanzane radicchio e mandarini da terra, giacché il tipo arriva la sera con un carrello pieno di cassette di verdura marcia che gli regalano la mattina al mercato in piazza e lui arriva con ‘ste verdure e le sue coperte cioè con le coperte che mi ha inchiappettato la prima notte che ha dormito lì e un po’ di cartoni e altre cose il tutto sopra un roll messe in bell’ordine, e vorrebbe anche che gli altri per questa sua elargizione di frutta e verdura lo ringraziassero, e hassan una sera gli ha detto questi mandarini sono buoni ma quella verdura è merda e laki gli ha risposto a gente come te io vi rimanderei tutti a casa vostra, vi metterei tutti su un bell’aereo si ma col portellone aperto! e poi hassan si è messo in disparte e non ha più parlato. No perché – continua laki – io sono stato in via anelli – e qui tentenna un po’ mi guarda e mi dice si è stata quell’altra volta che mia moglie mi ha buttato fuori di casa – e questi vivono in un letamaio e defecano (questo temine lo uso io) nell’ascensore e poi c’hanno pure il coraggio di lamentarsi di questo cibo, e sono stato anche in marocco si però quando stavo con la prima moglie cioè quella volta che mi ha buttato fuori di casa e per dirla tutta laki è stato anche in somalia e in liberia, chè oltre a due mogli ha avuto anche una compagna, che evidentemente non ha voluto essere da meno delle mogli e lo ha buttato fuori di casa pure lei torno in stazione dopo venti minuti a cercare una branda asportata furtivamente nella notte dalle tende dove dormono i barboncini e porca miseria i due sono ancora lì che speculano e si agitano. il giorno schiarisce, la stazione prende vita, camminano veloci i pendolari, slim ha ormai un’espressione rassegnata, laki gli urla no tu devi studiare teologia tu non hai capito niente ascolta me tu devi studiare teologia, slim dice chi, io devo studiare teologia? studia tu e laki dice neanche i preti ci credono in Dio io ho lavorato dai frati a teolo al monte rua e su all’abbazia di praglia e i frati mi chiedevano sempre di portargli i pornazzi, cosa credi, lo dice anche don angelo che dio non esiste, io sono amico di don angelo vado sempre a mangiare da lui. slim si infila le scarpe mentre si regge in equilibrio su di un solo piede, appoggiato alle spalle di laki, e da lontano sembrano buoni amici.
Esci con me, dice il re nero alla torre, ti porto al sicuro, ma la torre risponde - con gentilezza, senza dubbio - non so dovrei chiedere al violino di ciliegio se posso. Il cugino dell’attore, intanto, ascolta rapito la musica del già menzionato violino, ondeggiando lentamente il capo accompagna il suo ritmo lento e melodico, mentre dietro di lui gli occhi della donna dei fiori esprimono tutto l’affetto di lei per l’elegante uomo dello show vestito di nero - qualcuno tra il pubblico si chiedeva se fosse quello il destino, e anche che cosa fosse il destino, e ancora se destino fosse solo una parola, ma era senza dubbio una questione sciocca. Qualcun altro si commosse, e non riuscendo a trattenere la commozione preferì nasconderla uscendo in giardino - il vecchio e il ragazzo imbracciano le chitarre e suonano una canzone, e alla fine della canzone si sorridono come due vecchi amici, pur se amici non lo sono diventati ancora. Esci con me, dice di nuovo il re nero alla torre, ti porto al sicuro, e la torre questa volta dice si, ma il re nero non é più così contento ora di uscire con la torre. E poi c’è Yvonne, ha i capelli biondi e gli occhi tristi. Dice che vuole tornare a casa, a conoscere i suoi genitori... E io? le chiedo, e lei mi dice la vita è un’avventura.
Stava lì, sull’uscio dell’Elegguà, ho bevuto una birra e ci ho messo sopra il bicchiere vuoto, perché quella mi sembrava che fosse la sua funzione, di reggere i bicchieri vuoti delle persone che godevano del concerto di enea e piter dalla strada, giacché dentro al localino non ci si stava poi in molti. A me quello sembrava davvero un portabicchieri per i bicchieri vuoti, però quando ci ho messo sopra il mio bicchiere vuoto quello che a me sembrava un portabicchieri per bicchieri vuoti mi ha detto guarda che non sono il portabicchieri per il tuo bicchiere vuoto, e così, oltremodo sbalordito, ho ripreso il mio bicchiere vuoto e l’ho fatto passare di mano in mano tra le mani delle persone che stavano una sull’altra sull’uscio dell’Elegguà, finché il bicchiere vuoto è arrivato a essere poggiato sul tavolino appena dentro il locale a sinistra della porta, e il tavolino lui mica si è risentito della cosa, non mi ha mica detto guarda che io sono il capo dei tavolini oppure sono qui con una funzione solo estetica oppure non sono qui per reggere i bicchieri vuoti, no, il tavolino è stato zitto e si è lasciato poggiare sopra il bicchiere vuoto, ruolo per cui è stato comprato e messo lì, e alla fine di tutta questa speculazione alquanto idiota voglio solo dire che se una c’ha la faccia da portabicchieri vuoti non dovrebbe esimersi dal portare i bicchieri vuoti, e voglio anche fare un appello a tutte le persone che hanno la faccia da portabicchieri vuoti, reggete ‘sti bicchieri vuoti e non ne parliamo più. A proposito, seduta al tavolino appena a sinistra della porta d’entrata c’era la mamma di piter. La mamma di piter è una bella donna, e una donna elegante, senza dubbio. Lo volevo dire.
Non è bello no arrivare all’aeroporto aspettare bere un caffè fumare una sigaretta fare la fila passare al check-in aspettare fare la fila arrivare fin sotto il rilevatore di bombe e poi... e poi salutare il partente, e tornarsene indietro. Il settimo giorno si è riposato, e ci ha comandamentato di fare lo stesso. Ora, i camionisti, che sono tutti buoni osservanti, ma tutti tutti, italiani croati portoghesi ungheresi dico proprio tutti, la domenica si riposano, di più, siccome sono proprio bravi credenti, anche il sabato non lavorano, indossano la tuta sportiva le scarpe da ginnastica si mettono in giardino si lavano il loro bell’autoarticolato poi si vanno a confessare e si preparano alla domenica. Gli automobilisti però, per la maggior parte, credono di vederli sulla prima corsia dell’autostrada anche il sabato e la domenica, loro e i loro mezzi - certo - questi bei camion grandi, potenti, aggressivi, imponenti, e di conseguenza stanno per metà sulla corsia centrale e per l’altra metà sulla corsia di sorpasso, con la prima corsia vuota ma vuota vuota, mica per dire. A villafranca veronese o poco dopo ci ho visto tre camper in fila, poi a montebello una cinquecento una di quelle vecchie, se ne andava pian pianino saranno stati ottanta all’ora, alla guida - pure lei - una vecchietta tranquilla e serena che guardava dritto e non dava confidenza a nessuno, infine saremo stati a grisignano c’era un furgone uno di quelli con la d nera su quadrato verde loro per il tipo di merce che trasportano sono autorizzati a girare anche nel fine settimana e questo è tutto quanto c’era oggi nella prima corsia dell’autostrada mi-ve nel tratto tra vr est e pd ovest tra le undici e le undici e mezza. Un po’ quello di cui si lamentava il bubola una sera calda calda di qualche tempo fa, se non mi sbaglio, no? Nel frattempo ho finito di ingrossare il conto in banca delle suore di roma, il sabato gran finale sulla terrazza del bar del foro italico, la sera tra l’altro del concerto dei dublinesi quelli col nome di un aereo con lo stadio a duecento metri, le loro ultime note chiare chiare si confondono con le prime nostre poi quattro furgoni vetri scuri per non fare entrare il sole sono passati veloci davanti a noi che con ‘sta storia dell’open bar - gran genialata di pierpaolo esperto organizzatore di feste - si poteva bere senza limite, e siccome tutti noi, ho scoperto non solo i veneti, abbiamo fatto la guerra e anche la fame e chissà mai che non arrivi una carestia allora bisogna arraffare tutto quello che si può e allora bevi bevi aspetta almeno che finisco questo ancora lì sei dai bevi bevi e dai bevi e potete immaginare e poi il locale chiudeva ma noi ancora no e ce n’è giusto uno lì intorno che chiude tra due ore almeno e poi quando schiareggia si può non andare a fare un saluto al sorchettaro e da lui fare colazione? Stavo bene, io, dalle suore, ma pierpa mi ha obbligato a disdire la prenotazione e a dormire cioè a mettere i bagagli giù da lui, perché dalle suore il rientro è alle 22,30, orario che per me è fin troppo tardo, figurarsi, alla mia età, alle nove di sera ero già solito essere docciato e coricato sul mio giaciglio a godermi il ponentino che arrivava fresco su dalla pineta... Che ho fatto nelle ultime settimane? Ho fatto servizio navetta padova-aeroporti vari del nord italia, al soldo - si fa per dire - di un po’ di repubblicani moldavi di mia conoscenza di ritorno a chisenau e dintorni, e quando ero fortunato però il volo faceva scalo a timosoara, cosa che mi permetteva, mentre ero in fila, di studiare con attenzione decine di deretani rumeni, deretani degni di studio e di studio concentrato e attento - non c’è da dubitare - oserei dire perfino di studio matto e disperatissimo, ma più che altro disperatissimo.
“Cuosa significa questo caldo qui da vuoi, chie non c’è aria...” mi chiede Ljuba. Cuosa vuoi che significhi, cara Ljuba, qui funziona cuosì... posted by Umbe4:58 PM *** |
Avevo già pianificato tutto, la nostra vita insieme, i bambini... dovevo solo farglielo sapere. -ciao sono umberto senti puoi darmi il numero di cellulare di tua sorella? volevo farle gli auguri per il compleanno -si certo, ti do il numero di casa però. Se telefoni di sera, che non sia troppo tardi, ché mette a letto il bambino -.... -pronto? ci sei ancora? -... aaahh, così ha un bambino... bene! – dico, fingendo di essere contento -si, di otto mesi -aaahh...che bella notizia, davvero (non disperarti, umbe, magari l’infame è scappato via, l’usurpatore, oppure è passato a miglior vita, chissà) e dunque ha un bambino di otto mesi... -eh si! -che bello... un bambino... ed è sposata, ovviamente... (dimmi di no dimmi di no dimmi di no) -eh si, è sposata -ma che belle notizie mi dai, benedetta, sono contento, davvero. Ok, grazie di tutto, cioè, il numero non mi serve più, insomma, voglio dire, quando la vedi falle gli auguri da parte mia, ecco, io non credo che.. vabbè, ciao benedetta
La sede del consolato marocchino a bologna è un’autofficina dismessa in zona industriale, un bel prefabbricato quadrato e una bandiera arrotolata su sé stessa che non sventola... Ai due lati della strada, dall’uscita della tangenziale al consolato – cosa che mi è servita per orientarmi e trovare la sede – decine e decine di renault 19 e renault 21. Fuori ci sono trentaquattro gradi e un tasso di umidità al settanta per cento, dentro i gradi sono trentasette, l’ umidità scende – è vero - ma troviamo un tasso di flatulenze varie al quarantacinque per cento e, per il restante, un misto di cose difficilmente descrivibili. Devo dire però che tutti i funzionari sono stati oltremodo gentili, assolutamente disponibili e cortesi. E i quasi duecento figli del deserto hanno aspettato pazientemente e ordinatamente i loro turni, nessuno mi è passato davanti in fila, intendo dire. Nel lato corto del salone rettangolare puoi fare le foto tessera e le fotocopie, nel lato lungo a sx, l’ufficio vero e proprio, tre tavoli di legno allineati, quattro pc, due ventilatori, transenne in acciaio pesante a delimitare gli spazi riservati. Appesa al muro dietro i tavoli una bella foto grande del re, un po’ datata ma bella. I bagni, una struttura in cartongesso attaccata a uno dei lati corti, hanno le porte prive di maniglie, e credo che questa sia un’idea del poliziotto che prende le impronte digitali – tutte e dieci – così che, se per caso qualche impronta non si dovesse essere stampata bene sui documenti, lui può sempre recuperarla sulle porte dei bagni.
Ambasciata (e anche consolato, tutto insieme, per risparmiare spazio e soldi) moldava, Roma. Il Console svolge lavori di segreteria, prende i documenti e dà i documenti. Una zoccoletta entra e mi passa davanti nella fila. Scusi signorina, c'è una fila, le dico, non essendo lei caruccia, perchè altrimenti - mi conosco - avrei lasciato correre, e invece siccome non era caruccia non ho lasciato correre, lei si volta di scatto, faccia dura e aggressiva di chi ha subìto per una vita e ora si è stufata e vuole ribellarsi al sistema, e ovviamente aspettava me per cominciare, mi dice "che vuoi tu che sei venuto qui oggi, io sono qua da ieri" e si gira. Che cazzo di discorso sia, quale sia la logica per cui lei essendo già stata lì il giorno prima abbia dunque diritto di precedermi nella fila, e, beninteso, precedere me, mica gli altri suoi connazionali, questo, dicevo, lo sa solo lei, però trovandomi in territorio moldavo, ma soprattutto attorniato da una ventina di indigeni, di cui almeno otto appartenenti al genere maschile, facce quadrate su corpi quadrati, zoccoli ai piedi capelli corti in testa e lunghi sulla nuca perfetto stile "uomo dell'est", penso è meglio se sto zitto e lascio correre, eventualmente la mando aff più tardi, quando sono lontano, solo e ben chiuso nella mia stanza...
Entro nell'ufficio del console, e gli regalo una delle poche parole che so di rumeno, multumesc, e lui apprezza. Intimamente, però, perchè non lo ha dato a vedere, non ha cambiato minimamente espressione, nella sua faccia non si è spostato neanche un baffo, niente.
Avete mai giocato a monopoli, il gioco della propaganda capitalista per eccellenza, con gente dell’est europeo? A parte il fatto che è impossibile, visto che codeste persone non contemplano il concetto di proprietà privata, ma poi vengono fuori, seppure in scala, tutti i danni che ha fatto un lungo periodo di tirannia comunista in questo senso. E comunque, ho perso ugualmente. Pensate, ma non faccio fatica a crederci, che il monopoli moldavo ha alcune regole assolutamente diverse dalle nostre. Figurati. O almeno così me l’hanno detta, và poi a sapere. Allora, per cominciare, i terreni li compri solo quando, e se, la banca te lo concede, mica quando ci passi sopra. Dipende dalla simpatia che il bancario, o il banchiere, non so chi sia nel caso del monopoli, ha per te. In secondo luogo, secondo loro io non posso comprare dalla banca un terreno ad esempio di colore giallo, nel caso ci passi sopra, se un altro giocatore ne possiede già uno dello stesso colore. Gli spiego come funziona, e i vantaggi delle regole che ha il gioco che conosco io, convengono, e si adeguano. Se poi proponi di comprare a un altro giocatore un terreno che, mettiamo il caso, vale quattrocento euri, prima ti spara, con gli occhi luccicanti alla sola idea di tutta quella pecunia in arrivo, duemila euri, poi tu gli dici no te ne do non più di duecento, e lui più contento che mai ti dice si si (e vi ripeto che ho perso lo stesso...). Ogni tanto il funzionario della banca, siccome si annoia, prende il mazzetto delle banconote da cinquecento, mica bruscolini, che non so cosa siano ma si dice così, e regala a tutti i giocatori due o tremila euri. Igor non compra né case né alberghi, solo qualche terreno. A un certo punto noi siamo senza soldi ma con terreni case e alberghi, e aspettiamo gli sfortunati giocatori che ci capiteranno sopra, lui invece è strapieno di soldi, dal momento che non ha speso niente, ed è contentissimo così, non sa che da lì a poco sarà alla fame. Non investe nel mattone, questo è il suo sbaglio. E il mattone, si sa, tira sempre. Infine, quando tu sei senza soldi e passi su un terreno su cui uno ha messo case alberghi ristoranti villaggi piscine campi da golf chiese e musei insomma gli dovresti lasciare giù tre o quattromila euri, quello mica si frega le mani e ti dice dammi tutti i tuoi terreni visto che non hai più soldi e vattene fuori dalle palline, no, ti dice non preoccuparti me li darai quando ce li hai anzi tieni, e ti allunga una banconota da cinquecento o anche due... non che sia in assoluto un gesto deprecabile, no certamente, non dico questo, solo non è lo spirito del gioco, ecco, solo questo volevo dire. E invece, sapete chi ha ben radicato, ma proprio bene, il concetto di capitalismo proprietà privata e sfruttamento dei soggetti più deboli? Le suore della Misericordia di stanza a Roma! Così si chiamano, con un vago tono pure di presa per il culo, giacchè la misericordia di cui sopra è quella che hanno nei confronti solamente di esse stesse medesime seco. Quaranta euri per un materasso deforme sottile e scomodissimo, con sotto non il pisello quello famoso della principessa, ma sacchi e sacchi di piselli, e non piselli finissimi, che peraltro sono anche di qualità superiore, se li dovete mangiare, no, quelli grandi, per di più! Bagno in comune, che le suore mi avevano detto essere riservato a me, anche se in corridoio, e invece la prima volta che ci vado lo trovo occupato. Un pezzo di sapone e un asciugamani sono rimasti un desiderio. E stanza sporca umida e polverosa. E non ho finito. Ci aggiungiamo una suora, quella dell’accoglienza, rigidissima e scorbutica. Avevo detto al telefono alla nostra Adolfa Benita che sarei arrivato sulle sette-sette e mezzo, arrivo alle otto e mezzo, affannato e accaldato, e dico così perchè mi voglio un po' di bene ma in realtà facevo schifo per quanto ero sudato, la misericordiosa apre il cancello dico salve sono umberto quella neanche saluta mi dice secca “siamo in ritardo di un’ora, eh?” m’è toccato abbassare gli occhi e salire in camera in silenzio, vergognandomi come un delinquente. Meglio, molto meglio, assolutamente meglio, le Benedettine del giorno dopo, senza dubbio.
Stesso scomparto. Tre neri e tre bianchi, seduti, casualmente - sia detto – opposti per colore. Voglio dire, avremmo potuto metter su una partita di scacchi, avessimo avuto spazio per muoverci, e invece non ce n’era. Tra le fila dei bianchi, due simpatici napoletani, in viaggio da Trieste verso casa. Il terzo bianco, non è superfluo dirlo, per chi non ha mai visto il colore della mia faccia, sono io. Tra i neri, un giocatore di calcio inglese, seconda divisione, in compagnia del suo manager, gira alla ricerca di società calcistiche interessate a prenderlo. Il napoletano alla mia dx, gentile, dopo un po’ di conoscenza, allunga una mano al giocatore di calcio e gli offre una brioche: “U uò? U uò?” faccio fatica a capirlo io, figurarsi l’amico inglese, il quale apre gli occhi, lo guarda, con la faccia interrogativa, e richiude gli occhi. Il napoletano alla mia sx, conscio del fatto che il nostro ometto di colore non capisce una parola di quello che il ragazzo alla mia dx gli ha detto, cerca di mediare linguisticamente, e perciò gli ripete l’offerta cercando di parlare lentamente: “U uoi? U uoi?” dice scandendo chiaramente le parole. il campioncino apre gli occhi, lo guarda, faccia interrogativa, richiude gli occhi.
Evidentemente, non u uò, penso io.
-puzzola, mi ospiti un paio di giorni a casa tua? -che? due giorni? no guarda, volentieri, se vuoi venirmi a trovare, però no, due giorni, chi ti regge? -ma poi esco, mica sto sempre in casa... -ah beh, se poi esci, allora si, ti do le chiavi, stai un po’, poi esci, poi rientri un pochino, poi te ne riesci, allora si, così si può fare, però no, due giorni no, sono troppi... -vabbè, ho capito, lascia perdere
Nello scomparto, solo io e un rumeno. Ottimo, posso allungare le gambe e dormire. Il viaggiatore dell’est ha vissuto per anni in spagna e parla un miscuglio di lingue, ma si fa capire. Comincia a dirmi che cosa fa, dove è stato, dove va, che cosa ha fatto, dove scende, e mi da tante tante altre informazioni interessanti, io però vorrei solo dormire, lo ascolto un quarto d'ora, poi però mi si cominciano a chiudere gli occhi -scusa, amico, non è che non mi interessi la tua vita, per carità, però credimi ho assolutamente bisogno di dormire -ok, come vuoi, no hay problema. Passano otto o nove secondi, non di più -vuoi una banana? mi chiede gentilmente, aprendo la sua sacca da viaggio -no, grazie, sono a posto, rispondo con un bel sorrisone -vuoi una mela? mi chiede gentilmente -no, grazie, rispondo, pure gentilmente -vuoi del succo? mi chiede, gentilmente -no grazie, rispondo, non molto gentilmente -vuoi vino? mi chiede, sempre gentilmente -no, dico cercando di non essere scortese -birra? mi chiede gentilmente -no! cominciando ad alterarmi -coca cola? mi chiede gentilmente -no! comincio a ringhiare, alquanto seccato -licor? mi chiede gentilmente -no no e no! gli urlo, prendendolo per il colletto. No! ma sai che cosa vorrei? -cosa? mi chiede gentilmente, vediamo se ce l’ho.. -vorrei dormire! ok? dormire. Ho as-so-lu-ta-men-te bisogno di dormire, vedi di capirlo! gli vomito in faccia rabbiosamente, cercando di ricordarmi come funzionano le sillabe e dove va messo il trattino. -va bene, va bene, dice sommesso il mio compagno di viaggio, no hay problema, va bene
Sant’Elena e san Matteo, orate per me. Sant’Antonio da Carmignano (di Brenta), oro per te, ma anche tu per favore ora per me.
C’è chi va per chiese, chi per musei, chi per rimasugli archeologici, c’è chi c’è andato in questi giorni per salutare il Papa vecchio e chi il Papa nuovo. Ci sono andato anch’io per altri motivi, e già ch’ero lì mi sono disegnato una mappa tutta mia dei luoghi da vedere, e ho fatto gli appostamenti davanti a tutti i palazzi che mi interessavano con in mano uno straccetto e un lucido da calzature, pronto a inginocchiarmi e a lustrare le scarpe del primo personaggio che avrei visto avere le scarpe sporche. Non c’è bisogno di dire, ma lo dico, che avevano tutti le scarpe pulite. Vabbè. A proposito di Papa e di conclave, avete notato che magnifico tiraggio c’ha quella canna fumaria? E non usciva un filo di fuliggine, eh? Non se ne lamenterebbe neppure il prof di enea, portavoce di sua moglie e dei diritti delle sue candide lenzuola. Chissà che cosa bruciano per avere un fumo così pulito. Lo dico perchè io bruciavo faggio, sembra che il carpine e il ciliegio siano troppo duri, è vero che loro non ci devono cuocere le pizze, ma sicuramente tutti quei potenziali papi sanno bene cosa bruciare qual’è il legno migliore e si intendono di sicuro anche di canne fumarie. E probabilmente si servono di ottimi spazzacamini. Anche se, non vorrei essere polemico, però a me quella canna fumaria non sembra a norma, non è di acciaio e non ha un diametro di 22 cm. Sarà questione, credo, di deroghe, o forse è un prodotto d.o.p. e non è soggetta a tali norme, o forse in quello stato le norme sono diverse. Non lo so. Passeggiavo, dunque per l’Urbe, mentre parlavo al telefono con un nativo. -ma che strana la tua città, Cri, c’è gente che cammina con dei cartelli in mano... boh! Comunque, ti stavo dicendo... ah no, guarda, ma dai, stanno girando un film, ecco cosa sono quei cartelli, sono i pannelli per la luce... cosa? Ah si, scusi. Scusa cri, c’è una donna che mi sta dicendo di tacere, stanno girando una scena... -no, non di tacere – mi dice la tipa – di girarti.
...sigh sigh... cri, ma tu, ma porca miseria, ma dici che se anche si vedeva per sbaglio la mia faccia in lontananza, dici che gli rovinavo il film?
........
15,25 pm.
tocca riprendere in mano carta penna e calamaio e correggere il parto di stamattina, corpo di mille balene, con tutto quello che ho da fare. il fatto è che un cardinale ha rivelato in confidenza a qualcuno che poi l'ha rivelato a sua volta in confidenza a 74.376 giornalisti che poi l'hanno rivelato ai rispettivi mezzi di informazione (sempre in confidenza perchè non si deve sapere assolutamente niente di quello che succede all'interno del conclave) che la canna fumaria in realtà non ha funzionato così bene come sembrava dal tiraggio - e allora funzionava meglio la mia - e che un paio di tentativi fatti per la fumata finale sono andati male, così che a un certo punto la cappella sistina si è riempita di fumo, per la gioia di quei cardinali che avrebbero voluto un papa del sud del mondo e che hanno intravisto per un attimo l'immagine di un papa nero. di fuliggine, certo, ma sempre nero. o tuttalpiù marroncino...
amici! penne e palline anti-stress hanno sortito il loro effetto, hanno raggiunto il loro obiettivo. leviamo inni di gioia! leviamo anche i calici, però. posted by Umbe6:24 PM *** |
Thursday, March 31, 2005
bassa padovana, ore 16,04 -scusi, via rondello, per favore? -guarda, segui dritto per la provinciale, alla prima giri a destra, superi l'amplesso e poi -supero l'amplesso? -si si, superi l'amplesso e poi la trovi alla tua sinistra -ok, allora supero l'amplesso (guardi che lo supero, eh?) posted by Umbe9:19 PM *** |
Monday, March 14, 2005
mi sento un po' come il travis bickle di taxi driver, solo che non c'ho il taxi giro per la bassa bassissima padovana con una smart di cilindrata inferiore a quella di uno scooter uno due non lo faccio per amore tre mi prendo una montagna di parole insulti offese. a buon rendere.
1) mi sta sulle balle che non esista il participio passato di esimere!!!
l'altro giorno mi serviva, e non mi veniva, mi serviva e non mi veniva, e per forza non mi veniva, non esiste. però non si fa così, lasciarmi lì come un cretino, a cercare la forma giusta, guardando per aria, con la faccia da ebete, a cercare quello che non si può cercare...
2) sms di oggi quattordici febbraio di una innamorata al suo bello:
Sono nato in un piccolo paesino di campagna, dove ho trascorso la parte più bella della mia esistenza, e ci sono rimasto anche negli anni successivi, e cioè quando ho cominciato a frequentare l’asilo.
Questo per dirvi che conosco il modo subdolo ma non per questo meno evidente e goffo delle persone di intavolare un discorso generico e poi fare con finta e per niente disinvolta indifferenza domande personali su questioni di cui in realtà si sono già occupate, e di cui hanno già la risposta, avendo precedentemente sprecato il loro evidentemente non prezioso tempo in faccende a loro estranee. Ho constatato poi che in realtà il comportamento si ritrova pure nella popolazione urbana, seppure in percentuale minore. I motivi sono diversi, e la cosa non mi riguarda. Quello che mi riguarda è il modo in cui io reagisco a questa scenetta. Mi piace di più - molto di più – (assolutamente di più) la spontanea, tra conoscenti o anche amici, con un’accezione qui non del tutto appropriata del termine amici, e diretta interlocuzione. Non c’è niente di male a far questo, ma fingere e girarci intorno, far finta di arrivare a sapere qualcosa da qualcuno per poter metterci bocca, o per questa inconcludente voglia di giudicare, senza però volersi rivelare per comari pettegole, chè è solo di questo che stiamo parlando, anzi, che sto parlando, uff che palle, che comportamento odioso…
Trentanove anni fa mi sono trovato in casa di una di queste persone, pensando di essere stato invitato a cena da un amico, e invece ero stato invitato a un interrogatorio, e alla terza domanda consecutiva, quando invece di un piatto in tavola mi sono trovato una lampada puntata addosso, mi sono dispiaciuto col mio amico di non aver portato con me il libretto con i miei appunti personali, avrebbe potuto essermi di aiuto ed evitarmi il rischio di dimenticarmi di qualche fatto importante che riguardava me o qualcuno della mia famiglia di cui lui doveva assolutamente essere al corrente. Un paio di sorrisi poco sorrisi, il mio e il suo, alquanto diversi e per la forma e per i sentimenti che li avevano espressi.
Il mio babbo natale quest’anno doveva avere una maglia a strisce e doveva arrivare già prima del venticinque di dicembre, un paio di raccomandate con ricevuta di ritorno ma nessuna risposta. Sprecherò i soldi di un’altra raccomandata per esprimergli i miei mutati sentimenti verso la sua generosissima e onorevolissima persona.
Trentanove anni fa stavo uscendo da casa di un amico, che mi aveva invitato per cena, e salutandomi mi raccomandava di non sparire di farmi sentire di chiamarlo ogni tanto. “vedi – gli ho detto – è che a casa mia io ci sto tanto bene, ci sto proprio bene, e quando esco e incontro persone, beh, mi confermo nell’idea che a casa mia ci sto davvero bene…”
-cos'è 'sta lagna? - chiede mia madre, riferendosi alla melodia dei clannad, nel lettore cd da neanche quindici secondi, mentre in auto torniamo da qualche posto - non puoi rimettere la musica allegra di prima? dice riferendosi alle barbe dei dubliners, e allora, donna - dico io - ho la musica giusta per te senti questa, e ci schiaffo su il vecchio Cash, e in omaggio natalizio comincio anche a raccontarle la tenera storia d'amore tra lui e la Carter, terminata su questa valle di lacrime con un finale degno della storia, e lei apprezza.
la musica, perchè la storia non ha voluta sentirla.
però la musica si, le è piaciuta.
La danzatrice dell’est appena arrivata, evidentemente, a occupare l’appartamento adiacente al mio, che già fu abitato da una collega e poi da un’altra e poi da un’altra, deve avere una concezione non del tutto appropriata delle porte blindate e della funzione specifica delle chiavi o forse anche del concetto stesso di proprietà.
Mi suona il campanello, mi dice, in un italiano molto ma molto ancora lontano dall’essere parlato, che si è chiusa fuori e che le chiavi sono rimaste in casa, e mi chiede se per favore posso aprirle la porta con le mie chiavi.
-Guardi, mi spiace, non funziona proprio così. non ha altre copie?
-io no, dice, il mio padrone, ma non possiamo almeno provare, per favore?
-guardi, signorina ciccia, si fidi, non è proprio possibile, l’unica cosa da fare è chiamare il suo padrone di casa
-ma neanche tentare?
-ma le pare, mi creda, che discorso è, no, si fidi. Invece, vuole entrare da me e chiamare il suo padrone, vuole aspettarlo qui? dico fregandomi le mani, dal momento che casa mia non vede una ciccia da settimane, e questa è mica male
-ma no, guardi come sono messa! dice, indicando una tutina-pigiamino molto invitante, che - detto tra di noi – era proprio il motivo per cui l’avevo invitata a entrare, e poi il telefono ce l’ho in tasca, dice, e giustamente, penso io, uno che si chiude fuori casa ha l’accortezza almeno di prendere il telefonino, prima, che discorsi.
-vabbè, signorina ciccia, lo chiami, e poi se ha bisogno di qualcosa comunque io sono qui, suoni pure, per qualsiasi cosa
La mia faccia allupata deve averla messa sul chivalà, indovinate un po’, mica si è ripresentata.
non mi mancherebbero gli argomenti per riscrivere il "de otio"...
per carità, cristian e davide sono bravi, niente da dire, lavorano molto bene e fanno un'ottima pizza, sicuro. e irene e daniela la portano ai clienti come nessun altro, certo. niente da dire nemmeno sull'ottimo caffè di eliana, ci mancherebbe, davvero il migliore della città. ma.... e meno male che qualcuno mi rende giustizia, le mie insalate, vogliamo parlarne, le mie linguine al limone, l'avete mai assaggiate?
-mi piacerebbe fare il lavoro che fa topolino
-il lavoro che fa topolino?
-si, il lavoro che fa topolino
-e che lavoro fa topolino?
-chiedi che lavoro fa topolino? non sai che lavoro fa topolino?
-ah, si, beh, topolino fa il... ehmm... fa... uhmm... fa il... ehm...
-ecco, appunto
“Grazie per essere venuto fin qui da Padova”
Siamo andati, io e la mia tutù, a farci un giro. Destinazione: una città di queste. Mi trovo un route planner in internet, inserisco luogo di partenza e di arrivo. Il programma mi fa scegliere il tipo di strada che preferisco ed eventuali passaggi intermedi, dopodiché mi regala il chilometraggio tra i due punti, il costo dei pedaggi e mi calcola il tempo necessario per coprire la distanza. Nella legenda, dopo le indicazioni, dice testualmente: “il tempo indicato non include: soste, fermate o rallentamenti dovuti a particolari problemi (traffico, condizioni meteorologiche…)".
Ma, dico io, ma – e devo ripetermi (e parlo del ma) – ma che cacchio di route planner è mai questo? Lo so da me quanti km ci sono da qui a lì! Non ho bisogno che me lo dica tu quanto ci vuole, lo so anch’io quanto tempo ci metto a fare tot km! Se mi servo di un route planner, è proprio perché voglio che mi conteggi anche il tempo che ci impiega il benzinaio a farmi il pieno, che mi calcoli il tempo delle soste caffè-cicca all’autogrill, che mi dica se troverò pioggia o sole o neve, che mi avverta se troverò traffico, se ci saranno incidenti, cantieri di lavoro, se starò fermo un'ora alla barriera di mestre, per tutti i diavoli, se no, che me ne faccio di questo bel programmino, eh?
Ma dai…
“Grazie per essere venuto fin qui da Padova, le faremo sapere”
Mentre sergio vogava fluido e leggero timonato dal suo presidente, fast dava dimostrazione di come invece non si deve vogare alla veneta. La forcola è bassa, si giustifica, mentre dagli argini la folla dell’est lo ricopre di insulti sputi e pomodori maturi già l’anno scorso. Jena ridens arriva in bici con consorte. Noi, che abbiamo la panza, alla sagra del folpo ci arriviamo invece con la padovanella, barca a motore, chiaro, e scivoliamo affamati giù per il piovego, piovego che in tempi andati aveva un ruolo molto importante per i trasporti terra mare, collegando Padova e Venezia, e che oggi invece, oltre che agli "amissi del piovego" per raggiungere le sagre della riviera, ha la sua funzione nell’accogliere i cadaveri di drogati morti ammazzati, di drogati morti non ammazzati, ma a volte anche di morti ammazzati non drogati.
è d'uopo andare in farmacia e comprare una pomatina per i miei dolori di vecchio, giacchè ho finito la cremina di cebo de coyote, aceite de vibora e veneno de abeja, arrivata dal messico, di cui mi aveva fatto dono, a porto, la zia, naturale di jo e acquisita di enellaman. cremina che aveva portato a casa per sè, ma che, dopo che ebbe conosciuto un vecchio e i suoi dolori di vecchio, non se la sentì di tenere per sè. thè con la nonna e le amiche della nonna, che ci provano col nipote, si cena stanotte con i pastéis, ottima qualità, si fuma messico e si beve messico, e nessuno si tira indietro.
di lui non so niente, se non che è un ragazzo cortese, belle maniere, modi gentile, e che nei suoi 4 garages ha un parco mezzi invidiabile, macchina, biciclette di tutti i tipi, scooter vari dai 5occ in su, gommone, moto... ci passa i pomeriggi e le domeniche, a lucidare il tutto.
lo trovo in ascensore.
-ah, tu abiti al secondo? mi chiede, guardando dove poggia il mio dito indice
-si, e, ah, tu abiti al settimo! dico, guardanto il pulsantino illuminato
-si. qual'è il tuo appartamento, questo? mi chiede indicandolo, dal momento che è uscito sul pianerottolo al secondo per poter continuare la discussione. anzi, l'interrogatorio.
-si
-e quante stanze?
gli rispondo
-e quanti metri?
gli rispondo
-comprato?
-si
-mutuo?
-si
-stai ancora pagando?
-si
-quanti anni?
-se me lo chiedi fra dieci anni, ti risponderò che lo sto ancora pagando
-e quanto, di mutuo?
comincio a stufarmi, ma decido di essere gentile, ho mal di testa, non ho voglia di fare una delle mie faccette. gli rispondo
-ah - dice, sorridendo, con un mezzo ghigno di soddisfazione e di compiacimento - ne hai ancora da pagare....
si, grazie, non che non lo sapessi, ma comunque fatto bene a ricordarmelo, sia mai che domenica mi fosse venuta voglia di una pizza, idea insana...
il dottorando ci aveva pure inviato una mail, ieri sera alle dieci e mezzo, non che la cosa potesse essere di qualche aiuto ma insomma, tanto per sapere che cosa ci aspettava stamattina. io a quell'ora dormivo e la mail l'ho letta solo oggi, nel pomeriggio, e dunque quando l'ho letta sapevo già. sapevo già che la prova era un test per testare la lingua inglese, e niente altro. per chi la sa. test di comprensione, e composizione. e poi un piccolo colloquio. in inglese. per chi lo sa parlare. la addetta a provare la mia conoscenza della lingua mi fa una domanda, per fortuna la capisco, è pure semplice, rispondo con un monosillabo. penso che meno parlo e meno errori faccio. ottima tattica, così per riempire i cinque minuti lei ha tutto il tempo per sparare domande a raffica. me ne rendo subito conto e decido di cambiare strategia:
-le dispiace se continuiamo in italiano?
-si, mi dispiace, non è il caso, continuiamo in inglese
ok, dico, e invece continuo a parlare in italiano.
lei ride e mi dice ok, può andare
chissà come l'ha presa...
colloquio vero e proprio nel pomeriggio, dice il dottorando, ma non preoccupatevi, è in italiano.
-scusate, ragazzi, vi devo dare una notizia poco simpatica, il colloquio è in inglese.
qualcuno dice ok amici io corro a prendere il treno qualcuno bestemmia qualcuno sbuffa. siamo tutti contenti. tre i prof in commissione.
-facciamo la lista d'appello, prima chi viene da fuori, poi chi ha problemi di tempo, poi chi ha problemi di lavoro, poi quelli bravi, poi i belli, poi gli alti, quindi i magri, infine gli altri.
alla categoria degli altri, rimaniamo in due, ordine alfabetico e io risulto l'ultimo.
-are you the last one? chiede il primo da sx della commissione, sapendo benissimo che sono l'ultimo, e ride, pensando forse all'ambiguità dell'affermazione
-bad position! dice il secondo, e ride, chissà perchè, mi alzo per afferrarlo per un orecchio ma deve dire la sua anche il terzo
-e lei è pure il numero diciassette! e ride, ci mancherebbe, ride pure lui....
ritorno a sedermi, porto lentamente la mano destra chiusa a coppa sopra i genitali e attendo rassegnato lo sviluppo del colloquio.
giornata tranquilla, al lavoro. nel senso del lavoro. inforno un pollo per il table corner e fumo una sigaretta, spadello una penne al salmone e mi faccio un caffe', racconto a Dominica che babbo natale e' passato in cucina ha poggiato i sacchi ha infornato le slices ha ripreso i sacchi e se n'e' andato, e fumo una sigaretta. al table 2 s'e' seduto il suonatore di chitarra che stamattina mi incantava in grafton street, un grandissimo ma davvero eccellente suonatore vecchio americano voce deliziosa che suona una chitarra particolare che si e' costruito da se' si scambiano due parole devo correre al lavoro sorry man metto una monetina pesantuccia sulla custodia e penso alla vita che deve fare, alla sua eta', chissa' dove dormira' stanotte, poverino... e invece si strafoga per diciannove euri e ne lascia quattro di mancia! all'hilton, dormira', il vecchiaccio, altro che ponti! ma poi penso. medito e rifletto. e ricordo quello che ha detto ai suoi detrattori un vecchio piu' grande di lui, che pero' quarant'anni fa non era ancora cosi' vecchio, e parlo dell'uomo del minnesota, che dove sta scritto che un artista per essere tale deve per forza essere un morto di fame? gia'. ha ragione. il vecchio canta e suona divinamente si guadagna la pagnotta e si spende i soldi dove meglio crede. chiedo venia, ho peccato di superbia. in senso lato, ma di superbia si tratta. mangia, vecchio mio, mangia e poi suona e canta e incantami. scolo le linguine e intanto il bettiat gira per la citta'. l'ho fatto venire su in veste di avvocato, perche' gia' comincio ad avere dei problemi, qui. sono qui da due mesi, passeggio per la citta' e gia' devo evitare di passare per certe vie e sperare di non incontrare certe persone. mi tirano in ballo in delicate trame che si impantanano in un viscido pastone dove si mescolano questioni di lavoro e affetti personali, ma io che c'entro, ma a me ma che mi importa ma lasciatemene fuori... mai detto che la signora va in giro a dire che sei una puttana. mai sentita dire questo, e mai detto a nessuno di averglielo sentito dire, perche' girano ste voci, ma perche'... e non chiedermi di riferire davanti a tuo moroso, il mio capo, che sua mamma dice questo di te, e non chiedermi tanto piu' di dirlo davanti a tutti e due. ma perche' io, ma siamo in tanti, qui... se dovessi parlare, ma non ho assolutamente niente da dire, o rovino una coppia, o una famiglia. il clima e' davvero teso. io scappo. chiamo mia madre. ho bisogno di sentire i miei affetti piu' cari, cerco comprensione, ascolto, amore... oltretutto non sento i miei da una settimana. - heila', ciao, mi passi la mamma? ..... - e' stanca, non c'ha voglia di venire al telefono, puoi richiamare domani? ...fanculo! alla facciaccia degli affetti familiari! aspetta, adesso, aspetta che ti chiami ancora, vedrai se non faccio passare un'altra settimana! ritorno alle mie lasagne, tre porzioni al table 1, una senza parmigiano. e anche una mixta salad, per favore. il cielo e' grigio. meno male. il sole mi sta sulle balle. i miei colleghi amici mi guardano con occhi di commiserazione e compatimento -sei nella merda, eh? -si, cazzo, si, signorefachefabiononpassidiquaoggi ptciu' ptciu' prometto che saro' tanto buono e che mi comportero' bene ptciu' ptciu' e che attraversero' sempre le strade sulle strisce pedonali e pure col verde, prometto! cri si e' incazzata. intercetta un mio messaggio a un suo familiare in cui chiedo qual'e' con esattezza il giorno del suo compleanno, so che e' in settembre ma... "scommetto che i compleanni dei culi da passeggio che lavorano con te quelli te li ricordi tutti!" in effetti... eh eh no dai non e' vero. ok, decido di cominciare dall'1 settembre a inviarle un messaggino di auguri tutti i giorni, prima o poi lo imbrocchero', dall'1 al 30. l'1 sett. mi risponde "non e' oggi, mi deludi, sparisci dalla mia vita, non farti piu' sentire". -ok pucci ti chiamo domani, ciao, bacio. il 2 sett. mi dice "non e' oggi mi deludi sparisci dalla mia vita non farti piu' sentire. e non chiamarmi, domani, per farmi gli auguri". lo interpreto come un voler farmi sapere che il giorno successivo e' il giorno quello giusto. il 3 sett. invio il solito messaggio. mi risponde, e qui non vi aspettereste questa risposta: "non e' oggi mi deludi sparisci dalla mia vita non farti piu' sentire" "ok, puccellona, passa una bella giornata, ti chiamo domani" il 4 sett. mi ricordo che il compleanno e' il 5, pero' penso che sia quel giorno li' il cinque, che invece e' ancora il quattro, e le mando il solito messaggio. mi risparmio di riportare la risposta, la potete leggere due righe sopra. il 5 vedo un calendario e scopro che il 5 e' quel giorno li' e non il giorno prima, che tanto per non perdersi nei ragionamenti, era il 4. invio il solito messaggio e finalmente la risposta e' stata diversa, e terminava addirittura con dei ringraziamenti. diosialodato. racconto la barzelletta del pedofilo a eliana, che non apprezza per niente e fa la faccia schifata. racconto la barzelletta del pedofilo a cristian, e in omaggio ci aggiungo quella di heidi e del nonno, e lui si che mi da soddisfazione. -una amatriciana e una bruschetta 4 al table 3 per favore -pronti, arrivo una coppia di padova provincia si siede in sala, lo chef e' di padova, gli fa sapere eliana, due piu' due fa quattro e rosso di sera bel tempo si spera e chi fa da se' fa per tre e dunque devo uscire, non posso esimermi, eccomi qui, si, molto piacere, chissenefrega, bravi, tanti saluti a casa. gogarty, 2:00 am -slainte, rachel! -cosa? -slainte! -cosa? -...slainte... -eh? -...cheers... -ah, adesso, ho capito. guarda che slainte non significa cheers in irish! -ma come, ma cosa mi dici, ma se... ma quando... ma no... -no! -ma prova a chiedere in giro, ma se me l'ha detto betta, lei le cose le sa, non puo' essersi sbagliata... consultazioni tra indigeni. -hai ragione tu. ma guarda un po' se mi devo fare insegnare l'irlandese, io, straciccia irish, da un italiano... -ah ecco, adesso si che va bene! e dunque questa e' tua sorella... -si, e quella e' mia madre (aaah, quella li' ubriaca spolpa, con la faccia da zoccola?) -aaah, quella li'? tua madre? brava, madre, brava, hai fatto un buon lavoro, qui, con la prole, tu e tuo marito, si intende...vabbe', ho capito. amico, possiamo anche andare. e' stato un piacere salutami il cane e anche il tuo mandrillo, ciao. messaggio contemporaneamente con cri e mia sorella. al secondo o terzo messaggio alternato sbaglio e inverto le destinazioni, le conversazioni si frappongono. una mi chiede "ma sei ubriaco fracico, gia' a quest'ora?" l'altra scrive "non e' carino far venire gli amici e poi farli dormire in aeroporto.... " eh gia'! il bettiat mi aveva anche chiesto se poteva fermarsi da me, e io gli ho detto no guarda da me no pero' puoi dormire all'aeroporto non e' male le panche sono comode ed e' anche economico solo non ti danno la colazione, ecco. e' ripartito oggi, l'amico. speriamo bene. l'ho accompagnato al check-in, l'ho incanalato nell'area giusta, gli ho indicato da lontano, non potendo entrare all'imbarco, il gate A. mica per niente. mica perche' all'aeroporto ci sono stato ventisette volte in venti giorni, ritiro e consegna auto a nolo ritiro e consegna cri ritiro e consegna bettiat oltre al ritiro della mia persona, quando sono arrivato. mi sono aspettato alle transenne col cartello in mano e mi sono accompagnato in citta', pero' ora non stiamo parlando di questo. il fatto e' che all'andata il nostro ha pensato bene di andare all'aeroporto di verona, dice li' c'e' un aeroporto perche' non dovevo pensare che il mio volo partisse da li', giusto, dico io. e intanto, mentre lui polleggiava a verona, a brescia un bell'aeroplanino bianco e blu si alzava leggiadro nella notte con un sedile vuoto e un cartello "missing". ora puo' lamentarsi del fatto che le panche dell'aeroporto di brescia non sono per niente comode, a dormirci la notte. eliana gli consiglia quelle di bruxelles, li' si dorme veramente bene. "magari la prossima, dice il bettiat, certo, perche' no, non manchero, grazie". e mentre a brescia albeggia e nasce un nuovo giorno e gli uccellini giocosamente svolazzano, a londra un bell'aeroplanino bianco e blu si impenna e si innuvola, con un sedile vuoto e un cartello "missing". a londra il ragazzo si perde nei meandri del grande mostro, si s'imbuca nell'area (sbagliata) Senza Ritorno, si mette a piagnucolare, deve arrivare la sicurezza per poterlo fare uscire e in furgone lo accompagna li' dove si puote cio' che si vuole, cioe', che si deve, insomma, il gate giusto. no, perche', si giustifica, giustamente, a me sembrava un 4, quello, e invece era un 41... arriva al gate, e dopo tutti questi casini pensa (e pensa di pensare bene e invece l'immediato futuro' dimostrera' che invece pensava proprio male) di meritarsi una sigaretta, e l'area fumatori si trova in fondo a un corridoio che non e' un corridoio, e' una provinciale, e il ghetto per questi inopportuni peccatori e' praticamente allocato in un'altra cittadina, e cosi' quando il signorino torna all'imbarco, non ci trova piu' nessuno, imbarco chiuso. riesce a trovare ancora qualche lacrima nella grande saccoccia della disperazione, esce una tipa si impietosisce e gli dice ok pero' muoviamoci. -carta d'imbarco? -.... ehmmm... ops... non la trovo piu'.... l'ha persa. dico, l'ha persa! buon vecchio bettiat... mentre rivoli di bava gli colano dagli angoli della bocca e gli rigano pietosamente il mento, arriva una hostess con la carta d'imbarco in mano, l'aveva trovata a terra e visto il numero del gate ma soprattutto il nome del nostro amico, e aveva capito tutto, perche' gia' lui era diventato la barzelletta del mese tra il personale vario di questa bella compagnia aerea che costa poco, e pero', detto tra di noi, vale anche meno. e il bettiat piange, ancora, ma questa volta di commozione. a dublino mi manda un messaggio, dice a sto punto non so dove sono, pero' il cielo e' grigio, potrei anche essere in irlanda... io sono qui, a farmi dare del cabron almeno otto volte al giorno da irene, "mira, que cabron" mi dice... ho trovato peter oggi, per strada, il mio locatore. vi racconto piu' o meno come si e' svolto il dialogo tra lui e me, che gia' capisco poco l'inglese, non vi dico l'accento irish, e peggio ancora, l'inglese con l'accento irish del vecchio borbottone farfugliante peter. ho capito quattro o cinque parole, nel discorso: friend, wash dish, night, clean kitchen. dunque, inizia a dire: -your friend (riporto solo le parole che ho intuito) friends night -si, c'e' stato un amico (cazzo mi ha sgamato ora vorra' dei soldi in piu') ma solo per qualche notte... e comunque era uno, one -no, more friends -no, scusa cazzo, no, ti dico, era uno -no, no, more e mi sembra di capire old -30! gli dico, esultante -no, more -no, davvero, trenta anni, peter. -no, no, friend clean kitchen -ah, si, devo pulire la cucina (ma a te chettefrega saranno affaracci miei se e' sporco...) -no, no, your friend -ah, si, doveva pulire lui la cucina -no no, wash dish night -ah, adesso ti ho capito, peter, cazzo, spiaccicale bene le parole, si, ha lavato i piatti di notte e ha fatto casino e allora si sono lamentati, di sotto (ma quando ha lavato i piatti? boh, forse stavo dormendo...) -no, no, your friend -ah, la doveva pulire lui -no, no... -senti, peter, qui non ne usciamo piu', hai la bocca impastata, ne riparliamo, ok? qui comincia ad avere un'espressione un po' particolare, che butta sul rassegnato ma anche frustrato. e ricomincia -when you clean.. -ok, ok, poi pulisco tutto -no, no, night wash dish -insomma, li devo lavare sti piatti si o no? li lavo stanotte? dopo dieci minuti, giuro, dieci minuti, ho capito: tutto quello che voleva dirmi era che un suo amico aveva bisogno di due ragazzi per farli lavorare in una cucina, come lavapiatti, se conoscevo qualcuno... -ok, dunque, riparti -si -beh se torni chiamami il numero ce l'hai -gia', come no. dici cosi' adesso, perche vuoi che ti pulisca casa come l'altra volta, eh, che ho dovuto comprare di seconda mano una di quelle tute bianche protettive e antinfettive che usavano tempo fa all'aeroporto di hong kong per fare i controlli della sars, per avere il coraggio di entrarci, in quella casa.... che sulla porta di legno sono incise scritte arabe che chissa' cosa vogliono dire, che il mio vicino e' un medio-orientale che se tutto va bene commercia in plutonio di contrabbando e C4, e nella migliore delle ipotesi mi disturba sempre con lo sciacquone del cesso gia' che va al bagno ogni venti-venticinque minuti, chissa' che problemi deve avere, poveretto.... vabbe'. visto che sono qui, al call center, chiamo casa. si, lo so, mi ero ripromesso con me meco medesimo di non e invece chiamo lo stesso, figurati, ci mancherebbe, alla fine come faccio, lo so... vediamo se stasera mia mamma se la sente, di venire al telefono, se non le e' di troppo disturbo...
il listino presenta la doppia dicitura, inglese e irish, cosi chiedo il mio bicchiere in irish. betta mi spiega che non c'e' bisogno di articolo e nemmeno di preposizioni, l'irish declina, ma non in questo caso, giacche' la parola non e' irish. dunque, "pionta guinness" chiedo col sorriso ebete del bambino ebete. "vale" mi risponde la cameriera. "vabbe" dico io. sara' per un'altra volta. oggi prevengo, e chiedo, allo stesso pub, ma a una cameriera diversa "sei irish o spagnola?" "spagnola". vabbe'! "una cerveza, por favor" che te lo dico a fare.... lezioni di inglese al lavoro, datemi da chi si picca di parlarlo bene: "vedi, umberto, l'inglese e' strano, e' pieno di giochi di parole, non e' come l'italiano..." gia' il discorso non mi torna, ma taccio, e annuisco, faccia sorpresa "aaahhh...!" (presente drugo, o drughetto, o drugantibus, quando walter gli parla dell'arrivo in citta', anni prima, di jesus? stessa intonazione, in quell' "aaahhh...!) per esempio - continua - per dire "comunque" in inglese si dice "bai de uei" (gia', penso io, questo lo so, by the way, certo) azzo vuol dire, direbbe l'italiano, "compra la via", non ha senso, e infatti io, che sono italiano, mi chiedo "azzo vuol dire..." aaaahhhh!!!! chiacchiere e distintivo. chiacchiere e distintivo, sei solo chiacchiere e distintivo. .....ptc.... mavaffanculo! (presente il succitato drughino, al magnate del tappeto? proprio cosi')
il sempre ottimo johnny cash esce dalle cuffiette che collegano tramite cavo le mie orecchie al lettore atrac plus. niente di meno. nel negozio c'era praticamente una intera scaffalatura con l'opera omnia del vecchio: sara' mica nato qui anche lui? no perche' sembra che siano nati tutti qui. e a proposito, ieri il vecchio alla chitarra ottima voce tecnica eccellente e musica divina ha cantato the girl from the north c. e pure con l'armonica e alla fine ha detto che la canzone era di cash il cui nome e' sempre johnny e io a quel punto mi sono alzato per andarmene e il flauto gli ha detto anzi il flautinaro gli ha detto guarda amico ti sbagli e' del profeta e allora lo strimpellatore si e' scusato dicendo che l'aveva cantata anche l'amico johnny ma che si in effetti era di dylan e allora ho pensato che a quel punto potevo anche sedermi di nuovo anzi che dico sedermi stavo in piedi comunque intendevo dire fermarmi ancora un goccio cioe' no scusate volevo direun poco. dunque, 4 giorni out, per l'incredulita' dei miei colleghi. congiuntura favorevole degli eventi, dovuta al ritorno di draculessa dalla transilvania e al mio passaggio in pizzeria con ancora presente il pizzaiolo che ora sostituisco il tutto coincidente neanche farlo apposta con la permanenza in irishland della contessa del buon albergo. aeroporto-tutu' a nolo-via verso nord. se volete prendere una cartina potete seguirmi nel mio viaggetto. che fate! drogati! non ho detto di rollarvi uno stroppone e fare quello di viaggio, malati che non siete altro. orbene, la simpatica e sorridente nuova micra color grigio-fragola prende la N1 in direzione Belfast, supera Drogheda gia' vista e annusata e questa volta evitata per non sentire quell'orrenda puzza di pesce imputridito che la caratterizza fermatina a Dundalk per una irish breakfast neanche cento km e un'ora di viaggio e gia' mi trovo una multa sul parabrezza ancora cinque minuti e arriva il boia a inganasciarmela vedo il vigilastro lo rincorro lo raggiungo mi prostro mi inginocchio mi flagello un po' mi metto a piangere lui si impietosisce torna con me alla tutu' si riprende il biglietto e dice ok ok non preoccuparti e' tutto a posto ringrazio e scappiamo via verso l'irishland del nord. nessun confine nessun posto di blocco la gente potrebbe anche tirare bombe a destra e a manca e infatti le tira e una arriva proprio sul cofano della micra riesco a scartare la bomba scivola via e quando scoppia la vedo da lontano sullo specchietto retrovisore ma tanto siamo gia' a Newry, passiamo per Banbridge poi Lisburn appena sotto Belfast la aggiriamo anche se avrei tanto voluto pellegrinare fino ai luoghi natali di van the man nienta da fare non c'e' tempo si devia verso Antrim indi poscia verso Ballymena dove il mio navigatore mi fa menare se mi permettete il gioco di parole le balle facendomi si imboccare la A42 ma nella direzione opposta a quella voluta poi finalmente prendiamo la costa a est sopra Belfast e non la molliamo piu'. la fame ci attanaglia ma siccome non siamo in strada battaglia non c'e' badole e non c'e' anzi proprio una sega e comunque anche se ci fosse non abbiamo sterline ci siamo dimenticati entrambi di comprarle da carroll che li' si trova tutto e dove siamo non ci sono banche e non ci sono bancomat. sfacchinata a piedi per raggiungere la giants causeway che di gigante c'hanno solo il nome arrivi e ti ritrovi davanti a quattro sassetti belli per carita' ma sempre di sassolini si tratta. imprecazioni al finto gigante che la leggenda vuole abbia fatto una passerella per raggiungere una ciccia in scozia e riprendiamo la strada. sfioriamo Coleraine e Derry e' sera abbiamo fame e dobbiamo trovare un B&B e percio' dobbiamo uscire dal regno della sterlina e pensiamo di ritornarci l'indomani. qui troviamo al confine inesistente dei militi veri schioppo in mano fermano qualche auto ma solo in entrata e percio' la cosa non ci riguarda. cominciamo a risalire la penisola di Inishowen il punto piu' a nord dell'irishland e sicuramente il posto piu' bello del nostro piccolo viaggetto B&B a Moville piccolo villaggio di pescatori poggiamo le valigie beh insomma valigie gli zaini ecco usciamo fish&chips e pinta ovviamente al pub dei nonni il piu' smarso e pero' sicuramente il piu' bello perche' il piu' autentico col vecchio che cerca di tirarmi su una torta e la vecchia sua moglie che gli dice di stare un po' zitto e lui invece continua "italy? ah italy turin turin" si bravo dico io sei un fenomeno sai la geografia. ci si sveglia rilassati e riposati due chiacchiere con la nostra ospite del B&B: -andate a Derry? -si -noooo! -nooo? -nooo! c'e' una manifestazione non e' detto ma potrebbero esserci troubles evitate fidatevi evitate -che troubles scusi? -no guarda p con troubles loro chiamano i disordini lascia perdere andiamo via -si ma oggi e' sabato e io non ho mai sentito parlare di un bloody saturday solo di una bloody sunday -no no, lasciate perdere ok. lasciamo perdere. pero' mi spiace. si riprende dunque verso la punta piu' settentrionale di tutta la faccenda qui di cui si parla punta dove qualsiasi cosa reca il cartello "piu' a nord dell'irlanda" e dunque cartelli e insegne con la pubblicita del B&B piu 'a nord dell'irlanda del negozio piu' a nord dell'irlanda della capra piu' a nord dell'irlanda del benzinaio piu' a nord dell'irlanda. l'unico che ci interessa e' il farren's pub the ireland's most northerly pub in mezzo a 4 ma 4 per davvero case clima stupendo barman cordiale che mi spilla una pinta con la schiuma su cui ha tracciato muovendo il bicchiere un perfetto trifoglio. un artista. camminata fino a Malin Head la punta estrema dove faccio la pipi' piu' a nord dell'irlanda e tiro a cri la scarpata sugli stinchi piu 'a nord dell'irlanda lei non vuole essere da meno e caccia il terrificante urlo di dolore piu 'a nord dell'irlanda. contenti, scendiamo. fermatina veloce a Buncrana sfioriamo Letterkenny pizzichiamo Donegal spesa in un lidl e ripartiamo capatina a Bundoran luogo turistico per una veloce urinata e poi via a Sligo dove finalmente ci fermiamo. qua e' tutto un ricordare Yeats la mamma era di quei posti e lui ci ha passato molto tempo mi pare di ricordare che c'aveva anche una ciccetta da quella parti. anzi probabilmente ci passava tanto tempo proprio per quello. c'e' da dargli torto? tramonto a Rosses Point non diro' che abbiamo fatto il bagno nell'oceano no pero' il pediluvio si bella e lunga camminata con i piedi in ammollo schivando granchi morti e meduse passate anch'esse a miglior vita sole che cala e via di nuovo. Carrick-on-Shannon Longford Mullingar giusto per farvi sapere la strada che abbiamo fatto e poi dublino. finito il viaggio, e' curiosamente finito anche il doppio del vecchio johnny e ora che ci penso e' finito anche il vecchio johnny purtroppo pace all'anima sua che dio abbia pieta' di lui e che lo schieri tra le schiere degli angeli e dei santi a cantare nel loro coro, gia' che sa cantare, vecchio fuckin' Johnny...
il mio inglese migliora sensibilmente a forza di sentirlo apprendo quello che sento che e' questo che adesso vi faccio sentire cosi vi fate un idea dunque quando parlo alle cameriere mi rivolgo cosi' sentite dunque porta sta' fuckin' lasagna al fuckin' tavolo 3 sorry dov'e' il fuckin' coltello per il pane? avete visto il mio fuckin' cappellino? oppure se sto al pub chiedo una fuckin' pinta o insomma avete capito. dunque, cangia tutto in irlanda cangia anche quello che sono le mie fucking impressioni e così ha ripreso una posizione di rilievo nella scaletta dei valori il fuckin' temple bar dal momento che solo li' i pub chiudono tardi la notte se no alle undici trovi tutte le fuckin' porte gia' chiuse. il ritmo della giornata adesso e' scandito da tante fucking pinte bevute in compagnia, colleghi di lavoro e amici di colleghi e tutti quelli che si vogliono aggiungere che si finisca il turno alle cinque o che si finisca a mezzanotte si finisce sempre li' per sputtanarsi mezza giornata di salario in fuckin' birre, cosi', in amicizia, come dice davide questo incredibile ragazzo torinese mamma mia le sganasciate che ci si fa al lavoro quelle proprio belle piene di stomaco con le cameriere che ci guardano e si chiedono chissa' per cosa si possa arrivare a tanto e porca puttana tra un po' torna la rumena in cucina parte il pizzaiolo croato per le ferie e io sono trasferito in pizzeria e la cosa mi dispiace solo per il fatto che cosi' ci alterneremo e non si lavora piu' contemporaneamente e la badrongina si buana fino ad ora ci ha sempre messo insieme e non puo' essere un caso perche' le coincidenze in cosi' tanti turnie insomma sicuramente si diverte pure lei perche' anche lei si fa i turni con noi anche se in realta' lei non fa un fuckin' niente pero' lo fa nei nostri turni e questo fuckin' davide mi sta facendo conoscre tutti i pub del temple non solo i tre piu' conosciuti del fuckin ' temple e porca puttana non mi bastano i soldi che guadagno e non sono pochini devo essere onesto per il malto e il luppolo il fuckin' luppolo che si introita ora pero' vado a farmi una fuckin' doccia e una fuckin' urinata stasera si va al fuckin' aeroporto a prendere le sigarette in arrivo dall'italia fuckin' italia.....
-T'ho sognato, stanotte - m'ha detto stamattina la mia padroncina -ah si? ma dai... addirittura... e che hai sognato? -ma sai che non moo ricordo? stamattina appena sveglia moo ricordavo e me so detta che taa'vrei detto, mo ora nun moo ricordo piu', cioe' me ricordo a scena e ndove stavamo pero non quello che ce siamo detti. -ma dai... avremo parlato di polpette, presumo -no, nun stavamo a parla' de porpette, noo... stavamo alle elementari, nuna scuola ch'era un palazzo, dove c'hanno girato pure un film de bertolucci mamma mia quanti cinesi arrivavano coi camper in massa, pero' nun me ricordo proprio, l'avevo pure detto a mi madre de sta cosa e che taa dicevo e invece... (mah! secondo me, ripeto, lei mi stava dicendo, li', alle elementari, di mettere un pizzico di sale in piu' e un filino di dado beef in meno....)
"fuckin' bank holidays" no. no no, non e' peter, e' la mia manager, che si esprime cosi' martedi mattina quando constata che l'ordine della roba fatto il venerdi per i tre giorni consecutivi non e' stato azzeccato, arrivo al lavoro e opla', mi cita nel mio post precedente. yuhuuuu
aaaaaaaaaaaahhhhhh....
questa volta sta a indicare soddisfazione. soddisfazione di uno che dopo aver guadagnato la pagnotta quotidiana nel tragitto di casa per una doccia e sistemata prima dell'uscita del venerdi sera passa accanto a un buco di pub e sente l'armonica e armoniosa armonia di due ben due banjo uno tenore e un'altro non so anzi non mi ricordo come si chiama dovete chiederlo a mario che me l'aveva anche detto ma ora proprio non mi sovviene ma comunque uno e' a cinque corde e uno e' a quattro e uno e' il tenore ma ora non saprei dirvi quale dei due ma comunque come il canto delle sirene mi hanno attirato dentro al buco che si chiama the confession box chissa' perche' poi e dissetandomi alla fonte della gioia che sarebbe nient'altro che la spina della birra mi sono goduto questi due vecchietti che strimpellavano e anche molto bene e i vecchi a turno che stavano seduti al bancone cantavano le canzoni quelle tradizionali e io mi sono spellato le mani excuse me mister can i take a photo yes sir dice un suonatore e cosi con questo io sono contento perche' comincio a localizzare i miei pub quelli che saranno la mia seconda casa in questi giorni e nei giorni scorsi invece m sono trastullato nel dolce far niente se non bere in pub sempre di vecchi e' chiaro ma senza suonatori dove i vecchi chi al bancone chi ai divanetti si guardano stancamente la tv e ci sono pure le coppie di vecchi - bellissime da osservare - sui settanta che non si parlano e non parlano e si schiaffano sta birra scura e ogni tanto si alzano e vanno alla porta a fumare una sigaretta e ogni tanto si alzano e vanno a pisciare. da evitare il temple bar e i suoi pub, un po' troppo turistici e scontati poco pub e tanto casino.
ieri sera me ne tornavo a casetta sul tardi finito il lavoro turno serale sono sulla grafton incrocio tre ragazze un po' avanti col discorso quella di mezzo la piu' carina ah ah se ci volete credere cantando qualcosa si stacca prende la rincorsa mi viene incontro mi salta addosso mi si avvinghia braccia al collo e gambe attorno alla schiena rimango cosi' come un cretino mi viene da ridere lei continua a cantare io continuo a camminare con questa attorcigliata intorno a me io - penso - vado avanti vediamo se arrivo a casa e questa sta ancora qui e invece dopo un po' la cosa comincia a pesarmi cioe' la cosa la ragazza - meglio - e cosi' mi fermo lei scende io continuo la mia strada lei continua la sua.
lunedi prossimo qui e' "bank holidays" o come direbbe il vecchio peter e' "fucking bank holidays" adesso vi spiego di cosa si tratta dunque si tratta di non so bene di cosa si tratti a dire il vero fatto sta che per dieci volte in un anno che possono coincidere con le festivita' ma anche no come in questo caso tutti i negozi sono chiusi e praticamente la gente non lavora e fa ponte e questo e' un bene per me perche' - mi si dice - la gente se ne va via e dunque il lavoro e' piu' tranquillo e tanto per finire il discorso chi sfortunatamente o fortunatamente dovesse lavorare prende il doppio e chi non lavora prende comunque la paga ma questo ovviamente non vale per me perche' io lavoro ssstt lo dico piano lavoro dicevo fuori regola e dunque io lavorero' e prendero il solito ma ora non voglio fare polemica va bene cosi'.
continuando con le idiozie, i miei colleghi si compiacciono di usare termini inglesi che secondo me non sono nemmeno appropriati ma comunque io mi ci adeguo perche' poi il linguaggio e' una convenzione e se loro usano cosi' usero' anch'io cosi' e dunque quando c'e' tanto lavoro dicono che e' busy ovvero arrivano la mattina e chiedono com'e' stato ieri e l'altro risponde e' stato busy ma anche nell'accezione di puoi farmi un favore e l'altro no sono busy e poi quando non si lavora per turno di riposo sei out lavori domani no sono out la prima volta che mi hanno detto che ero out ci sono rimasto male ho chiesto ma perche' che ho fatto cosi' su due piedi adesso mi lasci a casa e io come faccio ho figli ho casa ma dai out ma perche' e invece poi mi hanno spiegato e io ero piu' sollevato, indubbiamente.
bene, vado a casa, urge una doccia ma soprattutto urge che devo liberarmi della birra. se vi interessa, ho comprato una padella, che quella che ho comprato l'altro giorno si e' rivelata una fregatura non stick dice il cartellino e invece stick eccome se stick e io invece abbisogno di una che non stick e cosi' ho cambiato negozio non piu' il negozio "1 pound" adesso mi servo per gli articoli casalinghi da "2 euros" e speriamo bene
sto sulla parnell che come vi dicevo e' tutto un negher postazione pc sulla vetrina il tipo del negozio di fronte che si chiama afro carribean foods un omone di tre metri per due mi sta guardando male non so perche' io amici comunque scappo via tanti saluti alla prossima che dio mi preservi dai pericoli aiuto si sta avvicinando aiuto mi met aiutoooooooaaaarghhhhhhh
aaaaaaaaaaaahhhhhh......
interpretatelo come un rumore della bocca quando vuole esprimere un moto di sollievo dopo che uno ha camminato per sette giorni e sette notti e ha trovato finalmente una meta e un posto da sedere, che non e' il mio caso, ma serve per esprimere come mi sento.
aaaaaaaaaaaahhhhhh, dicevo.
dunque, aggiornamento della lista dei partecipanti all'europeo 2004: oltre alle gia' citate romania croazia italia spagna, si sono qualificate anche la polonia, con due partecipanti (sala), e la bosnia, anch'essa con due partecipanti (sala e bar).
dominica, polish, parla cosi veloce che non si capisce una sega. mi sono rivolto previo appuntamento al gran consiglio dei saggi per dirgli che non capisco una sega quando mi parla, e i saggi mi hanno detto che neanche l'altra polacca la capisce quando parla in polacco! sembra che la paghino un tanto a parola, sghftghghgdj e ti ha letto la divina commedia!
miss transilvania finalmente se n'e' andata fuori dalle balle, ora si puo' lavorare con serenita'.
camminando per le vie centrali, si sentono precipuamente due idiomi: lo spagnolo, e un altro, passi e senti "aho'" "amma'" "mo'".
terminata la o'connell street, andando verso casetta mia, prendo la parnell street, che e' la strada dei negher, il che vuol dire che la via e' tutto un negozio gestito dai fratelli coloured, dai call shop ai take away, dal barbiere al casolino (che pero' qua non si chiama casolino, l'avreste mai detto?)
finita la parnell, prendo la gardiner middle che poi diventa gardiner upper (siete contenti che vi spiego un po' la strada di casa?) che e' la strada dei ciaina, il che significa non che e' tutto un negozio, perche' la zona comincia a diventare residenziale, ma che quando c'e' un negozio, puoi scommetterci che e' gestito da un occhietto a mandorla.
poi finalmente si arriva a casa mia, e qui la situazione e' un po' bastarda, nel senso che trovi due soli tipi di negozi, i call shop e i casolini, uno di un negher e quello dopo di un china, il terzo di un negher il quarto etc etcetera e via dicendo e credo di essermi spiegato.
poi arrivo a casa, che quando sono arrivato era quattro muri e basta, ma poi ho cominciato a chiedere a peter, il paul newmann (da vecchio) che mi ha affittato la casa, di procurarmi un po' di roba, mobilia varia. e il vecchio peter, un uomo un po' rozzo ma un tranquillone, mi pare di capire, ogni tanto arriva bussa e sulle stanche spalle c'ha un tavolo un forno doghe per la mia povera vecchia malconcia schiena una tenda una cassettiera... per ora non mi ha ancora mandato affanculo. il giorno che mi ha accompagnato a prendere le valigie all'albergo e riaccompagnato a casa, mi sono fermato per un bancomat, che non funzionava, in quel momento. non so se si ' preoccupato per i suoi soldini, cioe' miei ma che stavano per diventare suoi, fatto sta che nei sette minuti di tragitto in macchina continuava a imprecare "fuckin' banks, fuckin' banks!" e io si si mr peter maledette fuckin' banks pero' non si preoccupi i soldi glieli do, fuckin' banks, che, mi accompagna per favore a un'altra maledetta fuckin bank?
hola amigos tudo bem?
qui le cose vanno bene, sempre meglio, che volete che vi dica? tutti mi dicono che c'ho avuto suerte a trovare lavoro praticamente in un giorno e mezzo, che e' veramente difficile arrivare qui a meta' luglio e trovare posti vacanti. meglio cosi', allora. e il posto mi piace pure, e i camerieri cuochi e pizzzaiolo sembrano essere persone simpatiche. per ora, non c'e' altro. hasta pronto, ate' pronto e via dicendo. pronto anch'io.
prima cosa, congratulazioni al dottor mario, un abbraccione nella speranza che passi a trovarmi. indi poscia, buon viaggio a guido, divertiti.
mi si dice che a padova fa caldo da schiattare. qui invece il clima e' magnificamente magnifico, felpa e k-way sempre a portata di mano, ogni tanto si va in maglia, ma dopo un po brrrr e ci si riveste. bene cosi. anche se la pioggerellina e' una rottura di balle, devo dirlo. entro in un locale, fuori il cielo e' terso e il sole splende, esco dopo dieci minuti e ci sono nuvoloni e magari piove pure, ma il tutto e' sempre irlandesemente passeggero. se no bubola non scriveva la canzone che ha scritto, e impegnava meglio il suo tempo. e invece l'ha impegnato bene, sia detto senza tema di smentite.
"chiamo da un call center" dico a mia sorella.
"ah, i baracchini dei negher..."
"ma no, non e' vero... beh in effetti... ma no dai, anzi, adesso voglio proprio guardare.. dunque... negher negher negher.... negher.... muso giallo! visto? a parte che muso giallo non mi sembra l'appellattivo corretto, asiatico, e' preferibile!" ah ah, citavo Walter, tanto per cambiare.
dunque, parliamo di lavoro. altro che apertura e chiusura e orari di minore affluenza, qua mi stavano aspettando. e oggi mi sono comprato i pantaloni da cuoco! eh si, mica da aiuto cuoco, no no, proprio quelli da cuoco, che qua chiamano tutti chef. adesso vi spiego la situazione, se mai vi puo' interessare. dunque, mi stavano aspettando. due turni in un giorno, due cuochi. uno ha avuto problemi e si e' licenziato all' improvviso, dovendo tornare a casa, l'altra, quella che mi sta insegnando - dice di essere rumena ma mi sa che mi prende in giro parla italiano meglio di me - va in ferie tra esattamente otto giorni. che succede? succede che io otto giorni io e un'altra ragazza che gia' lavora li' come cameriera dobbiamo imparare a gestire tutta la faccenda, uno si fa dalle dieci di mattina alle cinque di pomeriggio, l'altro dalle cinque a mezzanotte. capito? e cosi ieri ho spadellato i miei primi piatti, linguine penne rigatoni lasagne polpette pollo crostini bruschette e insalate. m'ha insegnato a fare un paio di sughi, domani - oggi riposa la cuoca e di conseguenza anche io riposo - faremo gli altri e insomma tra otto giorni mi trovo la cucina in mano. peggio per loro, che ci devo fare io se sono messi cosi male? cameriera spagnola cuoca rumena cameriera italiana pizzaiolo croato. chedioliabbiaingloria parlano tutti italiano.
il nome del locale, dite? beh, se passate di qua, ve lo faccio sapere, niente nomi in pubblico.
oggi, da brava massaia, mi sono dedicato allo shopping. cercando pentole lenzuola coperte tovaglie detersivi. mi sono fatto dalle dieci alle cinque scarpinando tra arnott penneys clerys borreys puddeys fanculeys quacistannosolostracceys quiinvecevendiamocazzateys e via diecendoeys. mi compro un paio di scarpe, torno a casa le provo una e' piu' lunga dell'altra, anche se segnano lo stesso numero. torno indietro, glielo dico, non creano problemi ma vorrebbero farmi credere che non e' cosi. come non e' cosi, cazzo, guardale... no, mi dice, siccome - periodo di saldi - era l'ultimo paio, mi avrebbe dato la sinistra che stava nella scatola e la destra che stava sull'espositore, e dunque si era allargata a forza di provarla. a parte il fatto che non mi sembra carino, e me lo dici pure, che qua ci ha messo il suo sporco unto puzzolente piede il mondo intero, e comunque dai, non prendermi in giro, che si allarghi ok, che si allunghi di un cm no, dai, non ci crede nessuno, anche se ho la faccia da idiota, anzi, direbbe donatella con ale che c'ho la faccia di uno a cui chiedere informazioni, comunque mettitele te signorina ste scarpe spaiate, dammi un mezzo numero superiore e non se ne parli piu'.
dunque, trovato casa. se passate di qua, sto sulla north circular road, 504. a venti metri dallo stadio. oggi c'era un partitone di uno sport seguitissimo, qui, una mezza via tra rugby e qualcos'altro che assomiglia al rugby. i pub pieni di tifosi eccitati, la cosa curiosa e' che qui tutti i tifosi indossano la maglia della squadra, per cui vedi fiumi di maglie granata e fiumi di maglie blu. e il bello e' che fuori dai pub stanno tutti insieme a bere, blu e granata. bello, no?
adesso stanno alla partita, meglio che corra a chiudermi in casa prima che escano. fanno paura gia' adesso.
domani inizio a lavorare. dove potevo finire? in una cucina, pues claro. italiana, pues claro. ma sara' un avanzamento di grado, da pizzaiolo ad aiuto cuoco, con possibilita' di carriera? ovvero, se va bene, tra un paio di settimane mi mollano la cucina, in apertura e chiusura, orari di minor affluenza. e se va bene, e speriamo di si, corpo di mille balene, poi mi alterno con la cuoca attuale, se no mi consumo i piedi a forza di camminare, due volte al giorno casa-lavoro-casa e poi ancora casa-lavoro-casa. perche' naturalmente se io sto a nord, il locale sta a sud, ovviamente. per carita', in dieci minuti sto in o'connell street, in venti raggiungo il temple bar. in ventisette minuti sto al lavoro, vicolo laterale della grafton.
vediamo cosa viene fuori, mi tocchera' chiamare jimmy o vittorio per farmi dare consigli sulla cucina...
enea, se mai vieni a ugolare qui, altro che venezia o ferrara, qui si che ti riempiono di soldi per strada, con quelli bravi, lo vedo io, la gente e' generosa. controllo tutte le custodie delle chitarre, conto le monetine, uno mi ha chiesto "che e', sei il mio commercialista?" ehi bello stai calmo gli ho detto che ieri sera hai fatto lo stesso repertorio uguale uguale uguale, pure nello stesso ordine con le stesse facce stesse mosse tutto studiato. ok ok, conta pure, allora, anzi, fammi i mucchietti divisi per moneta, come fa l'omar con i cumuli di soldi che ruba a me e al bettiat col poker, deve avere un trucco, porca sozza.
ciao puccellona, arriva presto.
salutino veloce. la situazione, ...dove sta su questa tastiera la e accentata.... non la trovo. vebbe' usero l apostrofo per l'accento. dunque, la situazione e' ancora precaria, ci mancherebbe, sono arrivata appena ieri pomeriggio. un paio di cose non vanno bene, ovvero, la guinness costa parecchio di piu' rispetto a etc etc, e poi me la spillano come la cameriera del pub della scorsa settimana dalle nostre parti, motivo per cui avevo fatto un appunto alla cameriera, e cameriera alla quale mi riferivo in un post precedente, ma che evidentemente non tutti hanno capito di che cameriera parlavo, e l'associazione delle cameriere riunite si e' levata contro la mia fragile persona coprendomi di insulti. ma la cosa perggiore e' questa: quando l'altra volta entrando in un pub chiedevo una guinness, il barista mi guardava con una faccia piena di sdegno e mi chiedeva " una stout, vuoi dire?" e io "si si, una stout". ieri entro per la mia prima birra, trovo, al solito pub del temple, il solito cantante, solo un po' di piu' panza e un paio di denti in meno, repertorio comunque piu' ricco, chiedo una stout, la cameriera mi guarda con faccia piena di sdegno, e mi chiede "una guinness, vuoi dire?" e io "no, fanculo, voglio dire, ecco cosa voglio dire, fanculo fanculo fanculo. che, mi prendete in giro?" aspetto che la birra da marrone diventi nera, e comincio a bere. alzo il cranio, e mi arriva un'altra mazzata in testa: "vietato fumare"! cazzocazzocazzo.
vabbe', si sapeva che prima o poi, ma pensavo che qui, sarebbe stato poi.
cerco un appartamento. il buco piu' buco costa 900 euri. anzi, ora che ci penso, meglio che esca e vada a cercare un lavoro, se no qua la situazione diventa pesante, da sostenere...
grazie, caro marco. tra le cisterne di stout che andranno a sollazzare il mio pancino troverà posto sicuramente anche una guinness bevuta alla tua. e a tutti gli amici che negli ultimi giorni mi hanno onorato con dimostrazioni di affetto e amicizia. ascoltando buona musica con un ottimo strumento per ascoltarla e seguendo le indicazioni di un'ottima guida musicale cercando locali e festival.
alla vostra, amici.
operazione "vestito rosso" anticipata, mi esse-emme-essa ale, 14,35 stazione binario 1.
piacere. molto piacere.
super W aspetta un bebè, e questa è davvero una bella notizia. brava, ben fatto.
l'ottima tabaccaia del mio quartiere mi augura di rivedermi tra molto tempo. il che sarebbe un buon segno. certo. sono d'accordo.
da verona, stasera, siamo saliti sui monti della lessinia, passando per grezzana. se solo ci fosse stato gino, con me, il programma sarebbe stato modificato, ma non c'era gino, con me. non dirò "purtroppo". non diro nemmeno "per fortuna". non c'era gino, e basta. niente "tirata d'orecchi, niente appostamenti davanti alle finestre, niente chiaccherata con l'ostessa del villaggio. si prosegue, si va a cena, come da programma.
chiudo gli occhi, tra un po' è ora.
lo sapevate che farsi un documento all'anagrafe costa il doppio di quanto costi normalmente nel caso in cui lo si rifaccia quando il documento in questione rilasciato precedentemente sia ancora in corso di validità? non ne capisco il motivo, ma è così. la procedura è la stessa, il servizio lo si paga comunque, non capisco il dover pagare una penalità nel caso in cui ti sia stato rubato, o si sia perso, o sia finito in lavatrice. boh!
a hard rain's a-gonna fall. non l'ha cantata, ma evidentemente l'ha evocata. e comunque l'ha cantata la sera dopo, evidentemente pensando a noi, la sera precedente, sotto un tremendo acquazzone.
carino, no?
Homo homini lupus, diceva Cristoforo Colombo, riferendosi al suo stalliere, citando però una nota massima di Napoleone che parlava invece del suo salumiere.
Dici che dovrei preoccuparmi per la cameriera, dici che si sia offesa? Dici che mi dovrei dispiacere, o che avrei potuto evitare?
Per quanto mi riguarda, può anche mettersi una corda al collo, chè fa un favore a quelli che restano. Il problema è suo.
-In questa valle di letame, non puoi permetterti di preoccuparti per me, te lo dico con onestà, non ne vale la pena, preoccupati per te, o se proprio non ce la fai, rivolgi la tua compassione ai tuoi amici, magari a loro gli va bene che ti proccupi per loro.
Raggiungo, dopo il lavoro, un paio di... non so più come definirle, un paio di... insomma, le raggiungo in una birreria.
-dobbiamo parlare, ci spostiamo?
-qui non va bene? Ah, ok, preferisci che stiamo da soli... ok, cerchiamo un’altro locale.
Homo homini lupus, ragazza mia, homo homini lupus.
Sono lupus, hai detto. È vero. Ma con chi lupus lo è stato prima con me.
Se non è così, e dici che non lo sei stata, allora dovresti imparare a controllare e a gestire quello che esce da te. È la percezione mia, alla fine, quello che conta, e che mi fa agire e reagire.
E questo sono io, ragazza, e se non ti piace, non ti devi preoccupare di lasciarmi andare.
E se pensi di voler bene a una persona, e poi scopri che non è così quella persona, e se ti dico guarda non credere ti eri sbagliata prima non ti illudere io sono questo, non lo vedo il problema, puff, la persona sparisce, non esiste piu', e se non esiste, cazzo, non esiste, e se questo non ti piace, che cos'è che ti trattiene dall'allontanarti, non capisco...
Ti diro di più: non essere nemmeno tanto presuntuosa da pensare di conoscermi, adesso. Sai appena un qualcosina di più, e sai esattamente quello che che io ho voluto farti sapere della mia persona.
La mia ambizione, egregi, è recitare. Intanto che aspetto di realizzarla, recito nel privato le parti e i ruoli di film già interpretati.
Avete presente la scena di quel film memorabile? L'ho recitata, stasera. Lei si è alzata e se n'è andata, lasciandomi lì. E io mi sono detto, a voce alta “Io rimango. Resto a finire la mia sigaretta e la mia birra. Si, io rimango”.
Ecco, chiusa la parentesi.
Mi pareva, infatti, di non stare vivendo la mia vita, sentivo che non ero io dentro il mio corpo, sapevo che le scarpe non erano le mie.
Quant’è durato?
Anche troppo, giudicando a posteriori, conoscendo la situazione. Solo che una volta che sei in giostra, ti ci abitui. Ti metti a bere, e pensi che il bicchiere non finisca mai, e invece.
La di me fattrice ha già ripreso la sua funzione.
Bentornati, vecchi fagottoni di ansia, benvenuti, nuovi sensi di colpa.
-si si tu scherza, intanto te ce vojono armeno du giorni p'aripijatte. Er bello è che io n'ho mosso paja, penza, artrimenti te facevo morì
metallari bagnati metallari fortunati. se mai pioverà. fiumi di magliette nere con strani simboli si scodellano da queste parti stasera, passano e si ripassano le catene l'uno sulla schiena dell'altro, amici, presumo, e sono tutti felici. i vigili vigilano il passaggio delle acque, i cani zampettano e scodinzolano al fischiettio dei fischietti. concerto al solito campetto di pallone qui dietro, tra un po' si chiudono le imposte, devo preservare la serenità dell'ambiente.
andrò in loco (ameno) a vedere se riesco a imparare un pò di gaelico. a ripassare il repertorio dei clannad. a prendere lezioni di bodhran. a gonfiare un pò il pancino con della birra spillata come si deve, corpo di mille balene.
i Colonna, gentili, mi hanno incoronato, ieri mattina. l'alloro ce l'ha messo mia madre, colto dal giardino di casa sua. "tudo de bem" mi ha augurato, stasera, la prof. un augurio bellissimo, senza dubbio. "alla machado" ha detto. obrigadinho, ho detto io.
-guarda che vederci tre volte in una settimana comincia a diventare tantuccio, adesso che c'hai il mandrillo...
-hmmmm.... si, e poi è pericoloso mettere troppo spesso il fuoco vicino alla paglia
-già. scusa, no, tanto per sapere, e chi sarebbe il fuoco?
-ma tu, naturalmente, sei la paglia
ah, ecco, volevo dire
-ciao, scaramacai, dimmi tutto, cosa volevi?
-niente, volevo solo salutarti, ma tu da un po' di tempo vai a letto con le galline, oltre che con i polli! ah ah
povero tipografo, gli fischieranno le orecchie, sicuro.
a proposito di tipografi, lei dice che è un editore, e che c'ha quindi una casa editrice, io non lo conosco ma ho sempre sospettato che fosse un tipografo. quando mi parla di lui, a me viene immediatamente davanti agli occhi la faccia di peppino de filippo nel bellissimo film con totò "la banda degli onesti", e me lo raffiguro così. l'altro giorno, quando mi ha telefonato col tono melodrammatico che le appartiene per dirmi che l'ometto in questione si è maciullato due dita lavorando a un macchinario, la prima cosa che mi è venuto di dirle è stata: -visto? avevo ragione io, non è un editore, è un tipografo, altrimenti non lavorerebbe alle macchine.
e giù che sono un insensibile e cose del genere.
tanto la conosco, e conosco i suoi toni, sapevo che, a farla tragica, si trattava di uno spelacchiamento, e pure superficiale, o di una rosicatura di unghiette. a sentire lei, due dita gli erano rimaste nella macchina, quando lui aveva strappato via d'istinto la mano. e invece è a casa, con la sua manina intatta. figurati...
Bitta era la ciccia della classe, al liceo.
da un po' di giorni la si può vedere regolarmente in facoltà, incastonata in una delle nicchie che ci sono all'ingresso, pretenderebbe di studiare lì...
eravamo i due deficienti della classe, solo che io ero un deficiente e basta, lei era la deficiente ciccia. e questa deficienza ci ha portati ad avere una carriera liceale quasi identica, saltellavamo allegramente da una sezione all'altra e da una scuola all'altra ogni volta, e non sono state poche, che i prof pensavano che non meritassimo di avanzare. ok, avanzare no, ma neanche fermarsi, e limitare le nostre conoscenze di prof, o di compagni, e ci eravamo prefissati di arrivare a studiare sui libri di quante più sezioni possibili, e porca miseria, se non ci siamo riusciti...
di certo non ci accordavamo, ma ci si trovava sempre nella stessa classe, quando riprendeva la scuola a settembre, e questo perchè le informazioni sulla sezione più abbordabile prima, e sulla scuola meno rigida poi, erano le stesse.
ci ha diviso l'ultimo anno, lei è rimasta al privato, io sono ritornato al prestigioso, ma più che altro statale, e quindi molto meno oneroso per le tasche del mio babbuccio, tito livio.
giornata di rimembranze, oggi.
mi ha messo al corrente di cose che ignoravo. se vi può interessare, a parte i soliti matrimoni separazioni figli aborti e morti, il prof di latino che risponde al nome di A.T. sta dall'altra parte. e io che credevo, ingenuo, che fosse semplicemente una persona dai modi delicati, molto delicati. e, in seconda posizione, la notizia che il professorino giovane e fighetto di greco ci ha provato con lei (mica scemo, la ragazza meritava, e merita questo tipo di interessamento). e mi dice di parlare piano e di non fare il suo nome, che adesso sta con una ragazzina che frequenta questa facoltà.
pssst, per carità, non facciamoci sentire.
ore 13,25, telefonino.
-buonjorno (il tutto molto cantilenante), eu sono u professor castru, estou qui a padova e ho u suo lavoru, se vuole passare eu estou. lei può passare, è gi padova?
-(per tutti i diavoli) si ma in questo momento sono a un corso di formazione a vicenza (porca sozzona) potrei partire subito (porca puttana) ma se lei sta andando via... (miseriaccia infame)
-eu adessu vado a manjare qualcosa di lijeiro, estarò qui ancora un pouco
-allora parto subito, mi dia il tempo di arrivare
-alora la aspetu, estou aqui al bar da ****, estarò finu alle due i mesa
-volo, infinitissimo professore, volo!
non vi racconterò, amici lettori, di quello che ci siamo detti, non vi riguarda nel modo più assoluto, ma una cosa vi prometto: se (se) le mie orecchie sentiranno ancora una sola volta un commento anche minimamente negativo, anche appena appena denigratorio, o anche solo una mezza parola che non sia di assoluta stima, sul mio adorato e non mai abbastanza lodato prof, beh, io vi prometto che non mi limiterò più a esprimere il mio dissenso, o a prendere solo oralmente le sue difese, giustificando tutti (perchè poi sono tutti perfettamente giustificabili) i suoi atteggiamenti. no. alzerò le mani. lancerò il guanto di sfida. sguainerò il ferro. dissotterrerò l'ascia di guerra. adirò le vie legali. impugnerò un'arma. impugnerò un bastone. impugnerò un pugno, impugnerò qualsiasi strumento che mi possa essere di aiuto, nel tentativo di convincimento e di persuasione, nella mia nuova missione di proselitismo.
sappiatelo.
mi fumo una sigaretta nel terrazzino prima di andare al lavoro. la simpatica nonnina mia vicina, che ha il terrazzo adiacente al mio, dove fauve quand'era qui amava andare a passare i pomeriggi, è stata chiusa fuori dal pidocchietto suo nipotino. la ascolto mentre cerca di convincerlo ad aprire la porta
-dai, apri, guarda che così non vedi il treno che sta passando, dai, vuoi aprire, no, non tirare la tenda, guarda, uh, guarda, sta passando il treno merci, guarda che se non apri e non esci ti perdi il treno merci, uh, guarda che bello il treno merci...
il pidocchietto ha risposto, dall'interno, però, senza aprire la porta, che lui non è woodie guthrie, e che qui non siamo nell'indiana, e neanche in iowa, e che a lui del treno merci non gliene frega poi così tanto...
-allora, umbe, se ti va bene, vengo oggi pomeriggio, da te, e sistemiamo quella cosina
-ok, si... senti, ale, ce l’hai una tuta protettiva?
-perché, c’è anche gino?
-ma no dai, perché dici così, povero gino, no, parlavo di polvere, di acari, di monnezza, della mia casa sporca, dai, perchè, povero gino...
-no, cri, ti sbagli. Se sono nato in ottobre, ho iniziato la scuola quando avevo cinque anni. Cinque, non sei
-no, ai tuoi tempi si iniziava a ottobre
-no, intanto “ai tuoi tempi” sto par di balle, per favore. Tu, forse, ai tuoi, avrai anche iniziato a ottobre; io no, iniziavo a metà settembre e finivo a metà giugno. E dunque avevo cinque anni quando ho iniziato la scuola
-cinque anni... (in romanesco che sembra la ferilli) ammà, a umbè, sò ventisei anni ch’hai iniziato, e ancora n’hai finito...
ridiamo. ridiamo tutti e due. ridiamo, anche se ci sarebbe da mettersi le mani sui capelli. Ridiamo, perché, che vuoi, a ‘sto punto, al punto in cui sono arrivato, tanto vale riderci su
riflettevo sullo strano fenomeno dell'immigrazione e dell'emigrazione. sul fatto che i bisognosi rumeni vengono in Italia mentre i bisognosi italiani vanno in Romania.
eh eh
c'e da discutere, è vero, sui bisogni. ce ne sono di materiali, e ce ne sono, chissà, di spirituali. alcuni bisogni, intendo dire, possono essere soddisfatti qui, e per altri invece bisogna andare là.
perchè mi è venuta questa riflessione? ah si, perchè ho rivisto la rumena che veniva in casa mia per le pulizie, ma anche per portarsi via i cucchiaini e per spaccarmi bicchieri e tazzine.
(stai lì, Baroja, aspetta un attimo, torno subito)
è in arrivo il Grande Vecchio, la Promessa del blues. mi ero ripromesso di non spendere più un soldino per un suo concerto, dopo la delusione di bolzano, ma sia per il fatto che le mie ripromissioni non contano e non valgono poi tanto, sia perchè viene a ugolare a Villa Pisani, così vicino che sembrerebbe un affronto il non andarci, ma anche un ripudio a (quasi) tutto quello che è stato il significato unico e il fine ultimo della mia lunga e travagliata adolescenza, e infine perchè mi hanno chiamato diversi amici per chiedermi di andarci insieme, pensando forse che io possa fungere da oppure dando solo per scontato che ci sarei andato, e comunque sono amici-amici, e dunque non mi tiro indietro per nessun motivo, alla fine, volevo dire solo questo, e finisco, ho il biglietto in tasca anzi ormai si dirà ho la stampa della prenotazione del biglietto in tasca, da cambiare alla cassa.
tornando a cose serie, ieri al lavoro ho provato una gioia e una soddisfazione di cui non godevo da tanto tempo, e parlo del fatto di avere vicino un pidocchietto, un subalterno. pidocchietto, poi... non nel senso dell'età, che questo, se mi mette le mani addosso, mi gonfia e mi rovina. dico nel senso dei ruoli, delle competenze. sarà lui che mi sostituirà tra qualche settimana, io sono arrivato alla fine, almeno in questo campo. almeno per ora. subalterno, dicevo. lo so che non sono cose belle da dire, ma è assolutamente così, una grande soddisfazione. era dai tempi di gino che non avevo questo piacere, il piacere di dire a uno "vai di là a fare questo lavoro, chè io faccio le pizze", oppure "fai le pizze chè io vado a fumarmi una sigaretta" o ancora, anzi, meglio "fai le pulizie, chè io vado a casa"
blog come momento di pausa, come momento di scrittura che è interruzione di un'altra scrittura, appena più impegnativa. e dunque, visto che siamo partiti così, il titolo di oggi sarà "de blogghibus" (non sarà oggi, che comincio a omettere il titolo ai miei post). de blogghibus, eravamo rimasti a de blogghibus. ah si. de blogghibus. tipo cinema che indaga il cinema. o tipo il pelino di barba che, appena diventa lungo un millimentro, sente l'ansia da distacco dalla pelle, la paura dell'ignoto, gli manca la terra sotto i piedi, l'ala protettrice della massa amica dei peli, del branco omologatore, e non sapendo che direzione prendere, pensa bene di tornare indietro e si ritorce e, bastardo, ti rientra da dove se ne è venuto facendo un'inversione a u un testacoda pericoloso incurante delle conseguenze e dei rischi e ti procura un male indicibile e così credo di aver reso l'idea di quello che intendo dire dovendo parlare di una cosa che si rivolge a e si piega su se stessa. ma, nello specifico, non fa male come il pelino di barba vigliacco di tre righe sopra.
blog dunque che è pausa. che è riflessione. che è tensione e dissociazione tra il certo e il non vero. e che cerca di ridurre e magari di colmare, con l'inganno, o l'illusione, quella distanza.
blog che è incomprensione quando mi si chiama e mi si insulta e poi mi tocca spiegare e giustificarmi.
blog che è "attento che il messaggio subliminale è".
blog che è conoscenze più o meno virtuali.
ma soprattutto
blog che è veicolo di informazioni tipo hai sentito la bella notizia si l'ho letta.
blog che è alep che mi chiama per raccontarmi una chicca di gino che non può non essere inserita qui, e che se non me la dovessi ricordare, lo richiami pure, che me la ripete, che alla fine tutta questa fatica nasce appunto per raccontarvi di gino e delle sue imperdibili manifestazioni.
blog che è il sorriso di un amico che ti legge da vicino e di uno che ti legge da lontano, e magari si sente meno lontano.
e solo questo (che giorno è oggi? ...porca sozza inizia pure a fare caldo) vale il gioco
ma voi stavate aspettando di sentire di gino.... e siete ancora lì solo per quello... avete ragione.
dunque, il fatto è questo: ale p e gino gironzolano spensieratamente tra gli stands della fiera campionaria, quando, attratti non ho capito se dalla ciccetta dello stand o proprio dal prodotto esposto, che poi altro non era che una suoletta in carbonchio, no, in carbonio, si fermano e danno modo alla ragazza di partire con l'opera di convincimento. a un certo momento la signorina, rivolgendosi a gino cercando di persuaderlo della qualità della suola, gli dice "dai (però avrà pensato "dai, gino"), provale, mettile, sentirai come..." e gino "ma come, così, su due piedi...", e non si capisce mai, perchè l'espressione del suo viso è sempre uguale, se è una cosa consapevole, la sua, o se invece...
che sorpresona, che bellissima cosa!
mi ha chiamato il cavaliere ciclamino, oggi, per usare un po' di metonimie (e qui mi è toccato cercarmi in un vocabolario il significato di metonimia, non pensate che lo sapessi), il malabarista, fred, l'equilibrista, chiamatelo come volete, l'unico che poteva salutarmi con un caldissimo "olà umbertinho" e io scemo a non riconoscerlo ma, più che altro, non potevo pensare a lui, al fatto che potesse essere a padova anzichè in qualche paese latino-americano, e sono rimasto lì come uno scemo per qualche secondo, ma poi ci sono arrivato, e non ci ho più visto per la contentezza.
che bellezza...
qui si impone la programmazione di un super barbecue, senza dubbio.
non si discute nemmeno, è cosa già fatta.
vino, chitarre, vino, chiacchere, vino, racconti, vino, scherzi, vino, amoreggiamenti, vino, vino.
nel modo più assoluto.
-cala a boca, filho! intima giustamente a uno dei due suoi bambini, dal momento che disturbava il nostro colloquio
si, pidocchietto, per favore, stai zitto e non rompere
e l'altro
-mamma, posso andare in bagno?
-filho meu, che ci devi andare a fare in bagno? stai lì e stai buono
si, piccoletto, cosa ci dovrai mai andare a fare in bagno, dai, non rompere, stai zitto e stai buono
e così dopo aver conosciuto mesi fa la discendenza dell'amata lettrice, oggi ho avuto il privilegio di conoscere la prof. di lingua nella sua funzione di mamma, e di conoscere appunto i suoi due pidocchietti.
due vispi e simpatici pidocchietti.
ma proprio simpatici, davvero
e veggio 'l meglio
et al peggior m'appiglio.
vamos a ver.
nella mia ossessionante ricerca dell'originalità approcciativa (chè non ho altro da presentare, e dopo vado a dire qualcosa al riguardo) non sono mai arrivato a tanto. bisognerebbe comunque poi anche stabilire dove finisce l'originalità e comincia la deficienza pura.
se lei mi fa sapere che in lei gli asparagi hanno un effetto afro... afro... afrodionisiaco, allora io vado da lei con una pizza agli asparagi. tanti, asparagi. una montagna, anzi un campo, quale campo, un podere intero, di asparagi, l'impero degli asparagi, direi.
ma se lei fa sapere a lui questa storia degli asparagi, che fa lui, il tipografo delle cartine stradali per bambini? si presenta all'appuntamento, al loro primo, a quel primo senza gli amici, da soli, loro due, si presenta con un mazzo, un mazzolino di asparagi. legati e infiocchettati.
-usciamo?
-si, aspetta, li metto in un vaso... che dici, stanno bene qui in sala?
si, si, che belli, proprio una bella composizione
dicevo, dunque.
invece di studiare, e scrivere, e soprattutto scrivere, che il tempo fugge e non s'arresta etcetera e via dicendo, invece di fare questo, passo il tempo a meditare. sull'essere e il divenire. non il mio divenire, sia detto, che l'unico mio divenire sembra essere l'invecchiare. no, il divenire degli altri. e lo stesso posso dire per l'essere, chè meditare il mio essere può indurre sonnolenza, quando non arrivi a indurre un malessere diffuso su tutto il corpo che sconfina in un leggero stato di depressione. e dunque medito l'essere e il divenire degli altri. che sembra più interessante.
non è modestia, e non è falsa modestia. è un quadro così netto, così pulito da sembrare
una fotografia. un quadro con linee e contorni precisissimi, mai morbidi, se non quando vanno a delineare la mia panza.
scherzo, è solo un giochetto*
*now you're probably wondering about now
just what this song is all about
what's probably got you baffled more
is what this thing here is for
it's nothing
that's something I learned over in england
a questo punto probabilmente vi domanderete
di cosa parla questa canzone
e quello che vi stupisce ancora di più
a cosa serva quest'affare qui
non è niente
è un giochetto che ho imparato in inghilterra
(I shall be free no.10, Another Side of B.D., 1965)
ritorno in macchina ascoltando e riascoltando e cantando a squarciagola pieces of me, questa stupenda canzone dell'amico che altro che walter nudo al ritorno dall'isola dei famosi, la sua si che è una barba, e questa canzone quasi mi commuove, chè oltre al fatto di essere molto bella, mi riporta alla memoria quel periodo non dirò felice per carità o più felice di questo perchè non corrisponderebbe al vero ma quel periodo almeno in cui le gambe mi reggevano in piedi e c'avevo un'ulcera in meno e non dovevo pagare una badante, ma non è questo adesso il punto.
avevo raccomandato a vivi, oggi, di tirarmi su la giulia, stasera, che sti giorni è un po' giù di morale, e di ubriacarla, e in effetti quando le raggiungo dopo il lavoro constato con piacere che vivi ha fatto quello che doveva fare. c'erano due occhietti rossi e lucidi in mezzo a una faccetta bianca chiusa in un mazzolino di capelli biondi che sorridevano.
micaela l'amica rumena arriva con un tipo che mi dicono essere suo moroso però venerdi scorso era con un altro che mi dicevano essere, a quell'epoca passata e direi anche superata, il suo moroso. dico a giulia com'è? sta ragazza cambia moroso più spesso di quanto io cambi le mutande e lei mi dice però, complimenti, e io dico vabbè che sei ubriaca ma la mia era una forzatura, chiaro, una battuta, e comunque dovresti preoccuparti più per l'equilibrio e la stabilità della tua amica che per la mia igiene. la quale, si, ok, non voglio dire, però, che c'entra, adesso, stiamo parlando di un'altra cosa...
ad ogni modo, il tasso alcolico nel sangue di queste amiche era niente in confronto a quello presente nel sangue del mio capo, stasera. mai visto, così. non solo biascicava le parole e barcollava, cose già viste. per camminare, oggi, appoggiava le stanche membra al muro e per spostarsi rotolava il corpo su se stesso. e avendo bisogno di un muro per stare in piedi, si faceva su e giù il perimetro della sala, appoggiandosi ogni tanto pure sulle spalle dei clienti, seduti e ignari e però subito edotti, loro malgrado.
gino e ale mi mandano un messaggio chiedendomi se ho compiaciuto. si, amici, ho compiaciuto, che cosa volete che vi dica...
prosit.
e dice che questo fatto, adesso, li ha uniti ancora di più...
-quale fatto?
-questo
-questo cosa?
-questa situazione, questo problema...
-ma di che parli?
-della telefonata di ieri
-quale telefonata?
-della sua telefonata di ieri, di che cosa vuoi che parli
-dunque, vi siete sentiti
-eh no, me le invento, le cose
-e ti avrebbe detto una cosa...
-si, mi ha parlato appunto di questo che le è successo
-ma, scusami, alla fine, che le è successo?
-mi prendi in giro?
-no, ma se non me lo dici...
-senti, non c'ho voglia di dirtelo. e poi sono cose personali, e pure delicate. se non lo capisci... ti basti sapere questo, dice che ora hanno un legame in più
beh, sta cosa mi dispiace, ecco. che sia successa, ma forse mi dispiace anche di più (cosa di cui dovrei forse vergognarmi) che sia successa a loro due.
a loro due anzichè a noi due.
si, credo che la cosa stia proprio così.
chissà, forse sono geloso.
zingarelli.
ah, zingarelli.
si limitassero a scrivere dizionari.
e invece no.
vanno per case a sfondare porte e portoni, a rovesciare cassettiere, a rubare quel poco che c'è da rubare.
ah, zingarelli....
periodo così. tremila cose da fare, nessuna fatta bene, un gran casino in testa.
mi chiedo cosa voglio fare da vecchio. perchè a questo punto, dire "da grande", si porterebbe dietro qualcosa di ridicolo, o di assurdo, o di semplicemente sbagliato.
non lo so cosa voglio fare da vecchio.
anzi, meglio, non so cosa farò, alla fine, da vecchio.
ho smesso da un po' l'idea di fare l'astronauta o il calciatore.
ho capito che non fa per me fare il ballerino e l'infermiere.
la vedo dura anche per l'attore e il cantante.
adesso ho perlomeno tre idee diverse. che non coincidono necessariamente con gli sbocchi delle tre strade che ho intrapreso.
per cui siamo già a sei.
e ci sono altri tre puntini all'orizzonte, si affacciano timidamente, ma arrivano. e non sono né le mie idee né punti di arrivo di quello che già sto facendo.
e siamo a nove.
cominciate a capirmi? e non è che abbia diciotto anni, e nemmeno venti.
come decima (ma non ultima) possibilità, contemplo un incontro ravvicinato con il solito camion in corso australia.
o una corda che mi massaggi il collo, se trovo un bell'albero, frondoso e robusto.
ma per ora mi limito alla contemplazione.
per l'azione, c'è tempo.
"Sorriso? sorriso? vuoi un sorriso? toh il sorriso!" ha detto il barista pazzo ai miei amici, dopo aver messo giù il vassoio, passando accanto al loro tavolo, abbassandosi i pantaloni e le mutande, mettendo il sedere in faccia a uno, a cinque centimetri dal suo naso, e piegandosi in avanti. Una scena schifosissima. Però avrei tanto voluto esserci.
sto iniziando a scrivere una cosina.
datemi un consiglio, non so con quale dei due incipit iniziare:
"Cantami, o Musa, l'ira funesta del Pèlide Achille" oppure
"Cantami, o Musa, l'ira funesta d'Achille Pelìde".
la faccenda è questa: ho una mano fuori uso, la sinistra, esattamente.
c'avevo una porcheria da tirare via, dice il medico crioterapia no laser nemmeno ci vuole un intervento chirurgico.
ok, fai quello che devi fare. comincia a spiegarmi cosa farà, prende un pennarello e disegna il cerchio dove inciderà, dico senta non è una tetta, inoltre è mezzogiorno e comincio ad avere fame lasci perdere i disegnini e faccia quello che deve fare, se vuole poi me lo spiega mentre opera. mi chiede, questo medico, che per inciso c'ha una venetta di dolce, mentre mi palpeggia la mano, se voglio stendermi o se preferisco stare seduto, ma è preferibile che mi stenda, potrebbe farmi svenire il fatto di guardarmi mentre fiumi di sangue schizzano dalla mano. ma dai, dico, per ste cose qua... io sono un duro, c'ho un tappeto di villo sullo stomaco, dormo coi negher, mi fa un baffo a me una piccola incisione sulla mano....
mi fa l'anestesia e svengo.
no, scherzo. però l'animale immediatamente dopo l'anestesia comincia a incidere, senza darmi il tempo di, non guardo ma sento il sangue caldo scorrere giù dalla mano, comincio a sudare copiosamente, al chè l'infermiera mi dice è meglio se mi stendo la sudorazione è il primo segnale dello svenimento. ok ok mi stendo.
arriva un'altra infermiera, mi bagna la fronte con un panno umido, mi chiede -hai nausea? apro gli occhi la guardo (non è un belvedere, no) dico -adesso si, lei esce dallo stanzino e si mette a piangere.
porca sozza, un po' di punti, niente pizzeria per venti giorni.
chi lo dice al mio capo?
è in arrivo fauve, per le vacanze di pasqua. evidentemente la sua tutrice va a farsi qualche giorno da qualche parte con qualche vabbè non sono affari miei. di avere la mia super miciona qui per qualche giorno non mi dispiace. se si tratta di qualche giorno. l'ultima volta il qualche giorno è diventato un mese. sapete com'è no, dopo tre giorni, gli ospiti, etc etc.
non stavo mica prendendo sonno, ieri mattina, dal dentista? sapete come succede, vero? dopo mezz'ora che fissi il soffitto, gli occhi cominciano a socchiudersi, sempre di più, fino a chiudersi del tutto, il respiro si fa pesante, la bocca, dapprima spalancata, si rilassa, i pensieri si intorpidiscono...
-apri la bocca! urla, giustamente, il dentista, che nella bocca mia stava ravanando, e quindi la mano sua si trovava imprigionata lì dentro
-ui, ui, e ui i aoi, ui (oa oa...) che detto senza una altrui mano in bocca sarebbe: "scusi, scusi, per tutti i diavoli, scusi (porca sozza...)
Ah, che bella serata ho passato.... dopo il lavoro sono andato in un locale sui colli con vivi e un po' di altra gente, ma non era serata per stare con loro, l'atmosfera rimaneva bassina, e cosi quando siamo usciti per tornarcene a casa, ho raggiunto marco e gli altri che uscivano da un locale, a padova, qualcuno era stanco ed è andato a nanna, marco maddalena graziella e l'imbecillotto che sta scrivendo siamo passati in un altro posto. ohi, pensavo che le due fossero due deficenti, e invece no, beh magari maddalena si, ma graziella no.
ma no, che scherzo. in realtà etc etc.
mi sa che.
si vedrà.
ieri si è laureato ve-lo-dirà-lui-se-vuole, gli amici organizzatori hanno pensato di vestirlo da pizzaiolo, e così hanno chiesto a me se procuravo l'addobbo. uno mi ha chiesto se per carnevale gli posso prestare la roba, e io ho detto wow che bello io mi vesto così per andare a lavorare e c'è chi si vuole vestire così per far ridere, perchè evidentemente trova che questa tenuta sia buffa, ridicola...
ad ogni modo, congratulazioni, dottore, sei stato un fenomeno.
bravo davvero. bravo bravo bravo.
supervisione, quattro ore di vita buttate via.
lo psicologo, la copia italiana di art garfunkel, uguale uguale uguale, la prima volta che ci ho partecipato, s'è messo le mani sui suoi sparuti e sparati, anche, capelli, chè ho dato manforte a marco nella furibonda litigata con gli operatori di un'altro ramo dell'associazione. la seconda volta marco e io siamo riusciti a stare in silenzio per due ore, poi non ce l'abbiamo più fatta, non abbiamo più retto alle provocazioni, e giù di nuovo di cattiveria. propositiva, ma pur sempre cattiveria.
ieri, sarà stata l'aria primaverile, non abbiamo litigato, e dunque il tutto è risultato pure alquanto noioso. m'ha ripreso, il capocomitiva, perchè guardavo continuamente alla finestra, con la bava alla bocca, dice ti invidio, chè guardi fuori con tanta voluttà, cosa stai guardando? dico fa bene a invidiarmi, sul lungargine stanno correndo decine di capilavoro (o capolavori - boh) della natura, fiore di culi, crema di deretani, soutè di fondoschiena.
ah - dice - voi, ma le ragazze?
lascio cadere la cosa, per educazione e per non offendere nessuno, ma la risposta intima (ossia, taciuta) è stata chissenefrega, si accontenteranno di guardare noi qui, oppure di ascoltare i tuoi cazzi di ragionamento, cosa vuoi che ti dica....
venezia.
mentre Vivi legge il papiro e beve vino, il gestore del ristorante in cui lei lavora un paio di giorni la settimana tira fuori da una borsa, da bravo veneto, un salame e un coltello, si appoggia a una panca, e si mette ad affettare. la moglie intanto apre il fiaschetto di rosso. poi lui mangia. e lei beve. poi mangia lei. e beve lui.
coppia affiatata.
indovina chi viene a cena.
seduti in una lavanderia a gettoni, sidney poitier e viso pallido suo amore stanno abbracciati teneramente, in silenzio, e guardano assorti il cestello della lavatrice (leit motiv della giornata, evidentemente) come fosse uno schermo. o un tramonto.
romanticherie di venezia.
Quand’ero bambino, e a dire il vero anche durante l’adolescenza, speravo sempre che il postino arrivasse e portasse posta per me. Posta che sarebbe stata lettera, o cartolina, o un lascito, chissà mai... e non arrivava mai una sega.
Poi, negli anni, cominci a sperare che non arrivi niente, che quando in cassetta c’è qualcosa sono solo rogne, tasse universitarie, bollette, ingiunzioni di pagamento, multe, avvisi del ministero delle entrate, inviti a comparire, per non dire di quando viene addirittura il messo comunale, un ometto che ti porta tanta sfiga a casa e te la consegna anche con un ghigno di soddisfazione, e per non dire poi di quando trovi un avviso di giacenza, per cui la sfiga rognosa devi pure andartela a prendere alle poste centrali, e devi anche pagare, per ritirarla. Robe da non credere....
E naturalmente, questa posta, arriva.
Sempre.
E copiosa.
Apro la cassetta con la speranza di non trovarci niente. Con il terrore di trovarci qualcosa.
Vuota!
Yuhuuuuuuuu diosialodatooraesemopreamen!
Nella vita di un uomo ci sono dei tempi morti e degli spazi vuoti che quest’uomo non sa come gestire, o riempire.
Come quando devi uscire ma per uscire devi aspettare che la lavatrice lavi quel pantalone, perché oggi voglio proprio quello, e poi quando ha finito di lavare devi aspettare che la lavasciuga li asciughi, quei pantaloni, o me li metterò bagnati, seppur centrifugati?
Allora che faccio? A intervalli regolari di quindici minuti, scendo, con un sentimento di ansia mista a paura, apro la cassatta della posta, constato che non c’è niente, esulto, giubilo, urlo un urlo liberatorio, salgo in casa contento come un totti davanti alla playstation.
Caffè, cicca, scrivo cazzate che poi posto sul blog.
Scendo, ricontrollo la posta, non c’è niente, di nuovo, scene di festa etc etc e così via.
Si saranno asciugati i miei pantaloni? Controllo...
.....
yippie-eeeee ok ci siamo stiro ed esco
Automobilisti... bisognerebbe, ogni tanto, randellarne un paio per educarli tut... per educarli tu.... per educarne un paio.
Mia mamma dice che un genitore, e in particolare una mamma, certe cose che riguardano i figli se le sente dentro, c’è un legame particolare per cui può succedere che senta quando a un figlio sta per capitare qualcosa, o quando succede qualcosa, effettivamente, a distanza.
-come quando hai avuto l’incidente – mi dice – io, appena mi hanno chiamato e mi hanno detto che era successo un incidente, ho pensato subito a te.
-per forza, ti ho chiamato io
La vecchia al lavoro, e quando dico vecchia intendo dire proprio vecchia, e quando dico al lavoro anche in questo caso intendo dire proprio al lavoro, stasera mi ha messo una mano nel sedere. Mica la mano morta, macchè, l’ha proprio sistemata lì, con scioltezza, tranquillamente, col ditone medio a ravanare, in cerca di chissà cosa.... Attenta vecchia, perché in periodi come questo prendo su di tutto, non sai quello che rischi.
Non guardo in faccia a nessuno.
Teoria del carciofo.
Ottima birra dopo il lavoro con fast olo mario gino e sergio, localino di cui ignoravo l’esistenza, caruccio. Olo, perché è un ragazzo buono, mantiene i contatti con l’est europeo. Dice che Sua Emanazione ha onorato questa città con la sua presenza, la scorsa settimana, toccata e fuga. L’unica cosa bella e interessante, di questa cosa, è che dopo la toccata, c’è stata la fuga. Sciò, pussa via.
enea, questa è dingle. In fondo a questa strada, sulla sx, dove c'è l'ultima casettina rossa, c'è il pub dove sono andato a bere da solo, incazzatissimo, mentre lei si lavava e telefonava a casa.
non è bellissimo?
"oi, umberto, agora que vc já terminou o curso, não seria mais conveniente consultar o dicion. na biblioteca? Ou os dicionários on line? Tente este endereço: www.********* De qualquer forma, eu uso o dicion. de ***, P*** Editora. até mais prof. bianca"
grazie. a dire il vero non è per me, ma poi, ma se io ti chiedo di consigliarmi un dizionario, non puoi consigliarmelo e basta? devi per forza dire la tua? e poi ti pare che abbia finito il corso senza neanche avere un dizionario?
un paio d'ore più tardi
"ciao, umberto, ma se vanno in brasile conviene prendere un dizionario esclusivamente con la terminologia brasiliana, e conviene comprarlo in brasile che costa meno di qua. ciao bianca"
avete notato? nel giro di due ore è passata a scrivere in italiano, e si è presa maggiore confidenza nel saluto rispetto alla mail precedente. meglio che non le risponda più, se no chissà come va a finire...
ho perso tutto. tutto. tutto quello che avevo, ma proprio tutto, l'ho perso. ero partito con cinque euri, e a fine serata erano tutti disposti in odiose colonnine tutte uguali sotto lo sguardo fiero e minaccioso dell'omar. l'unica certezza (per logica deduzione) è il modo in cui ieri sera se la stava spassando sua morosa. la morosa dell'omar. che c'ha una fortuna, lui, l'omar, che è davvero qualcosa di non credibile, ogni volta sei lì e dici non è possibile.il bettiat bastardo pure lui m'ha fulminato un paio di giri, e si è appropriato di soldi non suoi. cioè, meglio, miei. il toffa stava simpaticamente perdendo tutto, neanche un giro buono, l'hanno fatto arrabbiare con una battuta, ha smesso di colare bava davanti alle donnine di penthouse e si è rifatto di cattiveria, lasciandomi solo nella cattiva sorte e nella disperazione della miseria più miserrima. -ok, umbe, grazie, alla prossima. grazie sto cazzo! begli amici.... a me! in casa mia! maledetti....
adesso, amica mia, col tuo trenta in saccoccia, se ti sento ancora dire una cattiveria anche minima sull'amato prof. ti frantumo tutti i dentini dell'arcata superiore. pettegola. manca due giorni da padova e subito, al ritorno, mi chiama per sapere che cosa è successo, chi ha fatto cosa e come è andata tra nico e la rumena (a proposito, la rumena, buco anche lì, non bastasse la mia propensione a farmi dire di no, c'era già qualcosa in fieri tra i due), tra vivi (quella di venezia) e luca, tra vivi (quella di padova) e suo cugino, tra vivi e morti (yippie), tra elvis e marco, tra miki e marta, tra me e me. tra me e me. già. desolation row. seminario internazionale a verona sui minori negr..... sui minori stranieri non accompagnati. trentacinque persone presenti. venti i relatori, i quali, a mano a mano che parlavano, andavano via, così alle cinque del pomeriggio i presenti erano sette. chè anche qualche partecipante si era rotto le balle. l'unico a rimanere oltre il suo intervento, tra i primi nella mattinata, l'assessore, ha aspettato pazientemente il buffet, primo a entrare in sala, ultimo a uscire, si è sbafato l'inverosimile, ed è poi salito direttamente in macchina. anche io voglio fare l'assessore.
biblioteca di facoltà.
-heilà, marta, ragazza mia stupenda come sempre, come stai?
-eh, insomma... mi ha mollato il ragazzo, due mesi fa
-..... stupendo...
-mi sto dando all’alcool, adesso, per superare
-e perchè non mi chiami, che ti consolo io?
-non ce l’ho io, il tuo numero
-porca sozza, segnatelo subito, scrivi, scrivi: 33x xxxxxxx
-ok dai, che andiamo a bere insieme
-ma quale bere, ti consolo a suon di sesso, quale bere
-ma tu non c’avevi la morosa?
-no, non era proprio così, e comunque tu non ti preoccupare. ... marta, lo sai che sei il mio sogno erotico, si?
-si, me l’hai detto già
-ecco, appunto. chiamami, allora, ok?
-ok, ci vediamo
-come no, ok, ciao
dovrebbe essere il compleanno di francesca, oggi. non ne sono sicuro, però.
ad ogni modo, se non è oggi, è domani, o dopodomani. tanti auguroni, allora.
l'amichetta di vivi è molto carina, molto. lunedi a venezia ci sarà anche lei.
dèjà vu.
“Che fai stasera?” mi chiede maggie della maggie’s farm ieri sera. “me ne vado a nanna”, dico io. E lei “ma non viene più a trovarti la donna delle pulizie?” “no – rispondo – adesso va a fare le pulizie a casa di qualcun altro...” e infatti giusto giusto ieri sera il pretendente le ha fatto la dichiarazione, con fiori e anello celtico comprato a dublino qualche tempo fa, captatio, perchè lui sapeva quanto lei adori quell’anellino, quel nientino che lei voleva da me e che io mi ero rifiutato di comprarle in scozia due anni fa e in irlanda l’anno successivo. Subodorando che ieri sera ci sarebbe stata la dichiarazione d’intenti, tra una pizza e l’altra con le mani piene, per dirla col mio titolare, di carcioffi e buffola e anche di ipercorrettismi e apofonie, mi sono messo a mandarle messaggini per sapere come procedeva. “ancora niente” e poi “adesso è in bagno” e alla fine solo stamattina ho saputo finalmente com’è andata la serata. Mi tocca andare su e portarla a cena, domani sera, perchè sono curioso come una perpetua di sapere tutto, riportato diligentemente parola per parola. Lei ci è andata, a cena. Non come è successo a me un paio d’anni fa. Viene a lavorare per me in pizzeria una ciccia, ma una ciccia, roba da sangue da naso, direbbe enrico, o anche una ciccia imperiale. Una delle più belle ragazze che ho conosciuto, una che se anche non sapeva fare poi molto, e in effetti non faceva poi molto, in pizzeria, andava bene lo stesso. Un po' frivola, magari, un po' stupidina, se volete, ma davvero bella. Gino me la chiama, una così, una figa di legno, credo intendendo dire che conversare con una persona di questo spessore ti da le stesse emozioni che ti da il conversare con un bastone da passeggio in quercia, o con un tronchetto di faggio, o con un tavolo in noce. Però bella, questo non si discute. Insomma, che mi piaceva fisicamente non era un segreto, una parolina due paroline tre paroline. Vien fuori che lei va a correre, e io le dico ma dai anch’io vado sempre a correre, e solo un quoziente intellettivo pari a trenta può guardarmi, vedere il mio fisico e credere che io vada a correre regolarmente. Ma sono tanto bravo a recitare che ci crede, e ci accordiamo per andare a correre insieme. Uhhhh, parco degli alpini, tardo pomeriggio, primavera. Non se ne parla di correre appaiati, fammi un piacere, tu stai davanti, e io ti vengo dietro, che devo guardare una cosa. Uhhh, devo ripeterlo, uhhhh che vista..... A fine corsa mi espongo del tutto, le dico le emozioni che provo, cioè no, non è corretto, se gliele avessi dette veramente mi avrebbe tirato due calcioni sui maroni e anche due randellate sul cranio, no, le dico quello che in quei casi lì si deve dire per farla contenta, mi dichiaro, tutto sudato e onto che non deve essere stato un bel vedere, e insomma, per finire, la invito a cena per il venerdi successivo. Lei accetta. Torno a casa volteggiando e fluttuando leggero come una libellula, non ci credo che sia vero. Il venerdi, ansia, eccitazione. Vado a comperarmi un completino bello bello, taglio i capelli, prenoto un tavolo in un ristorantino caruccio dove si cena al lume di candela, vado ad assicurarmi in loco che ci siano fiori sul tavolo, tutto pronto per la grande sera. Susanna (così si chiama. Sentite che nome, non è già il nome un nome che fa venire l’acquolina in bocca, eh? o un pruritino diffuso su tutto il corpo....) mi telefona alle otto mi dice che è ancora in ufficio che ci sono problemi che mi chiama quando esce. Che mi chiama quando esce. A quello che mi risulta, dovessi dar fede alle sue parole (che mi chiama quando esce) è ancora lì, in ufficio...
venezia, piano terra. the girl from the north country, che poi sarebbe più o meno pordenone o udine non ho ben capito, poggia il culo sul ripiano della cucina, imbraccia la chitarra, la sistema sul cosciotto destro, allarga le gambe, poggia i piedi su una sedia, canta una canzone sua. in francese. e canta di una tutù che non è più mia, che lo era e ora invece ha preso altre strade, e canta del bene che ci ho voluto, e di quello che gliene porto adesso, e poi epiloga la canzone con una esortazione/invocazione a Fahd, che la tratti bene, e che le voglia bene anche lui. bella canzone, peccato per il francese, non lo conosco, non ci ho capito una parola, ma il senso mi pareva quello, comunque. oggi a padova circolano solo le targhe dispari. cioè, il cartello dice così, in realtà si intende, credo, almeno, che voglia dire che circolano solo le auto con targa dispari, se no immagino sarebbe un problema, ma sarebbe anche inutile che una targa dispari girasse per le strade senza un'auto attaccata al culo, o senza una targa pari con cui scambiare due parole. primo, vivrebbe una sorta di classismo, come dire oggi girano i maschi domani le donne. oppure, chessò, oggi quelli che portano gli occhiali domani quelli che non li portano. secondo, a padova ancora non ci sono ritrovi per targhe, nè pari nè dispari, per cui non saprebbero nemmeno dove andare, le targhe dispari, intendo dire, che fanno, si ritrovano sotto i saloni per uno spritz? si, potrebbero anche farlo, ma ve lo immaginate che tristezza, se poi non ci sono anche le targhe pari. perchè dico tutto questo? ah, si, lo dico per dire che la mia nuova tutù c'ha la targa dispari, per cui oggi posso andare a ritirarla, anche se giulio ha pensato bene di prendere la sua donna e portarla in montagna, oggi, e voleva darmela lunedi, o io che faccio sti giorni, vado a piedi e intanto penso a giulio? no, no.
Ah, che splendida giornata oggi a Padova, nitida, tersa, pulita... Sarà per la circolazione a targhe alterne, sarà per il blocco totale del traffico domenicale, ma no, non è questo. È che la principale fonte di inquinamento della città da qualche giorno è sparita dalla circolazione, portandosi dietro tutto il suo ammasso di sporcizia, di untume, di lerciume, di viscidume, di lordume, di vecchiume, di laidume, di bitume, di qualsiasi cosa che finisce in ume, se l’è portato giù verso quello che già il maggiordomo di Plinio il Vecchio chiamava il Mare Nigrum, adesso se lo respirino loro tutto sto puzzo di vecchio, di stantio, questo maleodorante afflato vestito di viola e ricoperto di nero, se lo godano loro questo fluente lungo unto capello lavato in acqua stagnante e sciacquato in un canale di scolo, se le rimirino loro queste belle unghiette raspose strappate morte rinate e rimorte. Ah, che splendida giornata oggi a Padova, nitida, tersa, pulita...
cazzo
cazzo cazzo cazzo
astinenza da fumo e astinenza sessuale cazzo non parlatemi.
due astinenze tutte insieme.
sono troppe.
ho detto non parlatemi anzi non guardatemi neanche cazzo
cazzo cazzo cazzo
non toccatemi ho detto
spaccotutto
cazzo
i parenti. dite se non siete d'accordo con me, che per il novantacinquepercento sono delle zecche fastidiosissime dalle quali è bene stare lontani il più a lungo possibile. già che da oggi sto facendo il mio primo vero tentativo serio di smettere di fumare, e chi mi conosce sa cosa voglia dire per me questo, e cosa sia e rappresenti una sigaretta per me. già che da quando lavoro in casa famiglia mi ritrovo per la prima volta in vita mia a dover guidare per il traffico cittadino proprio nell'orario peggiore, quello in cui si muove la plebaglia quella più frustrata e parallelamente più furba, italianamente più furba quando è alla guida, quella che quando arrivo a casa sono un fascio di nervi e un cumulo di aggressività che porca miseria perchè non c'è un figlio di zoccola che mi provoca che così ho una scusa buona per mettergli le mani addosso e pestarlo pestarlo pestarlo fino a non poterne più - io, non lui - che dopo un'ora di macchina così davvero hai la giornata rovinata e l'equilibrio mentale fottuto. arrivo a casa dei miei, che so che ci sono due coppie di zii, giusto per forma e per educazione. e, ditemi se non è cosi anche per voi, cominciano a lanciare frecciatine e a fare stupide insinuazioni, nel tentativo (illusorio, è chiaro) di tirare appena un po' fuori la testa dalla pozza di merda in cui stanno annaspando, o meglio, di tirarci dentro te, per elevarsi un po' loro, e allora ti fanno ste battute sull'università sulla morosa c'è o non c'è sull'età sul fisico. ma perchè non andate a rompere i coglioni ai vostri figli, dico io. ma perchè non guardate lì in casa vostra, che c'avete da mettervi le mani nei capelli, vorrei dirvi. e invece sono un po' più educato di loro, lascio perdere, prendo il mio piatto e mi sposto in un'altra sala. e fanculo se pensano che sono squilibrato. lo sono.
Esco di casa, in-sello la bici, parto. Dunque, mi presento così oggi al mondo: jeans neri, maglione nero, scarpe nere, giubbotto nero, sciarpa nera, guanti neri. Voglio dire, oggi Tanatos era da me egregiamente rappresentata anche esteriormente, oltre che nell’intimo, come il solito. Intendo nell’interiorità, non nell’intimo indumenti. Dunque, sto pedalando tranquillamente, qualcosa attira la mia attenzione, un sentore... abbasso gli occhi, e che dio mi fulmini e mi maledica e che giove pluvio e giove tonante suo alter ego e anche un po’ suo complemento possano scaricare sulla mia indegna persona le loro ire iraconde che si incazzi come una biscia anche allah e tutta la sua progenie, se mai ne avesse, e zeus saettante e fulminante mi colpisca se mi capita ancora e se per caso gli avanza tempo, porcamiseriacciainfame, per sbaglio, ma per quale sbaglio, prendendoli al volo e vestendomi in velocità mezzo assonnato e l’altro mezzo rincoglionito, non ho mica messo un paio di calzini blu? Puttanissima zoccola, non posso scivolare su queste cose, si parte da qui, lo so, e poi chissà dove si arriva....
sentite qua cosa dice il cattivo in mission impossible 2: "le donne sono come scimmie, non mollano un ramo finchè non ne hanno afferrato un altro". ovviamente non sono per niente d'accordo, è un'opinione del tutto personale, e assolutamente non condivisibile! beh, magari proprio assolutamente, no... voglio dire, magari per qualche ragazza, forse.. beh si, insomma, dai, concedetemelo, magari, per qualcuna, potrebbe anche valere...
Ho vinto! Finalmente, dopo tanto tempo, ho vinto. A poker. Porca miseria sozza, erano mesi che il mio invidiato culo, solo nel gioco delle carte per carità, mi aveva abbandonato, e ora finalmente sono tornato a vincere. Che soddisfazione... la faccia triste del bettiat, quella preoccupata dell’omar... e i loro soldini nel mio mucchietto. Si, porca miseria, si! Adesso si che mi sento bene, in armonia con le monadi leibniziane.... Però c’è una cosa che non mi torna, alla fine mi sono trovato in tasca un euro e sessanta, quando invece avevo vinto un euro alla fine delle mani regolari, e un euro e venti nel giro finale di “teresa”, dove ognuno si gioca i “rotti”. Dove sono finiti tutti quei sessanta centesimi di euro che mi spettavano, eh? Tu nei sai niente omar, eh? Bastardi gli amici, devi sempre stare all’erta
(In seguito alla vincita) Sono andato da giulio e gli ho portato i soldi di caparra. La macchina però non me l’ha data. Dice che me la darà quando gli porterò anche il resto dei soldi. Bastardo anche lui
Vabbè. Dunque, vado a ricevimento dal prof. Questo prof io lo adoro, se non altro per il fatto che tutti lo odiano. E comunque mi ha sempre trattato bene, a differenza di ma adesso il discorso è un altro non sto qui a raccontarvi tutto. Dunque, dicevo, io lo adoro, ma vorrei continuare ad adorarlo ancora, anche durante e dopo ‘sto lavoro finale. Un mese e mezzo fa ci accordiamo sull’argomento, e mi dice intanto leggiti ‘sto libro poi torna e ne riparliamo. Io leggo il libro, e ci metto un mese e mezzo, perchè in una traduzione italiana non lo trovo, e perchè è stato scritto nel portoghese di fine ottocento. Insomma, ieri vado in facoltà, e a dire il vero la giornata comincia bene, perchè lì ci trovo la mia carissima amica giulia. Per farla breve e non farvi perdere tanto tempo, chè c’avrete anche di meglio da fare, dunque, dicevo, entro nell’ufficio del prof stretta di mano mi inchino mi scappello mi inginocchio gli bacio i piedi gli lustro le scarpe insomma le solite cose e cominciamo a parlare. Dopo un paio di nanosecondi mi dice attenzione a quello che mi dice, dunque mi dice aspettate che vi dica cosa mi dice state bene attenti mi dice sentite qua cosa mi dice: “perchè invece di concentrarsi solo su questo romanzo, mi dice, e fare un’analisi solo di quest’opera, perchè, dunque – mi dice – non si legge anche gli altri romanzi e così si fa un’idea completa di tutta la sua letteratura di denuncia sociale, che spazia tra tutte le varie classi, e non solo di questa dell’opera che ha letto, e poi fa una bella analisi e una comparazione tra le varie opere?” Già, dico io, perchè? Perchè non ci ho pensato io? Miseria lurida sozza e anche un po’ puttanella, come mai non sono stato illuminato io stesso dalla Grande Luce, com’è possibile che non ci abbia pensato io? Ma dove avevo la testa? Ah, esimio, grazie, davvero grazie, non so come ringraziarla, è davvero.. guardi, non ho parole per... grazie grazie... si, adesso ci vediamo tra otto mesi, però, ma fa niente, grazie, professore, si, grazie, io la adoro, lo sa, si, vero? Io la adoro, si, grazie, grazie ancora...
Ieri sera testacoda in autostrada, stasera pokerillo con gli amici. Il nesso trovatelo voi. Ci riprovo, a fare una pastarella agli ingrati, sperando che venga meglio di quella dell’ultimo poker. L’omar e io si è stabilito che il bettiat, avendo vinto le ultime due o tre volte, debba ritornare ai suoi standard, anche perchè ha vinto sempre a scapito mio. E questo non va assolutamente bene. Il toffa viene?
È in arrivo la mia nuova tutù.
Cri manda a me, per sbaglio, sms destinati a qualcun altro. o forse (meglio) finge soltanto di sbagliare C – grazie per la splendida nottata. Mi hai fatto sentire donna come da molto tempo non mi sentivo U – (interessante...) cri, guarda che hai sbagliato. E chi sarebbe, comunque, il torello che ti ha fatto sentire donna-come-da-molto-tempo-non-ti-sentivi? C - .........(sparita) The day after U – cri, sei a casa? C – sono a pranzo fuori con yo-yo U – ah... è lui che ti ha fatto sentire donna-come-da-molto-tempo-non-ti-sentivi, l’altra notte? C – devo salvare le apparenze U – ‘azzo vuol dire....
How does it feel How does it feel Come ci si sente, eh? (ti stai divertendo, adesso, vero? le cose ti vanno bene ora, no?) Piangerai. Cercherai un fazzoletto su cui asciugare il tuo rimorso. E quello che è assolutamente bello, e grande, e gratificante anche, è che non lo troverai, un fazzoletto. Nessuno ti vorrà dare il suo fazzoletto. Nessuno vorrà neanche sentirtelo chiedere. E i miei.... i miei li hai già visti tutti, non ne ho più, da dartene. Non venire nemmeno a chiedermelo, un fazzoletto, sarebbe inutile.
La principessa sul campanile e tutta le persone carine stanno bevendo e pensando che ce l'hanno fatta e si scambiano tutti preziosi regali ma tu faresti meglio a prendere il tuo anello di diamanti faresti meglio ad impegnartelo, ragazzina Eri solita ridere del Napoleone in stracci e del linguaggio che egli usava và da lui ora, ti sta chiamando non puoi rifiutare quando non possiedi più nulla non hai nulla da perdere sei invisibile ora non hai segreti da nascondere (LARS 1965) posted by Umbe9:12 AM *** |
Sunday, January 18, 2004
dici che ci facciamo una risata, olo? ma si, facciamoci una risata, la situazione è talmente ridicola.... idee confuse, dici? macchè, zoccolame allo stato puro, fidati.
(a proposito di idee confuse, cambiando argomento) SMS FdC (faccia di culo) - ciao, sei libero nel tardo pomeriggio? ti offro uno spritz, ho voglia di vederti U (umbe) - heilà. porca miseria, a dire il vero nel tardo pomeriggio pensavo di tagliarmi le unghie... mi dispiace, ci tenevo proprio tanto a vederti FciC (faccia come il culo) - bel sarcasmo, davvero. U (umbe) - dai, non prendertela CaPdF (culo al posto della faccia) - non me la sono presa...
(tornando all'argomento iniziale, che non aveva niente a che fare con quest'ultimo) immatura, dici? macchè, zoccolame allo stato puro, credimi.
mi ha chiamato giulio, era in macchina, di ritorno da cortina dove ha accompagnato il suo titolare, il super presidente, il dottor S, dell'omonima concessionaria, per una super cena con la super moglie per una super.... sto esagerando, vero? vabbè. insomma, a 'sto ometto gli hanno ritirato la patente, qualche giorno fa, per eccesso di velocità, e siccome nel momento in cui l'hanno beccato giulio era in macchina con lui, giustamente il boss ha dato la colpa a lui, perche l'aveva distratto mentre guidava. eh eh. e cosi adesso invece di lavorare e guadagnarsi la pagnotta, l'amico giulio se lo deve scarrozzare in giro per... per.... se lo deve scarrozzare in giro. e non sei contento? posted by Umbe2:26 PM *** |
Thursday, January 15, 2004
il dentista stamattina mi ha detto che c'ho l'orifizio piccolo. ovviamente parlava dell'orifizio che interessava a lui, piccoli bastardi maliziosi, e cioè la bocca. "c'ho anche le orecchie, piccole" ho aggiunto io. e lui mi ha detto che proprio ieri una signora ha portato in studio le foto del nipote appena nato, e poverino lui, c'aveva due orecchie fa far invidia a dumbo, dice il dentista, e perciò è meglio avercele piccole, come le mie. già.
non era un sassolino, quello lì, quello che mi sono tolto dalla scarpa. era un sassolone. brutto, eh? si si, brutto brutto la questione è questa: il problema non è che tu sia una zoccola, per quanto una zoccoletta provinciale, di un lignaggio basso, ma tanto infimo che credo abbia radici giù nelle fogne sotterranee. no. il fatto è che lo devono sapere tutti. e lo devono vedere, e non certo sapere da me. e lo stanno vedendo. sicuro. bastava avere un po' di pazienza e dare modo al puzzo di escrementi in avanzato stato di putrefazione, che cerchi di tenere soffocato sotto i vestiti, di spandersi nell'aria e rivelare a tutti la tua natura. questione di tempo, l'avevo già detto ieri. pensavo, però, che ci avresti messi più tempo. che fossi un po' più intelligente e furba. e invece sei talmente stupida e grossolana...
avete presente la drogata, l'eroinomane de "le invasioni barbariche"? quella lì è il tipo di bellezza per cui potrei anche...... anche...... non lo so, potrei anche..... state aspettando che dica qualcosa, vero? ancora un pochino. potrei anche, ecco, potrei addirittura, cucù, potrei perfino, yuhuu, potrei - dicevo - perfino smettere di fumare. credo. bella donna, si.
l'anno è cominciato veramente bene. nel giro di tre giorni ho fatto fuori.... pssst, non ditelo a nessuno. a quest'ora saranno carne marcia.
novità, per quest'anno. a tempo debito.
il rospo che un tempo è uscito a fatica dalla fogna del suburbio, adesso si sta adattando e integrando perfettamente con la cloaca dell'urbe. si, era solo questione di tempo. a dire il vero, ci ha messo anche qualcosa di suo, che aveva anche qualcosa in più, da dare, nel senso dello schifo e della putredine.
essendo tradizione l'ultimo giorno dell'anno, o forse il primo, o forse la notte di passaggio non so, buttare qualcosa di vecchio giù dal balcone, i miei amici di festa hanno pensato bene di buttare giù me.
vedo francesca dopo mesi per un caffè, e succede che, con una uscita molto delicata e sensibile, riesco a farla piangere. porca miseria, mi sarei dato una martellata sui maroni, ci sono rimasto proprio male...
Ieri arrivo al lavoro in pizzeria e saluto uno dei due cuochi ciao Vittorio come va e lui in risposta comincia a bestemmiare. ah, capisco. saluto l'altro cuoco, quello del deserto, heilà, tutto bene? e lui si mette a imprecare e a lamentarsi (perchè lui non bestemmia, se no l'avrebbe fatto anche lui). Poi entra toni, uno dei camerieri, e non glielo chiedo nemmeno come va, faccio due calcoli e penso di sapere già come gli va, e infatti neamnche il tempo di togliersi la giacca, comincia a bestemmiare e a imprecare. uhmmm.... fatemi capire, avete passato un buon Natale, si?
Madame Fauve è venuta a trascorrere le vacanze di natale qui da me. Mi fa compagnia una dozzina di giorni, forse due settimane. Che micia, la mia micia, diventa sempre più bella. C’ha un pelo che neanche un cincillà, anzi, che neanche un collarino di pelo di trenta cincillà spelacchiati per le feste natalizie può vantare. Ha il musetto perfetto, per non parlare del fisichino, l’avesse vista Platone avrebbe avuto come non mai un esempio di cosa sia “l’idea iperuranica” di gatto, la mia micia. Ha un portamento regale, un filino ma appena appena di puzzetta al naso, ma se lo può permettere. Disdegna le carni rosse, non se ne parla nemmeno. Beve solo acqua corrente. Dopo i pasti si fa la toeletta, e si lava i dentini col dentifricio al tacchino e lo spazzolino di Topolino. E ascolta buona musica. Ha molta fantasia e creatività, oggi rompe una tazzina da caffè, domani magari un bicchiere, dopodomani strappa una tenda. Però si fa benvolere, perchè è un po’ zoccola. Un po’ tanto, d'accordo, ma di quel zoccolame che in qualche modo intriga, non disturba.
Il nonno in pensione con giubbottino arancione e paletta rossa in mano che fa attraversare la strada ai bambini all’entrata e all’uscita da scuola in questo quartiere è andato scoprendo via via il potere di quella paletta, e il potere che dà a lui il tenere in mano quella paletta. Non parliamo di orari, anzi, parliamone, adesso non gli bastano più dieci, quindici minuti, adesso prosegue a oltranza, lo trovi ancora lì a spalettare alle nove e mezza, credo che si sia messo in testa di farsi tutto l’orario critico di traffico, e lo stesso fa ovviamente il pomeriggio, se il doposcuola finisce alle quattro, lui si impala lì e impaletta fino alle cinque e mezza-sei. Come a dire che il vecchio ti ferma non per far attraversare un bambino, ma per far attraversare un omone che se lo urti ti fai più danni tu alla macchina che lui alle gambe, o peggio per far attraversare quelle mamme che non fanno un cazzo tutto il giorno se non portare i pidocchi a scuola in piscina in palestra, quelle che il vecchio fa attraversare facendoti lasciare sull’asfalto cinque euri di pneumatico neanche passasse un’autoambulanza con sirene lampeggianti paletta, e poi una volta arrivate dall’altra parte della strada si fermano a chiaccherare per due ore dei grandi problemi del mondo, credo. E invece no. E invece parlo del fatto che il nonno ha imparato un giochino divertente, si nasconde dietro la fila di macchine ferme nella corsia opposta, oppure dietro a un capannello di mammine, ti guarda arrivare, aspetta che tu sia a cinque metri dalle strisce pedonali, eeee.... oplà! Con balzo felino che non diresti alla sua età salta fuori e ti sventola compiaciuto la paletta in faccia, scagazzandosi in mano, ma senza darlo a vedere, dal momento che ti fermi a cinque centimetri dalle sue deboli magre e tremule gambine, ma poi si stampa in faccia un ghigno tronfio e gaudente mentre tu imprechi e bestemmi e gli auguri buona giornata e mandi un pensierino alla sua mamma che lo ha generato così giocherellone e birichino. Stamattina mi ero distratto e mi ero dimenticato del vecchio e del suo rituale giochino, e stavo seriamente per mandarlo a pascolare nelle verdi praterie del cielo, tra le schiere degli angeli e dei santi. Avrei avuto voglia di scendere dall’auto, di strizzargli affettuosamente le guanciotte, oppure, chessò, tirargli (amorevolmente, si intende) una ginocchiata sulle palline. Mi sarebbe piaciuto tirargli via quella paletta dalle mani e sodomizzarlo con quella stessa paletta, lì, davanti ai bambini, alle mamme, agli automobilisti. Mi sarebbe piaciuto. Ma non si può fare, lo so, è Natale.
un postino (diminutivo di post. cioè, post-ino) tanto per farvi sapere che sono ancora in questa valle di lacrime. nonostante le minacce che ho ricevuto da tirana periferia. se mi ammazzano, voi sapete chi è il mandante, fatelo arrestare. anzi, lapidatelo, e gettatelo in pasto ai pescecani dell'adriatico. il bastardino. frequento un corso-leprotto promosso da qualcuno non so chi e finanziato da qualcun altro non ricordo bene perchè. per caso, c'ho ritrovato anche olo. e oggi durante la pausa pranzo ci siamo fatti una chiaccherata interessante, sparando vagonate di metaforico ma non per questo meno puzzoso letame su questo e su quella. i destinatari del suddetto restano non nominati. il sacco saccoso è tornato definitivamente da barcellona. il circolo "gli avvenimenti" ha chiuso per sempre.
Pensavo di essere stato particolarmente sfortunato, e invece ho conosciuto un ragazzo che ha dovuto pagare ancora di più la bastardaggine di. Parlo di firme di garanzia, parlo di contratti firmati a nome di due, parlo di persone senza dignità e di persone che invece la dignità quella ce l’hanno e non parlo di me, per carità, però c’è gente che scappa e gente che resta. E non ho ancora ben capito, non sono sicuro, dov’è meglio stare
Mi manca una serata lake. Enella, d’altronde, per anni non ha pagato le tasse sui pur pingui introiti del gruppo, e poi aggiungeteci collusioni politiche, tendenti pure verso l’estremismo brigatista, e finanziamenti illeciti dell’allora p.c., e relazioni col kgb e coi servizi segreti cubani, e la barba sempre più folta e lunga, claro es che appena sposato ha pensato bene di incidere un ultimo cd e con i guadagni scapparsene in sud america, che altro poteva fare? Ha fatto male? Adesso passa le giornate al mare con la sua donna vicino e le palline, anche quelle vicine mi auguro, spaparanzate al caldo sole del messico
Tu, pidocchio, stai al tuo posto, sennò con una scarpata ti rimetto su un peschereccio, con la prua a est, però, ‘sto giro
Wilma, per favore, un custozinho per me, una scarpetta per vittorio e per il berbero un’acqua col forellino
ho voluto cercare in un paio di dizionari il significato della parola "barbaro", chè ogni tanto mi dimentico il significato quello proprio preciso originario etimologico della parolina. ecco qui: 1) privo di finezza, rozzo, incolto 2) che, chi si comporta in modo rozzo e incivile o i signori del vocabolario hanno conosciuto per benino qualche (persona) barbara, oppure sono proprio bravi, e le cose le sanno. yippie-ee-ee
Stamattina, tornando dalla casa famiglia, ho accompagnato un ragazzo albanese a padova, e così abbiamo fatto due chiacchere. Mi ha raccontato della traversata dell’adriatico, dalle coste albanesi a brindisi. Quattro giorni su un peschereccio, anzi, in un vano di pochi metri quadrati del peschereccio, ammassati in venti, senza mai uscirne per stare nascosti, non potendo nemmeno orinare e senza che gli venisse dato niente da mangiare. Quattro giorni. Tremila euri. Quando lo stipendio medio di un albanese equivale a duecento euri. Così mi dice lui. E comunque tremila euri sono tremila euri. Dice che se ritrova quel bastardo nella sua città, lo chiude in uno stanzino buio, quattro giorni senza mangiare e pisciare. Dice anche, enfaticamente, che lo ammazza. Non è una storia originale. Non c’è niente, di quello che mi dice, che già non sappia, nessuna situazione particolare, niente di niente di nuovo, di peculiare, di originale. Eppure, vedere alla tivù ‘ste facce che arrivano, sentire le loro storie, conoscere le condizioni in cui sono arrivati, i soldi che hanno pagato per arrivare, non è, non è per niente uguale, per niente, che sentirtelo raccontare da un ragazzino di quindici anni che te lo racconta guardandoti in faccia, con gli occhi che ri-vanno a non più di due mesi fa. Non è assolutamente la stessa cosa. È una cosa barbara... Si, è una cosa barbara.
(Scrivo dallo stanzino degli operatori in casa famiglia, ormai il mio lettone me lo sono dimenticato, non so più che forma abbia. Qui anche stasera. Scrivo mentre un ragazzo marocchino in camera sua spara musica a palla, tre mangiano come iene a digiuno da un mese e un albanese sta a dieci centimetri dallo schermo della tv a godersi uno di quei pornazzi soft che danno su telenuovo la sera tardi, dico attento che ti fa male quella roba lì, ti ho visto l’altra sera, lo so come va a finire, lo sai che perdi la vista, vero?
Una della quattro Manu che ho conosciuto nell’ultimo mese, (quattro. niente di meno) l’ho conosciuta al lavoro in pizzeria. Linguettina affilata e tagliente, è persona intelligente e stimolante, così che il nostro rapporto consiste in uno scambio di battute mai volgari, sempre alte e fini, ma talmente fini che spesso non le capiamo nemmeno noi che le facciamo. E poi oggi mi dice che c’ha un’amica che, se ne sta convincendo sempre di più, sembra fatta apposta per me. Cazzo, e me lo dici solo adesso? cosa aspettavi a dirlo, un invito formale in carta bollata?
Domande, nell’ordine (di importanza): è ciccia? Si, è piuttosto carina. Quanti anni ha? Ventiquattro. Si chiama? Silvia. Ok, il nome mi piace, ho già una poesiola pronta che si intitola appunto a silvia e comincia così silvia rimembri ma poi perchè la devo dire a te gliela dirò a lei quando sarà il momento. Allora, quando facciamo ‘sta uscita? Cucù... dove sei.... sparita! La domanda cade nel vuoto, subito risucchiata, insieme con la fuliggine, dalla canna fumaria, e la risposta, amici miei, soffia nel vento, come amava recitare una mia zia con i baffi tutte le sere dopo cena, mentre si fumava una sigaretta guardando mio zio suo marito che lavava i piatti e bestemmiava. Ad ogni modo, vi terrò aggiornati sugli sviluppi di questa storia inventata, perchè, anche se è inventata, sono del parere che si meriti uno sviluppo e un epilogo.
Devo comportarmi bene con wilma, chè l'altra sera è venuto suo moroso in pizzeria e m'ha tirato un'occhiataccia, passando davanti al banco, e con quell'occhiataccia ha inteso dire "attento, mocciosetto, che ti ho già inquadrato, stai al tuo posto, e hai fatto bene ieri sera a non uscire con noi, avresti rotto le balle e saresti stato in più, e se wilma te lo chiede ancora, tu continua a dire di no che non puoi se no ti spacco le gambine hai capito?"
Detto questo, passiamo a un’altra Manu, di un’altra pizzeria. La Manu che è venuta a trovarmi oggi. Per cominciare, dice che ha smesso di fumare, che sono quattro mesi, però nell’arco di un’ora e mezza mi scrocca cinque cicche. Scusa, hai detto che hai smesso, si? Boh, dev’essere che io fumo con tanto gusto e sentimento che farei venir voglia di fumare anche al più rompiballe dei rompiballe che rompono appunto le balle ai fumatori. Generalmente, ex fumatori, che ti ammoniscono col tono superiore di chi c’è passato, e ha superato, di chi ha affrontato e sconfitto le fiere dantesche, e adesso cammina con passo fermo e sicuro verso la Santità, libero del fardello del peccato. Mi dice ho preso sei chili, si vede? Non saprei, se ti alzi e mi lasci guardare il culo, chè quello ho ben presente com’era, e me lo ricordo bene, ci passavo le sere a rimirarlo, allora potrei fare un confronto, ma così, su due piedi, solo guardandoti in faccia, non so, non saprei dirti.... Però, in effetti, non c’ha più quell’aureola di sesso selvatico che emanava un anno fa, sembra invecchiata di parecchi anni. “Big Jim come se la passa?” “chi è Big Jim, Claudio?” “si chiama Claudio? che ne so, io” “si, Claudio sta bene” “sempre tutto un fascio di muscoli, si? “si, si” “figo, cazzo...” “beh, sai, è il suo lavoro” “perchè, che lavoro fa?” “eh, fa il bagnino” “ah, però! hai detto niente...” e mi parla dei suoi genitori, del genitore di padova e di quello di savona, e dei consorti dei suoi genitori, e della sorella, una ciccettina russa adottata dai genitori di savona, del suo lavoro, di suo moroso, della casa, dei suoceri, delle micie, della pizzeria, dove lei lavora ancora nei fine settimana, cose tutte molto interessanti che però non sto qui a raccontarvi, e penso che comunque vi interesserebbero poco. Non che a me... “senti, ma tu e Taricone non vi sposate?” “chi è Taricone, Big Jim?” “vedi che cominci a capire? si, sempre lui” “no, per ora no”. “sai, mia sorella sta diventando un puttanone...” “ah, chissà da chi ha preso...” “beh, dai, io non ero così” “non lo so, io, Manu, non ti conoscevo all’epoca, però girano certe voci” “si, lo so, ma sono solo dicerie. Chissà perchè poi mi sono fatta questa fama...” “Già. Chissà perchè...”
manu mi ha mandato un messaggino, dice se domani sono a casa, che viene a bersi un caffè. chiedo ce l'hai ancora il mandrillo, dice si, sempre big jim? mi informo, si, mi risponde,e va tutto bene? chiedo ancora, si, dice lei, allora che vieni a fare, scusa, dico, ma no dai va bene vieni, almeno però mettiti un paio di pantaloni aderenti, che diamo un po' di soddisfazione agli occhi, almeno quello... ce l'hai ancora quella tutina viola? ecco, mettiti quella la ragazza ha fama di essere pittosto disinvolta, un amico comune dice che già al liceo con un giochino di parole la chiamavano "mano d'oro", però ovviamente io non posso dirlo, cioè mi piacerebbe dire se sia una fama meritata o meno, ma me ne è sempre stata negata l'opportunità. pues claro! eppure quando l'ho assunta mi pareva di essere stato chiaro, gli accordi sono questi e questi, e fra le tue mansioni c'è pure questo e questo. si si, dice, e invece dopo, no no. se solo gino mi avesse spalleggiato un po'.... non si fa così, però
Cara Brigitte Bardot, appunto questo volevo dire, che quella è una frase che ha il tono di un'incisione sulla pietra, scolpita con lo scalpello di un mastro scalpellino, con tanto di notaio a notificare e di suggello a suggellare, e coro di angeli angelici e squilli di trombe trombose in gran pompa ed eunuchi festosi e vestali col fuoco e meretrici con l’acqua e ippopotami ed elefanti al seguito di annibale che arriva correndo e saltando e cantando e però anche scoreggiando e invece.... E invece vale per una manifestazione estemporanea, esternazione di un sentimento e di un sentore passeggero, che dico, passeggero, fugace, volatile, effimero... insomma, poco consistente. Insomma, inconsistente
arrivo da un doppio turno di lavoro, perchè nonostante guadagni dodicimilaseicentocinquantacinque più o meno euri al mese, sono sempre al verde, o in rosso, o in qualunque altro colore che indichi appunto una situazione economica disastrata. uscito dalla pizzeria, sono andata in casa famiglia, sperando di riuscire a dormicchiare un pochino. vana speme! un albanese s'è messo al telefono e c'è rimasto un'ora a urlare, e appena sono riuscito a prendere sonno, viene il ramadan a fare le sue vittime, chè i marocchini si devono alzare alle quattro per riempirsi il pancino, ci mancherebbe, hanno anche ragione, ma farlo un po' in silenzio, no, eh? viene meglio sbattendo le porte, aprendo tutti i cassetti, che ovviamente cigolano peggio delle scale della villettina di norman bates, sciogliendo lo zucchero nel thè distruggendo il bicchiere a forza di sbatterci il cucchiaino da una parte all'altra, aprendo tutti i rubinetti possibili, viene meglio, no? si, credo che venga meglio. riempie di più. si regge meglio fino alle cinque del pomeriggio. e poi sveglia alle sei e trenta, via tutti a scuola fuori dalle balle, veloci, che devo lavare il padellame unto del grasso delle schifezze che avete mangiato stanotte, bleaahhh... piove. dovrei andare a ricevimento da una prof, ma piove. mi sa che vado a trovare giulio in concessionaria, ci vado almeno una volta a settimana, mi metto lì e guardo per un'oretta la phaeton, bella macchina, da guardare. e poi c'hanno il giornale, posso leggere il giornale gratis, lo mettono lì apposta per i clienti che aspettano. e io aspetto, e quando tocca a me parlare con giulio, cedo il posto, così posso leggere il giornale. e quando ho finito di leggere il giornale, mi siedo alla scrivania di giulio, lo saluto, e poi vado via.
"a umberto, una persona che non dimenticherò mai" ha scritto come dedica in un libro che mi ha regalato non più di un anno fa. e invece pare proprio che si sia già dimenticata.
sono andato a prendermi la macchina. enrico non c'era, ma i due meccanici che mi hanno spiegato di nuovo la situazione si sono toccati le intimità, appena mi hanno visto. tanto per capire. e hanno fatto a gara a dirmi quanto sono sfigato, chè mai hanno visto una cosa del genere, e altre cose già sentite. il vecchio ha osato "ma non è che per caso l'hai mandata fuori giri?" ho sgranato gli occhi "chi, io? ma no, ma no!" con la faccia a dire ma stai scherzando, ma mi vedi, a me, mandare la mia tutù fuori giri, ma che dici..." poi per fortuna è intervenuto l'altro meccanico, quello sicuramente più bravo e intelligente, a dire che no non c'entra, lì c'era sicuramente un difetto di fabbricazione, alla lunga è venuto fuori a fare il patatrac. no, dico questo perche lì c'era anche il mio babbuccio, che pensa, a priori, che sia sempre colpa mia, qualsiasi cosa succeda alla macchina, che la uso male, la tratto peggio, e via dicendo. e poi, il fatto è che io un po' in colpa mi sentivo, se devo dire la verità, perchè quando sono rimasto a piedi, in effetti, i giri erano altucci. anzi, erano proprio alti. stavo tornando dal lavoro, ed ero incazzatissimo, non per lavoro, per altre cose, e il piedino è andato giù di cattiveria, prima seconda aggressivo semaforo prima seconda incazzato dosso seconda un vecchio prima seconda se ti avessi qui davanti ti spaccherei quel bel musetto che ti ritrovi un ruggito di nuovo semaforo prima seconda.... gra gra gra ehi, vecchia, dai, che fai, non mollarmi, ehi, ciccino... ehi... che è, non reggi più i settemila? fanculo. lo sapevo, anni fa me li reggevi, maledetta, prima di perdere per strada un po' di cavallucci, lo sentivo, che eri un po' fiacca, ma porca sozza, maledetta.... e invece, vedete? non è dipeso da me. hai capito, vecchio? torna a lavorare, cosa fai ancora qui a sproloquiare e a istillare il dubbio? andale, sciò, pussa via!
stasera comincio col lavoro nuovo, faccio il cane da guardia. mi sono preparato a ogni evenienza, ho speso un po' di soldini in un'armeria e in uno spaccio di roba militare. ho preso di tutto, dalle armi alla strumentazione necessaria, solo non avevano in magazzino il binocolo a infrarossi, vorrà dire che terrò le luci accese. ottimo comunque il rilevatore termico, per avere sempre esatta la collocazione del nemico, non si sa mai. ah, mi sono dimenticato di dirlo oggi in riunione con gli operatori: ho letto la biografia di giuliani, l'ho letta tre volte
ok, ci siamo. più o meno. dalla prossima settimana si cambia vita, a metà. più o meno. in termini di lavoro. lavorerò tre giorni per la solita maggie, il fine settimana, abbiamo trovato un compromesso, e lavorerò tre giorni in una casa famiglia, anzi tre notti, col preciso compito di ramazzare di botte i negretti lì ospitati, appena aprono bocca o si muovono. mi devo procurare un bastone. puntuto. borchiato. spilloso. passerò tre giorni ad accumulare aggressività, e tre notti a scaricarla. mi sembra buono. ale p. è già lì che mi aspetta.
no, tanto per dire, a milano ha fatto Boots Of Spanish Leather, ha fatto Desolation Row, e ha fatto Mr. Tambourine Man! forse bolzano era troppo fredda? forse l'acustica orrenda di quel palazzetto l'ha fatto propendere per un bel bum bum che copre tutto e nasconde tutto? boh
e no, tanto per dire, ho avuto ancora problemi con la macchina, per la seconda volta ho pensato di dover buttare via tutto. la porto dal meccanico mio amico. mi chiama e mi dice vieni qui, che devo farti vedere una cosa. arrivo e mi dice hai mai pensato di farti benedire? in che senso? nel senso, dice, hai mai pensato di andare dal prete e farti dare una bella benedizione? cosa vuoi dire, dai, enrico, dimmi tutto. no, perchè tuo padre lo vedo sempre in chiesa, e te non ti vedo mai. si, ma cosa vuoi dire... voglio dire che sei sfigato, e anche parecchio. io una cosa del genere non l'ho mai vista, guarda qui, cosa vedi? boh, cosa vedo? non vedi niente? guarda qui, cosa c'è? si, vedo uno spaziettino tra i due pezzi... uno spaziettino? (e qui si incazza) qui l'albero a cam è tranciato, dovrebbe essere un pezzo unico, altro che spaziettino, e dovrebbe essere materiale pieno, qui c'è il materiale difettoso, chissà, solo sei sfigato, ma non poco, io non l'ho mai vista una cosa del genere. vai dal prete, và, fai qualcosa....
si, che ero sfigato, lo sapevo. lo pensavo. ma probabilmente lo pensiamo un po' tutti, di esserlo. ma nel momento in cui diverse persone, e persone diverse, te lo dicono in vari momenti della tua vita, e per situazioni distanti una dall'altra, cominci a credere che forse....
No no no. Non ci siamo proprio. A fine serata avrei voluto lanciargli un crisantemo, sul palco. Chè è anche periodo, questo. Tre motivi per cui non mi sono divertito. Primo. Non mi è arrivato lo sputacchino che tanto desideravo, di quelli che partono ai vecchi quando parlano. Ci tenevo. Avevo anche pregato, per avere un suo sputo, anche piccolo, sulla fronte. Chè quello dell’altra volta mi aveva cambiato la vita. Non è arrivato. Mi avrebbe ripagato, anche solo quello, del biglietto. Avrei voluto lanciargli un crisantemo, a fine serata, sul palco. Secondo. Nonostante la mia sempre ottima posizione, direi la solita, chè ormai io e quel pezzo di transenna siamo diventati amici, gomiti pesantemente appoggiati su di essa, leggermente spostato sulla sx, guardando il palco, proprio davanti alle casse spia, questa volta il vecchio mi ha fregato, si è messo al piano, lasciando il microfono centrale abbandonato a sè stesso, lì, solo, inutilizzato e inutile, e indovinate dov’era il piano? Giusto giusto dietro le casse spia! Ossia, a due metri da me, chè sentivo la puzza del vecchio, ma senza poterlo vedere. Ogni tanto spuntavano da sopra le casse i suoi pur sempre inconfondibili e affascinanti e unti e grassi capelli rossicci, e questi, e le punte dei suoi stivaletti che invece potevo intravvedere da sotto le casse, è stato tutto quanto, a livello visivo, mi ha regalato il maestro. Di venticinque anni fa, però, maestro. E la tipa alla mia sinistra invidiava pure la mia posizione, e ogni tanto mi chiedeva di poter guardare, e si spostava verso di me, e si abbassava leggermente, e guardava ammirata gli stivali. Non ha preso in mano la chitarra per una - dico una - canzone, maledetto vecchiaccio. La tipa alla mia destra sbuffava ogni volta che accendevo una sigaretta, dico “ti da fastidio?” dice “si” dico “puoi andare in fondo se credi e cercarti un posticino dove non fumano” dice “puoi andarci tu e cercartene uno dove fumano” dico “perchè? Qui posso farlo, e a me non dà fastidio che tu non fumi io qui non sto mica male”, maledetta anche lei, e poi a metà concerto che fa? tira fuori dalla borsa un pacchetto di sigarette e se ne accende una. Gliel’avrei spenta sul naso. La band indossava un completo granata, che già gli ho visto in un altro concerto. Lui, vestito di nero. L’avvocato di portoghese, lui si era trovato un posticino a un metro da me, in posizione più centrale, a un metro dalle transenne. Ma io adoro stare sulle transenne, a costo di stare un po’ spostato dal centro. A me non interessava vedere il chitarrista nuovo, vecchio e spelacchiato, che sta sempre alla dx di mio nonno, e nemmeno mi interessava vedere il batterista, chè tanto è sommerso da una montagna di piatti che credo si compri le intere appunto batterie di piatti alle televendite, cinquantasette piatti più mini hi-fi in regalo più antenna parabolica se chiami ora più televisore da 14 pollici se chiami tra i primi venti. A me bastava vedere lui, e ogni tanto sbirciare il chitarrista dai lunghi e fluenti capelli che sta alla sua sx, che cambia una chitarra a canzone, e l’ometto che ha il compito di prendergli la chitarra smessa e passargli la chitarra buona per la canzone successiva, a fine serata è più stanco di un minatore dopo dodici ore in miniera, e più di bubola dopo un’ora e mezza di macchina. Un parco chitarre di sedici, diciassette strumenti. Io non la capisco questa cosa. E credo che un tempo non l’avrebbe capita nemmeno lui. La musica, la sua, quella che amiamo, che abbiamo sempre apprezzato, quella per cui dovremmo essere lì tutti quanti, non ha bisogno di venti chitarre diverse e di una pedaliera. A me sarebbe bastato guardarlo, guardargli gli occhi, guardarlo negli occhi. Mi avrebbe ripagato, anche solo quello, del biglietto. Anche senza lo sputo. Avrei voluto lanciargli un crisantemo, sul palco, a fine serata. Modena-brennero, cantieri da verona a bolzano, ritardo di un’ora e mezzo sull’arrivo previsto, orario che mi avrebbe permesso di appoggiarmi alle transenne in super posizione centralissima, e vedermi e godermi i suoi occhi. Terzo. E ultimo. E peggiore di tutti. Non ha fatto una e ribadisco una canzone acustica. Se leggete il set list, vi dà una serie di titoli e tra parentesi riporta la dicitura "acustico". Ma questo, solo per il fatto che le canzoni sono in origine acustiche, non significa che lo siano ora. E infatti non lo sono. Solo chitarre elettriche, e quando in un paio di canzoni il signor campbell, ottimo polistrumentista, quasi all’altezza del mio amico mario nel passare da chitarra a dobro a mandolino a steel guitar, sempre con la stessa bravura, imbraccia una chitarra acustica, il vecchio signor koella lui si tiene le sue vecchie scrostate sverniciate chitarre elettriche, che sicuramente si porta dietro da un trentennio, e ne esce un casino che a me dà nausea, ma vedo che tutti i pidocchi ventenni apprezzano quando sentono bum bum, e tanto gli procura emozione l'essere qui quanto essere in una discoteca. Urlano impazziti quando koella si porta al centro del palco e gioca sulla tastiera della chitarra e si compiace contorcendosi su scontatissimi assoli di quelli che un appena discreto chitarrista professionista è in grado di fare. Ma tutti dicono “ehi, senti che blues, vecchia maniera, grande!” Boh. Cinquantenni figli della contestazione che lo adorano per principio, qualsiasi cosa faccia, e ventenni figli del niente che dicono di amarlo e credono di conoscerlo, e saltano al bum bum e quello forse per loro è lui, e saltellano e muovono la testa avanti e indietro, e ridono, e si divertono, e domani racconteranno di essere stati al suo concerto, perchè credono di esserci stati è lui, questo? Chi è questo vecchio che non vedo-che non sputa-che non canta-che non conosco-che non mi guarda-che rovina-che improvvisa-che si maschera.... Non mi hai fatto Mr. Tambourine Man, e passi, mi rovini Like A Rolling Stone e All Along The Watchtower, e passi, questo lo sapevo, sapevo di dover ascoltare un’ora e un quarto di musica mediocre, ma sempre in mezzo alla serata mi ci hai messo la parte acustica. E io per quella, vengo. Mi sarebbe bastato ascoltare Spanish Boots Of Spanish Leather, acoustica. Tre chitarre acustiche che si intrecciano che parlano che cantano che raccontano che si commuovono che piangono che ... E dov’è finita la tua voce, non ho sentito passione tristezza malinconia gioia partecipazione lamenti disperazione sentimento lacerazione.... non ho sentito niente. niente. Mi avrebbe ripagato, anche solo quella canzone, del biglietto. Anche senza lo sputo. Anche senza guardarti negli occhi. Sul palco, a fine serata, avrei voluto lanciarti un crisantemo.
Caro Babbo Natale, ti scrivo adesso, sperando che tu sia meno indaffarato in questo periodo rispetto a dicembre, così c'hai il tempo di annotarti per benino le mie richieste e non te le dimentichi, come l'anno scorso. come stai? dunque, hai carta e penna? per ques'anno volevo chiederti di portarmi sms da 540 caratteri. almeno. sennò mi tocca lavorare solo per i messaggini, chè ogni volta che scrivo butto giù una bibbia e la spesa mi diventa insostenibile. oppure che mi paghi tu la prossima bolletta. scegli tu. e poi avrei bisogno di due polmoni nuovi, non ce la faccio più a fare le scale. e ad andare in bici. prometto di essere più buono e di non fare più i dispetti ai miei fratelli e di volere bene alla mamma e al papà. ti voglio tanto bene U.
stasera ho avuto una bella chiacchierata con olo, di quelle che si fanno di tanto in tanto con gli amici, e che fanno tanto bene. gli dovevo delle scuse e dei chiarimenti. un tipo mai visto prima da nessuno di noi due con una scimmietta non da poco sulle spalle si siede al nostro tavolo -disturbo? -si, scusa ma... si, disturbi -no, vado via subito, non vorrei disturbare, io sono e dice qualche nome che non ricordo ma disturbo? -si, te l'ho già detto -no no, vado subito, ma tu come ti chiami? -senti, ciccio, ti offro un rosso, ma solo se te lo vai a bere al banco, ok? -no, ok, ma volete del salame? ma tanto poi esce lui e arriva qualcun altro a disturbare, e ok, olo, grazie, comunque, per essere uscito, continueremo un'altra volta. e devo dire grazie a mario, che lui forse neanche lo sa, ma ha dimostrato di avere una bella sacca piena di saggezza, acume, maturità, e un grosso senso dell'amicizia. basta coi ringraziamenti. Anzi no, ne devo ancora uno. Uno anche a duccio.
Fauve è stata qui da me, da venerdi. Ed è stata qui perchè qui c’è stata anche cri. Da venerdi anche lei. E cri è stata qui da me, sempre da venerdi, perchè ieri è stata con me al matrimonio di valter. E in tre giorni stranamente non mi ha tirato addosso niente, un bicchiere, un accendino, che so, niente. Mah... e così ha conosciuto anche i miei vecchi amici, ed è rimasta piacevolmente colpita da svegas, e questo proprio non me lo spiego, ma no, dai, tossico, sto scherzando E con cri, svegas, l’idiota e sua morosa mia futura cognata ci siamo trovati ad aspettare gli altri al ristorante “al bosco”, e dal momento che non si vedeva nessuno chiamo domenico e gli chiedo allora arrivate e lui dice noi siamo già arrivati come siete già arrivati dico io si si noi siamo qua ma dove e lui al ristorante ma quale chiedo io al bosco dice lui ma al bosco dove insisto io e lui dice al bosco a montegrotto dice lui cazzo diciamo noi tutti insieme allora abbiamo sbagliato noi siamo a un altro bosco ok arriviamo e giù di corsa via veloci giù per i colli con cri che vorrebbe vomitare a causa della mia guida e il tossico che prega che non vuole morire se per favore posso andare piano che lui ne ha già avuti di incidenti, e io fumo. e la mia guida è veloce e sicura, e se non ci credete domandatelo a gino oppure anzi no, meglio, chiedetelo a ale p, chè quella sera si era in ritardo e il bubola mica aspettava noi per cantare, e lui dietro si è attaccato ai maniglioni ha trattenuto il respiro da padova a verona e non ha detto una parola, e ha ripreso un po’ di colore in viso solo quando il bubbolone ha cantato “una tirata d’orecchio” L’architetto manda messaggini a cri mentre siamo insieme e le chiede se la tratto bene. Chè in caso contrario lui è pronto a montare il suo fido destriero e a galoppare in aiuto delle vedove e degli orfanelli. Ma cri gli dice di si, e secondo me lui ci rimane male, e gli tocca deporre l’ascia e lavarsi dal viso le pitture di guerra e mettere a pascolo l’equino già sellato, che probabilmente ringrazia perchè non c’aveva nessuna voglia di zampettare fin qua, e lui nel suo box non ci sta neanche tanto male. Ieri sera ho aprofittato del fatto che non lavoravo e ho potuto finalmente vedere un’esibizione canora di maria giovanna, non di quella maria giovanna a cui tutti avete già pensato, drogati che non siete altro, parlo della mia promessa cognata, la morosa dell’idiota sopra citato. Grande, è stata grande, cacchio se è brava, chè se ci fosse stata un’oca in sala, le sarebbe venuta la pelle (da cui il modo di dire “avere la pelle d’oca”). Coro polifonico, musica sacra, più o meno. e adesso devo assolutamente andarla a sentire cantare anche con l’altro coro, quello gospel, le silver voices, coro che lei dirige. Solo che per sentire lei, mi sono dovuto prima sentire un coro di vecchi imbriaghi che cantavano le canzoni dialettali venete anzi padovane che già ho sentito cantare da dino anzi dal vino di dino, un coro di voci bianche ma così bianche che mi domando cosa ci facevano alzate ancora a quell’ora quelle bambine, ma soprattutto gli interventi di, nell’ordine: il sindaco del paese, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, dieci minuti di sproloquio, l’assessore comunale alla cultura, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, otto minuti di farfugliamento, l’assessore provinciale alla cultura, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, dodici minuti di stronzate, il presidente del teatro ospitante, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, quattro minuti di balbettamento ma con grazia, il presidente della giuria, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, sei minuti di arrampicata su specchi, il riccastro locale, finanziatore del tutto, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, cinque minuti di niente ma espresso anche bene, devo essere onesto, il presentatore, che si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival, quattro minuti di chiacchiere e distintivo, a un certo punto un tipo si alza raggiunge i ventisette padri del festival già presenti sul palco e che fa? si prende la paternità dell’iniziativa di questo festival. E tutti giù a raccontare storielle personali aneddoti curiosità e cazzi loro a spiegare e a deliziarci le orecchie con i motivi che li hanno spinti a ad avere questa iniziativa. E poi una donna sale sul palco e promuove i suoi lavoretti di alto artigianato e tutti applaudono e però lei non vende, ma si capisce che è amica dell’assessore, e anche lei naturalmente si prende la paternità o la maternità se preferite dell’iniziativa di questo festival e alla fine della fiera maria giovanna fa un passetto avanti si stacca dal coro e mi fa un a-solo, roba da brividi, e tutti sono in silenzio che lì neanche si possono battere le mani tra un pezzo e l’altro e bisogna aspettare la fine ce l’hanno espressamente chiesto all’inizio di non disturbare le esecuzioni e io sono orgoglioso mi alzo mi spello vigorosamente le mani e urlo “io io io, io la conosco, siamo venuti insieme, una volta ci ho anche mangiato insieme” e la baracca si ferma, e tutti mi guardano, e io ne aprofitto per tenermi la parola, chè prenderla, già l’avevo presa, e racconto a tutti di come mi è venuta l’idea di fare questo festival....
La devo smettere di prendere il caffè la sera tardi, dopo il lavoro
porca d'una sozza, volevo scrivere qualcosa, ma poi ho fatto il solito giretto tra i blog convenzionati e i blogger amici, e ho trovato delle piacevolissime sorprese.... adesso non mi va più di scrivere niente, chè devo metabolizzare la faccenda. scherzo, amici. più che altro non ne ho più il tempo intanto un bel grazie e un baciottolone pubblico alle alias (in ord. alfabetico) mardin e sonechka
Piove. il condomino che c’ha il garage vicino al mio mi ha aspettato anche stasera per darmi la buonanotte. È sempre lì, giorno e notte, col cane che legato al basculante del garage di fronte lo guarda e probabilmente si chiede anche lui un qualche perchè, a lavare il pavimento (piastrellato, caso unico in tutto l’edificio) a lucidare i cerchi della macchina a pulire la bici a spolverare le mensole alle pareti. Ho sempre pensato ma guarda che brav’uomo come ha cura di tutte le sue cosette e se le tiene per benino, bravo, ometto, bravo, ma poi un giorno ho visto sua moglie, e dicendo moglie uso un eufemismo e anche piuttosto eufemistico, e ho pensato che anch’io se avessi una moglie così infelicemente inguardabile passerei le mie giornate in garage, anzi, mi ci porterei anche cucinino letto tavolo tivù e cesso. E lascerei quel bruttissimo spelacchiato cane in appartamento, in buona compagnia.
Passando a noi (pluralia quantitatis et toracis circumferentiae) ho deciso di fare anch’io quello che già qualcuno prima di me ha promesso o minacciato di fare il giorno del giudizio universale, e cioè ritengo che sia venuto il momento di prendere uno scolapasta e di separare la pula dagli spaghetti, no, com’era, la farina dai vermicelli, no, neanche questo, l’avena dall’orzo, ecco, si, ora mi ricordo, l’avena dall’orzo. È tempo di scrollarsi di dosso il fangume limaccioso di certe conoscenze, via, giù nella discarica, via via via, una bella doccia e si riparte.
no, perchè fino a un paio di settimane fa voleva farmi esorcizzare, la mia mamma -quanto costano le messe gregoriane? chiede a mia sorella -cosa sono le messe gregoriane? chiedo io -per umberto? chiede mia sorella -si, dice mia mamma -mah costeranno un milione, dice mia sorella -dallo a me, il milione, che vedrai che per un paio di giorni sono buono, proprio come un esorcizzato, dico io
e cri ieri si è offerta di dividere la retta a villa dei tigli con i miei, dice che si ne ho proprio bisogno qui non si scherza più, e poi dice mi viene a trovare a settimane alterne, e mi porta i cioccolatini, e invece i miei mi portano le arance, chissà perchè le arance, non è che impazzisca per le arance, e neanche per i cioccolatini
-senti com’è buono, questo non serve neanche scaldarlo, si sbriciola in mano, senti com’è fresco.... porca miseria, una boccata tanto per non fare l’asociale, ma dopo una roba così le mie sigarette non le sento nanche più stasera sono andato a trovare il mio amico simaan, un palestinese sui quarantacinque che gestisce una pizzeria qui a padova. Un fenomeno. Un irresponsabile immaturo fenomeno. Però è simpatico, ti prende con il suo modo di fare ingenuo, sconcertante anche, per quanto è innocente nelle sue manifestazioni. Gli ho prestato dei soldini qualche anno fa, me li doveva ritornare nel giro di tre giorni. Vado da lui dopo qualche giorno, mi dice di non averli che me li avrebbe dati il giorno dopo e intanto dice tieni qui e mi mette in mano un sacchetto di ottima maria, ma io non sapevo proprio cosa farmene, e però dico vabbè. Ritorno dopo qualche giorno, si scusa per non avere i soldi mi dice puoi tornare domani intanto tieni qui senti che buona e mi regala un altro sacchettino. E insomma, dal momento che sono dovuto tornare da lui, per riavere i soldi, un giorno si e uno no per più di due mesi, potete immaginare quanti sacchetti mi ha regalato, e io cominciavo ad aver paura a tenere tutta quella roba in casa, roba peraltro di cui non usufruisco, e così ho cominciato a regalare sacchettini ai miei amici, e vedevo che erano contenti.
ho una buona notizia: mia mamma comincia a capirmi, a capire che cosa sono. oggi mi ha detto: perchè non vai dal dottore e ti fai dare un consiglio, lui può indirizzarti da qualche psichiatra o magari ti prescrive qualche tipo di pillola che possa aiutarti. mi fai paura. ho paura che uno di questi giorni mi chiamino per dirmi che ti hanno ammazzato, oppure che tu hai ammazzato qualcuno, ho visto come guardi certe persone, le fulmini con lo sguardo, hai due occhi che emanano odio, io non vengo più in macchina con te, prima o poi capita che qualcuno ti prende per il collo, un giorno mi chiameranno, umberto, non sto scherzando. neanche io mamma, te l'ho detto giusto due giorni fa. mi paghi il parcheggio in qualche casa di cura? mi basta che mi garantiate le sigarette e il giornale, un libro ogni tanto. mamma, non scherzo
seratina tranquilla al santo, con mario e ale p. una birra e due parole. quando dico al santo, intendo dire che poggiamo il culetto sulla muretta del sagrato del santo. e quando dico del santo, intendo dire della basilica del santo. questo per i lettori che non siano di padova.
una dozzina di anni fa quando parlavo a domenico di qualche ragazza, mi riferivo a lei con l'epiteto di puttana (fra un po' vado a spiegare perchè) tanto che a un certo punto lui non capiva più di chi stessi parlando, e allora mi chiedeva "ma di chi parli, della numero due o della numero tre?" poi gli anni sono passati e adesso non me lo chiede più, perchè dovrebbe dire "ma chi, la trecentosessantaquattro o la duecentonovantuno?" e un paio di settimane fa guido me l'ha detto chiaramente, "umbe, non puoi dare della puttana a tutte quelle che non te la danno!" cazzo, hai ragione
l'amico domenico qualche giorno fa aveva detto che ieri sera si sarebbe imbriagato, in occasione di un ultimo ritrovo tra vecchi amici prima del matrimonio di walter di sabato prossimo. ma non beveva. domenico, se vuoi imbriagarti, devi bere. lo so che è una cosa sgradevole, ma non ti imbriaghi se non bevi, è una conditio sine qua non, dai, bevi.
a padova ci dev'essere un assessore alle rotatorie, padova anzi sta diventando, una rotatoria. sperimentale, dice il cartello. doppia. sempre doppia, tanto per rendere il tutto più giocoso. e l'omino che le va a mettere giù o prende un tanto a rotatoria, o si è lasciato prendere la mano. rotatorie dappertutto. rotatorie doppie, dappertutto. entri in un bar, trovi una rotatoria. doppia. vai al supermercato, rotatoria. doppia. guardi le stelle, rotatoria. doppia. stasera apro il basculante del mio garage, e sorpresa sorpresa, eccola lì, bella, imponente, bianca e rossa, brillante, doppia, ovviamente. si, una rotatoria. per fortuna il mio garage è monoposto, ci entra, pure a fatica e con diciotto manovre, solo la mia auto, così, almeno, c'ho sempre la precedenza, in entrata e in uscita
I ain't gonna work on Maggie's farm no more. No, I ain't gonna work on Maggie's farm no more. E per tutti i satanassi (cito l’amichetto di tex willer) non ci lavoro più per maggie. Un paio di settimane fa scrivevo qui quanto mi ritenevo fortunato a essere capitato lì a lavorare. Ma come possono cambiare in fretta le situazioni, arrivano addirittura a capovolgersi. Nelle ultime due settimane sono successe un paio di cose che non mi garbano, e ieri ho detto a maggie “maggie i ain’t gonna work on your farm no more”. Pensavo fosse più difficile. Ti lascio un periodo sufficente a trovarti un rimpiazzo. E così mi sono trovato un’altra maggie, che poi sarebbe mia sorella, ma essendo appunto mia sorella, non potrò più cantare “ i ain't gonna work for maggie's brother no more” perchè sarei io il fratello di maggie, e quindi il concetto diventerebbe un non-sense, a meno che io non volessi proprio intendere che non voglio più lavorare per me, ma non è questo che voglio dire, e allora cambierò canzone, e la cosa finisce qui.
Oggi a pranzo dai miei c’era un ospite, mia sorella ha portato un pidocchietto marocchino che è arrivato ieri da lei e oggi se lo porta in comunità. Ragazzino tranquillo, posato, era un po’ imbarazzato e a disagio, poverino, si capisce.... ma poi sono arrivato io a metterlo del tutto a suo agio. Ho raccontato ai miei della situazione al lavoro, e ho usato epiteti coloriti per nominare il figlio del deserto il cuoco del maghreb il berbero del sud, e non so se il ragazzino abbia capito o meno ma poi non ha più mangiato niente ha chinato la testa sul suo telefonino e si è estraniato. Ma no, povero pidocchietto, è che c’aveva la febbre... è un ragazzo sveglio, l’ha capito che non sono mica razzista, ci mancherebbe, l’anno scorso poco dopo aver conosciuto giulia le avevo mostrato una foto che mi ritraeva con un negretto in braccio, e le avevo detto che era mio figlio, e sono talmente bravo a recitare che lei ci aveva creduto, non aveva motivo di pensare che non fosse vero, e però adesso dice che conoscendomi non crede più a tutte le stronzate che dico per gioco, e con questo intendo dire che non sono razzista, nella mia adolescenza il poster appeso alla porta della mia stanza ritraeva il signor King, e riportava il suo famosissimo sogno, ci mancherebbe, e sono cresciuto a pane e dylan, ma cosa pensate mai... Ho detto a mia sorella “guarda com’è ancora bello, puro, semplice, delicato, e pensare che tra quattro anni me lo ritrovo in centro cattivo aggressivo arrogante a spacciare droga....” Scherzo, testoline! Il brutto è che me lo ritrovi cattivo aggressivo arrogante e puzzoso a lavorare come cuoco in qualche cucina di qualche ristorante.....
High summer, back on top (1999), van morrison. È la canzone del momento, ma porca sozza perchè non mi hai dato le stesse emozioni a perugia, brutto tappo ciccione....
Stamattina mi sono svegliato e ho guardato fuori. Gesù, che giornata.... niente, niente di meglio. Cosa c’è di meglio di una tipica giornata di ottobre, novembre, giornata che poi torna qualche volta in febbraio, marzo forse, giornata soleggiata, ma di un sole non invadente, di un freddino stimolante, non eccessivo, elettrico, uhuuuu... è il massimo per fare qualsiasi cosa, per mettersi in macchina e fare un lungo viaggio, per visitare una città, per andare a cavallo, per andare a caccia, per fare una passeggiata, per andare in bici... Ho preso la mia ormai stanca e vecchia tutù e mi sono trovato un autogrill, sulla valdastico, ai piedi dei monti, ce n’è uno panoramicamente ben situato, poco frequentato, una goduria indescrivibile. Caffè e cicca, prato e vista dei monti, domenica mattina, famigliola e coppiettina, caffè e cicca, stamattina l’autogrill è stata la mia chiesa
-hai finito di subdoleggiare? mi dice cri -cri, non subdoleggio, io, è che io e te incomunichiamo -si, facciamo due discorsi paralleli.... -eppure non siamo stupidi, cioè io meno di te, ma poi, dai, neanche tu sei stupida, no dai, non credo -come hai detto scusa? -no, dicevo, se facessimo un test di intelligenza, a proposito, cri, t'ho mai detto di quando ho fatto un test per trovare il mio Q.I. ? non era una cosa molto seria, però, l'ho trovato in internet, niente di professionale -cos'è, stai mettendo le mani avanti? cosa ne è uscito? dai, spara -ma no dai, e poi l'ho fatto di notte, ero stanco, avevo sonno... -dai, dimmi -vabbè, te lo dico, però non valeva niente come test, c'erano anche degli errori, ne sono sicuro -allora, me lo dici o no? -ok ok, diciamo che a seconda del punteggio, c'era una scala con varie classi di -uff... -ok ok, sono risultato a metà tra il primate e il neanderthal (sigh sigh)
finalmente il vostro sito comincia a muoversi, non se ne poteva più di cliccarlo a vuoto! ma non avete una mail comune? se non ce l'avete, perche con la separazione dei beni avete incluso anche la separazione delle mail, ok, ok, ok, tra moglie e marito non mettere il dito, dicevo dunque che se appunto etc etc allora io per comodità scriverò sempre a questo indirizzo ma va da sè che intenderò scrivere a tutti e due. se doveste avere problemi, voi due, come coppia, intendo, ricordati sempre caro andrea chi è che porta i pantaloni in famiglia! le foto sono molto belle. la tua, andrea, ha un sapore nostalgico, se la fai vedere al signor fidel e al suo nuovo amichetto diego armando credo che per la commozione e l'emozione possa arrivare a darti anche un ministero
I ain't gonna work on Maggie's farm no more No, I ain't gonna work on Maggie's farm no more... cioè, non vorrei più lavorarci, ma mi tocca. ma maledetta te, maggie, maledetta!
alla voce "gabbana" il garzanti mi rimanda a "gabbano". perciò d'ora in avanti voi tutti, amici, direte "voltagabbano".
duccio, sei stato carinissimo a invitarmi anche quest'anno in toscana, che bellezza, un week-end con gli amici, posti stupendi, e poi mi parli di cicce e di divertimenti, e di locali, si, d'accordo, ma se proprio volevi convincermi dovevi promettermi che avremmo preso la porrettana anche quest'anno, e che ci saremmo fermati a mangiare un boccone da checco, o a bere un goccio con lui, sempre che gino sia d'accordo, e a stonare con lui quattro canzoni, e magari quest'anno quel san tommaso che è ale l. avrebbe toccato e avrebbe creduto... ma voi non fate la porrettana, questo è il punto
e tu, topona, se parti (e a questo punto devi assolutamente partire) ricordati che hai fatto una promessa
ho offerto un caffè a giorgio, un culattone sui cinquanta che ho conosciuto qualche anno fa per lavoro e che incontro per caso in un bar. mi ringrazia dicendomi che è in debito. "ma và - dico- per 'ste cose qua...." . insiste. dice "potremmo uscire a cena una sera, andiamo in un ristorantino, io e te, passiamo una seratina...." ferma ferma vecchio mio, è tutto ok, va bene così, non dire altro. ma che, c'ho la faccia da culattone? non è neanche la prima volta. anni fa facevo autostop, si ferma un ragazzo con un furgone credo tornasse dal lavoro salgo parte dopo un po' mi mette una mano sul pisellino me lo strizza e mi dice che vorrebbe riaccompagnarmi a casa. alt ferma tutto blocca il trabiccolo io scendo qua. "ma..." no no no, dai fermati non stiamo neanche a discutere fammi scendere. o quella volta che me ne stavo placidamente e serenamente svaccato su una panca in plaza de catalunya a leggermi il giornale mi si siede accanto un vecchio sui settanta mi mette una mano sulla coscia e mi chiede "buscas algo?" no non busco un cazzo sciò pussa via e mi sposto un po' e lui ci riprova "buscas algo?" brutto vecchio marcio e anche un po' pedofilo allora me ne vado io cosa vuoi che ti dica e mi tocca cambiare panca. uff
voglio diventare come te. facciamo che io e te, chiunque tu sia, non si parta più da zero. facciamo che tu debba prima darmi qualcosa, e poi eventualmente se mi gira vedo se ho voglia di dare io qualcosa a te, così che io non ci sto più male per i tuoi egoismi, per il tuo essere chiuso sulla tua misera persona, per il fatto che prima di tutto vieni tu, poi in secondo luogo vieni tu, dopo un po' vieni tu e infine guarda un po' vieni ancora tu. così, se non sto male, non sono più incazzato col mondo. e se non sono più incazzato col mondo, torno a essere simpatico, chè anni fa lo ero. della mia sfiga facevo la mia simpatia, prima che la mia sfiga diventasse la mia rabbia verso tutti. voglio essere un idiota anch'io, e stare bene. e fartelo sapere quanto sei stupido. e sentirmi il re del mondo dentro il mio piccolo, infognatissimo, infimo mondo. voglio stare bene anch'io
domenica sera tornavo dal lavoro incazzato e ubriaco e bestemmiando e piangendo e imprecando e commuovendomi mentre ero in macchina ho telefonato a cri e le ho detto che se in quel momento mi avesse detto che aspettava un bambino da me non mi sarebbe dispiaciuto, anzi, ne sarei stato contento. me lo ha chiesto diverse volte, tra il faceto e il meno faceto, tempo fa. il giorno dopo mi chiede se mi ricordo cosa le avevo detto la sera prima, dico no, assolutamente no e non voglio nemmeno tornare sull'argomento. dice "peccato, avevo già iniziato a girare per negozi alla ricerca di corredini". ok ok, adesso mi ricordo tutto, e mi ricordo anche di aver detto "cri, in questo momento - ripeto, in questo momento - che vuol dire adesso e solo adesso e non domani - perciò cri non provarci, ero imbriago mica scemo
torno dalla banca. ho aspettato, per andarci, di essere incazzato, chè dovevo andar lì ed essere cattivo col direttore, che lì ti cambiano le cose in corsa e ti inchiappettano per dritto e per rovescio, se non ci stai attento. e oggi sono incazzato. ieri il lavoro è stata una tortura, occhiatacce torve per tutti anche per roby il titolare che quando non è aria non devi neanche avvicinarti a me non farmi domande stai di là non farti vedere. da ieri sono in conflitto aperto col berbero che sta in cucina, non lo tollero più ed è ora di farglielo sapere. tu non vieni incontro a me, e io non vengo più incontro a te. brutto puzzone puzzoloso. il pane da oggi te lo fai per fortuna che c'è la wilma che mi porta bicchieroni capienti stracolmi di tea freddo, per dirla con dino, a placare le mie ire e a temperare la mia collera. mi sono portato in banca il mio babbo, non perchè io non sappia arrangiarmi, ma perchè se vado lì da solo chiudo la porta dell'ufficio del direttore, gli tiro un calcione sui maroni, quando è a terra gli monto sopra lo prendo per le orecchie gli strizzo il naso gli sputo in un occhio e da lì parto a discutere. il mio babbo invece ha una capacità mediatrice fuori del comune, e mi evita la rissa. camicia a quadri e pizzetto comincia a boffonchiare qualcosa, lascio fare, mio padre comincia a dire come dovrebbero essere le condizioni se non vuole che prendiamo il mio mutuo facciamo un fagottino e lo portiamo in un'altra banca (lui ha le spalle grosse può dirlo) barbettina si giustifica dicendo che non dipende da lui gli dico senta qui ci sono voci di spesa assolutamente idiote, aliquote che non stanno nè in cielo nè in terra, commissioni imbecilli. non mi venga a dire che non è così veda di togliere via tutto. a 'sto punto scarpette con lo scrocchio dice posso vedere di venirvi incontro faccio un paio di movimenti vi sposto le valute vi tolgo questo e questo e questo e nel prossimo estratto trimestrale vedrete che oltre a cambiarvi le condizioni faccio in modo di stornarvi anche le spese che già avete sostenuto. ecco, bravo, patata, vedi che ci capiamo?
detto questo, la giornata adesso si apre con altri colori.
mi chiama roby il mio capo per chiedermi se posso andare a lavorare anche stasera che non so per quale motivo non ho capito tiene aperta la baracca anche oggi turno di riposo. -se non hai già altri impegni... -niente di grosso, ma guarda proprio non ne ho voglia ho assolutamente bisogno di un giorno di riposo che già è poco proprio non ce la faccio a fare quindici giorni consecutivi lì col cammelliere del sahara poi proprio oggi no guarda mi dispiace caro roby non se ne fa niente -ok non preoccuparti -ok non mi preoccupo
Non va bene, così, per niente bene. Me ne sto qui, disteso, a combattermi una guerra, mi colpisco e mi ferisco, mi umilio e mi offendo, fumo una sigaretta, pianifico il crimine Non reggo il fatto di saltellare di qua e di là della pozzanghera e di cadere ogni volta nel fango a muso in giù, non reggo di non riuscire a stare in equilibrio, e di sporcarmi sempre le mani Non mi piace, anche se diversamente non so fare Avrei bisogno di una stampella per stare in piedi, la cerco, ma io non ho chewin’gum da dare in cambio, a differenza di lui, il mio amico di staffette. Lui, il mio amico di staffette Buono, ancora per un po' Dovrò aspettare ancora molto?
”resto qui cieco ma ancora insonne i miei sensi sono spogli, le mie mani non hanno presa le dita dei miei piedi troppo intorpidite per camminare aspettano solo i tacchi dei miei stivali per vagabondare Sono pronto per andare dovunque, sono pronto a svanire
Sebbene tu senta ridere, ruotare, dondolare follemente attraverso il sole ciò non è indirizzato a nessuno E se tu senti vaghe tracce di mulinelli di rime saltellanti al tempo del tuo tamburino, non è altro che un lacero pagliaccio Fosse per me non gli presterei alcuna intenzione, vedi bene che è solo un'ombra quella che insegue
fammi scomparire tra gli anelli di fumo della mia mente giù nelle brumose rovine del tempo, lontano dalle foglie gelate (...) fuori dal corso attorcigliato del folle dolore
Quando la pioggia cade sul tuo viso e il mondo intero e' sulle tue spalle ti potrei offrire un caldo abbraccio
Quando la sera sfuma e non c'e' nessuno ad asciugare le tue lacrime...
So che non hai ancora preso una decisione ma non ti ho mai voluto fare del male lo so dal momento che ci siamo incontrati non ci sono dubbi nella mia mente a quale posto appartieni
potrò essere affamato, essere triste e malinconico potrei andare strisciando per la strada
le tempeste infuriano sul mare agitato e sull'autostrada del rimorso i venti del cambiamento soffiano selvaggi e liberi ancora non hai mai visto nessuno come me ...
to make you feel my love (b.d.)
....
ciao, jo e andrea. siete finalmente partiti. il vostro viaggio. il viaggio che hai sempre cantato, enea... beh, credo che sarà proprio questo, pois nao? vi staremo col fiato sul collo, per sapere quello che combinate (sperando che non puzzi. il nostro fiato, non il vostro collo) beh.... ciao
la prof di filosofia del liceo ci ammoniva spesso "la dignità, ragazzi, ricordatevi, prima di tutto la dignità". me ne devo ricordare, una volta tanto. gli amici pensano che io abbia un problema. ne ho tanti di problemi, ma questo che loro pensano che sia un problema per me, non lo è. è un fastidio, come lo è una macchietta su una camicia, o come trovare il passaggio al livello chiuso quando hai fretta, non è molto di più.
ho perso tante cose in vita mia, spero che i conti si facciano alla fine. e spero che alla fine i miei conti tornino.
hai la parola, vecchio mio, tu che le cose le sai dire
Ci sono molte di persone che soffrono stanotte per la malattia dell'orgoglio. Viene giù dall'autostrada, verticalmente alla corsia, lacera i tuoi sensi attraverso il tuo corpo e la tua mente. Non ha nulla di dolce, la malattia dell'orgoglio. ... un sacco di cuori spezzati stanotte per la malattia dell'orgoglio, un sacco di cuori tremanti stanotte per la malattia dell'orgoglio. Cammina in camera tua, ti divora l'anima sui tuoi sensi non hai più controllo. Non c'è niente di troppo discreto sulla malattia dell'orgoglio. ... un sacco di persone che muoiono stanotte per la malattia dell'orgoglio, un sacco di persone piangono stanotte per la malattia dell'orgoglio Ci sono molte persone nei guai stanotte per la malattia dell'orgoglio, molte persone vedono doppio stanotte per la malattia dell'orgoglio, ti da' delusioni di grandezza ed uno sguardo malvagio ti dà l'idea che sei troppo buono per morire, e poi ti seppelliscono dalla testa ai piedi per la malattia dell'orgoglio.
non c'avevo nemmeno voglia, di uscire, ieri sera. poi dovevo seguire il mio capo in un posto, e adesso cosa facciamo beh io andrei anche a nanna ma no dai andiamo in quel posto lì e va bene dai ma solo una birra si si. avevo cenato con loro, i miei capi, solo con due bicchieri di custoza, volevo saltare la cena. per strada eravamo entrati in un bar per comprare le sigarette e invece si comincia cosa bevi un caffè no un bianco (come i vecchi). poi nel locale dove arriviamo roby attacca bottone con due ragazze ma prima di scoprire che sono lesbiche c'è voluto un fusto di birra, e siccome la prima volta ho bevuto una rossa doppio malto, roby continuava a fare arrivare al tavolo sempre quella birra. non so se per il fatto che è la terza volta in una settimana, e non reggo più niente, o devo ancora smaltire la prima, ma ieri mi ha preso male. per strada mi sono dovuto fermare, proprio non ce la facevo a guidare. così ho dormito in strada battaglia, ma vi dico subito come: con la portiera aperta, seduto sul sedile ma con la testa appoggiata sulla portiera, fuori della macchina, così che la faccia guardava per terra ed ero pronto nel caso, anzi nei continui casi. poi mi ricordo che ha cominciato a piovere, clic clic sul testone, ma non potevo chiudere, ci ho provato ma appena chiudevo gli occhi mi veniva da piangere da quanto stavo male, e in quei momenti lì dici sempre basta basta è l'ultima volta. mi sono svegliato verso le cinque e mezza, faceva freddo, ho chiuso la portiera, ho acceso il riscaldamento, e sono venuto a casa.
enea alla festa da orazio canta "todo cambia", aleP mi guarda e mi ripete in parlato "todo cambia" "no non cambia un cazzo" dico io enea arriva di nuovo al ritornello e canta "todo cambia" aleP sussurra qualcosa a guido che mi guarda e mi dice "todo cambia" "no no non cambia una sega". sempre tutto uguale. la mia testa presa come un bersaglio da cri, questa volta la paletta della cacca è stata sostituita dal nientino, foto stracciate, urla strepiti volgarità schizzi se ne va non voglio più vederti e neanche sentirti mi fai schifo ok ti chiamo domani vado a salutare enella facio onore al cabernet gino ed eu li vedo che cercano di appartarsi e si allontanano in una stradina buia il figlio del principe orazio sempre più contento tasso alcolico molto elevato qualche faccia da culo (una, eh eh) le solite cose. non cambia una sega
secco o umido? la micina di mia sorella, rantolino, quella che ho portato dal veterinario tutti i giorni per un mese e mezzo, non ce l'ha fatta. stamattina mi chiama mia sorella e mi dice che se ne sta sdraiata e immobile, viva, ma non ancora per molto. quasi non respira, gli occhietti semichiusi. la porto dal veterinario, e, come mi aspettavo, dice che è meglio aiutarla ad andare a pascolare nelle verdi praterie del cielo, che così non soffre più. non credevo di emozionarmi, e invece vederla mentre le si faceva l'iniezione mi ha fatto star male. poverina, era magrissima, uno scheletrino, secca secca, coi fianchetti scavati... il veterinario mi chiede se ho dove metterla, se mi arrangio per sistemarla, dico si si, certo, e penso a un sacchetto di plastica e a un cassonetto, ed è qui che mi viene il dubbio, pensando alla sua magrezza: secco o umido?
non so proprio più come fare per respirare. ho perennemente il naso chiuso al 60%, già subito un intervento che non mi è servito a diciamo niente, per non essere scurrili, una volta tanto, ma nell'ultima settimana col raffreddore rimpiango anche quel 60% di funzionalità. ho l'asma cronica, che mio nonno materno ha pensato bene di lasciarmi come eredità, giacchè a soldini non se la passava alla grande, e tra tutti i nipoti ha pensato bene di scegliere me come depositario della sua sfiga. col mal di gola di questa settimana, anche quella via respiratoria se ne è andata in vacanza mi si continua a dire "qualche sigaretta in meno no, eh?" ma no, no, non è quello...
è tornato il sacco da barcellona. ciao, saccone, mi ha fatto davvero piacere vederti bentornato
non (non) andate (andate) mai (mai) a (a) venezia (venezia) a (a) baccari (baccari) con (con) dino (dino)! non dopo avere bevuto custoza che nel vostro posto di lavoro viene giù a cascate, a stomaco vuoto, non dopo avere bevuto cabernet da orazio, dove il cabernet piove copiosamente dalla spina, sempre a stomaco vuoto. i miei ricordi fino al giorno dopo diventano qualcosa di torbido. mi ricordo che salgo in macchina con dino, questo simpatico cuoco cinquantenne che io non mi ricordo mai di aver visto sobrio, verso le tre per andare a venezia poi ho un'immagine di me che vomito schifosamente nel cesso della mensa ferroviaria (chiusa) di monselice verso le quattro, cinque marocchini dormienti scavalcati per entrare nella cucina della mensa, poi basta.... mi sono svegliato in macchina verso le nove e mezzo di lunedi mattina, parcheggiati vicino alla stazione dei treni. facciamo colazione, un cerchio alla testa da paura, prendiamo il trenino e siamo a venezia. dino dice che ci vuole subito un tè freddo, come lo chiama lui, per far sparire il cerchio. mah, mi fido. non mi passa, e allora ci vuole un altro tè freddo. porca miseria, quanti tè freddi, non pensavo di arrivare a tanto, ma mica ci stavo dietro a lui. ero talmente rincoglionito e stordito da non vergognarmi delle sue volgarità urlate sfacciatamente, delle sue bestemmie dette con tanta innocenza, delle sue canzoni da osteria cantate con tanta serenità, dei suoi rutti vomitati ingenuamente in faccia alla gente che incrociavamo per strada.... che bellezza, però, una splendida e caldissima giornata di sole, due coglioni imbriaghi che barcollano per le calli con l'ombrello in mano perchè a padova pioveva e insomma non si sa mai meglio portarlo tre ore per trovare un ponte e attraversare il canal grande a andare alla stazione e continuavamo a passare negli stessi posti e il ponte non c'era mai e ovviamente negli stessi posti c'erano sempre i soliti baccari e mica potevamo esimerci dal salutare ogni volta che passavamo lì davanti, e allora entri e diventiamo amici nonchè soci sostenitori di quel baccaro e poi scopriamo che il canal grande non l'avevamo mai passato e non dovevamo quindi nemmeno ripassarlo ma tant'è ormai ci si era ficcata in testa l'idea che dovevamo andare di là e non so come poi a una certa ora la stazione l'abbiamo trovata
cri si era un po' incazzata perchè si doveva prendere lo spritz in centro a verona prima di cena e invece sono arrivato per l'ora di cena, ma poi è passato tutto, e pensavo di crollare sul piatto, e invece non sono crollato sul piatto, perchè sarebbe stato un peccato non mangiare quel gustosissimo stinco di maiale cotto nella birra e attorniato da patatine al forno con lo speck e patatine fritte andateci in quel ristorante bavarese se passate a verona perchè si mangia alla grande si spende una sega e insomma è caruccio solo non bevete nè vino nè acqua che sennò il gestore si incazza o nel migliore dei casi vi guarda con l'occhietto torvo bevete assolutamente solo birra poi esci di lì e arranchi col pancione pieno e lei vuole tanto andare nella birreria scozzese a rimembrare e pensavo che avrebbe dovuto portarmi a casa in braccio e invece no sono stato bravo anche dopo.
questa è in assoluto una delle più belle liriche del profeta, una delle mie preferite. ecco, potrei dedicartela. aveva già pensato a tutto lui, non c'è bisogno di cercare parole nuove
Nessuno sente alcun dolore stanotte come me che me ne sto sotto la pioggia tutti sanno che la bimba ha nuovi abiti ma ho appena visto i suoi nastri ed i suoi fiocchi cadere dai suoi riccioli
lei prende proprio come una donna, sì lei fa l'amore proprio come una donna, sì e soffre proprio come una donna ma piange come una ragazzina
Mary la regina è mia amica sì, credo che andrò di nuovo a trovarla nessuno deve indovinare che la bambina non riuscirà ad essere felice finchè finalmente vedrà che è come tutti gli altri con la sua nebbia, la sua anfetamina e le sue perle
lei prende proprio come una donna, sì lei fa l'amore proprio come una donna, sì e soffre proprio come una donna ma piange come una ragazzina
Stava piovendo fin dall'inizio ed io ero lì che morivo di sete così sono entrato e la tua antica maledizione ferisce ma quel che è peggio è questo dolore Non posso restare qui è chiaro che proprio non ci riesco
sì credo sia ora per noi di lasciarci quando ci riincontreremo e ci presenteranno come amici per piacere non far capire che mi conoscevi quando io ero affamato e quello era il tuo mondo
ah tu fingi proprio come una donna, sì tu fai l'amore proprio come una donna, sì poi soffri proprio come una donna ma piangi come una ragazzina
Nobody feels any pain Tonight as I stand inside the rain Ev'rybody knows That Baby's got new clothes But lately I see her ribbons and her bows Have fallen from her curls.
She takes just like a woman, yes, she does She makes love just like a woman, yes, she does And she aches just like a woman But she breaks just like a little girl.
Queen Mary, she's my friend Yes, I believe I'll go see her again Nobody has to guess that Baby can't be blessed Till she sees finally that she's like all the rest With her fog, her amphetamine and her pearls.
She takes just like a woman, yes, she does She makes love just like a woman, yes, she does And she aches just like a woman But she breaks just like a little girl.
It was raining from the first And I was dying there of thirst So I came in here And your long-time curse hurts But what's worse Is this pain in here I can't stay in here Ain't it clear that
I just can't fit Yes, I believe it's time for us to quit When we meet again Introduced as friends Please don't let on that you knew me when I was hungry and it was your world.
Ah, you fake just like a woman, yes, you do You make love just like a woman, yes, you do Then you ache just like a woman But you break just like a little girl.
stanno tornando i persiani, alla guida di serse CLXXXIV sono arrivati qui a padova. me lo dicono al telefono -sono la signora iranian loom, buongiorno. mi conosce? -come no, era sempre ospite al tappeto volante.. -siamo a padova, adesso -aiutooooooooooooooooooooo!!! non ho fatto niente giuro giuro
-bene in dante, un po' meno bene per il tasso, avrebbe potuto svilupparmi meglio il motivo encomiastico presente nel proemio.... -si, beh, adesso glielo posso dire, l'esame è finito, il fatto è che a me il tasso non mi piace proprio -e a chi è che piace! -(si ma allora vecchio babbione perchè me lo chiedi che ti si possano seccare tutti i peli della barba) intendevo dire che ci sono autori che ci piacciono di più e li facciamo nostri e allora magari riusciamo anche meglio nello studio e altri ma cosa sto qui a dirti dammi sto libretto che ho fame voglio andare a casa e ho sonno ma proprio prima di me dovevi interrompere e andare a pranzare -pensi che sti registri costano un patrimonio -machissenefr ah si? ah però! e perchè? -perchè sono leggibili col lettore ottico, sono fatti con delle sostanze speciali -(wow!) .... -e sono talmente utili che l'anno prossimo li eliminano! -ah... ma pensi... ok, grazie per la confidenza
fuori c'è un branco di esemplari di cicce ventenni che aspettano di entrare e ti assalgono (che bellezza, in altri contesti me lo sogno) con le solite domande idiote -com'è, com'è? -un bell'uomo, non vedete? ovviamente rido solo io -no, dai, com'è...
appello alle nove. mi sveglio alle otto. molto bene, una volta tanto, non sono un cazzone che mi sveglio tardi e poi mi tocca correre e arrivo lì già sudato e col fiatone. cri, amorevole sveglia delle mie mattine con impegno, mi chiama alle otto e cinque. -grazie, cri, si, sono sveglio, grazie non preoccuparti. -ma alzati, adesso, non stare a letto, eh! -si si, sono già in piedi, grazie. e invece sono ancora a letto e siccome c'ho altre sveglie puntate insomma penso che posso restare a rigirarmi nel lettone ancora dieci minuti. come avete già intuito, apro gli occhi e sono le otto e quarantasette. saluto la giornata con qualcosa che assomiglia a delle imprecazioni, metto su il caffè e intanto che anche lui sorge al nuovo giorno sboccheggiando rumorosamente mi lavo rapidamente (se quello si può chiamare lavarsi) mentre il piede sinistro infila il calzino al piede destro e per ricambiare il favore il piede destro fa altrettanto col sinistro, di pettinarsi non se ne parla, inforco la bici e via veloce veloce come non mai alle 9,06 sono all'appello, conto su un piccolo fisiologico ritardo del prof. e invece becco il premio nobel dello zelo, appello finito, ma ancora tutti lì per le solite procedure pre esame. entro, cicce ventenni dappertutto. mi giro a sx -scusa, ha già fatto l'appello? -...... (mi guarda con la faccia interrogativa) ok, mi giro a dx -scusa, ha già finito l'appello? -... ma... non era in programma, questo... non dovevo studiarlo.... (grrrrr.. le cicce ventenni!!!) -PRONTO PRONTO c'è qualcuno, toc toc! -prof, prof, chiedo venia, ci sono anch'io, piccolo ritardo -si, lei è? gli dico il mio nome - si, dunque, lei è presente, si, perchè la vedo... (ma che, sei stato contagiato anche tu, vecchio mio, da tutto questo acume qui presente? mah...) colazione caffè cicca arriva pippo andiamo a fare colazione si ok caffè cicca cicca cicca cicca ok vado a casa a fare qualcosa ciao ciao
Eh, si... La Vita ti dà un bacino e subito dopo ti rifila tre sberle Ti fa una carezza, tu stai timidamente per boffonchiare un “beh... grazie, vita” e TO’! ti arrivano tre vangate sulle orecchie Ti fa un complimento, ti tiri un po’ su, eeeee OPLAAA’! arrivano giulive tre picconate sul groppone Ti offre una caramella, rialzi un attimo il cranio, dimostrando di gradire, e ALE’! tre badilate ti frantumano i denti ... che bellezza
-ciao Vò -ciao Dì, come te la passi? -mah, insomma, non ci lamentiamo, e tu? -cosa vuoi, così. sempre in giro? -lo sai, è il nostro lavoro, mica possiamo tirarci indietro. a proposito, il capo mi ha detto di riferirti che siamo stati sollevati dal seguire quel pagliaccio che tu sai, quel buffone lì, lo dobbiamo mollare. -ma và? -si, ha stancato tutti, ha stancato anche lui. E così siamo stati scritturati per quest’opera, in cui noi recitiamo la parte di noi stessi e mandiamo affanculo l’attorucolo che interpreta il suo personaggio. -e perchè non lo mandiamo affanculo direttamente? -eh, lo so, gliel’ho detto anch’io, ma sai, lui non se la sente di essere diretto, gli pare di essere cattivo, vuole mediare la rottura. E così cerchiamo di farglielo capire attraverso questa piece -capisco.... mah! poverino, però! -ma poverino cosa! eh, voi donne, non c’avete polso. tu poi, Vò, dovresti dare l’esempio, porca miseria -si, lo so, però.... vabbè, come dici tu. quando mettiamo in scena 'sta opera?
-stasera, se ti va, alla festa dei Lake -ok -allora siamo d’accordo. -certo -ti offro un caffè? -ma si, dai, mi avanza una mezz’oretta -ok, allora, andiamo, dai
-come te le do? -(AAAAAARRRGGHHHHH!!!!) gialline
In vita mia ho preso in mano un microfono tre volte. La prima volta è stata al mio matrimonio, il prete mi ha messo davanti l’affare e io ho letto la formula di rito che più o meno diceva “si si, compro tutto, compro anche i debiti”. La seconda è stata un paio di anni fa, quanto telemontà mi ha intervistato per strada per chiedermi cosa ne pensavo del pensionato che fa attraversare la strada ai bambini all’uscita della scuola. La terza volta è stato in un negozio di strumenti, ne ho provato uno “prova pronto prova uno due tre prova”.
Il mio capo è di una generosità senza pari. Mi considero fortunato ad essere capitato lì.
Ottima la serata di ieri, ho visto amici alla festa dei lake che non vedevo dall'ottantanove, tipo duccio, o i due ale.... i ricordi sono sbiaditi, offuscati, annebbiati. Credo per via dell’aria rarefatta, essendo arrivati in alta montagna dopo una scarpinata di un’ora e quaranta minuti con zaino in spalla. Credo. Non ne sono sicuro. C’ho due occhi così e una gettata, in testa, altro che mattone. Anche la mia chitarra è stata soddisfatta, ma ha vissuto il tutto in uno stato di alterazione e di annullamento psichico, dovuto, credo, alla presenza del simpatico e cordiale signor Custoza. I miei amici Discernimento e Volontà sono stati lì dieci minuti, poi se ne sono andati. Abbiamo iniziato subito a poetare, con gli amici letterati, a guisa degli stilnovisti, in quanto a materiale, ma con la sapienza tecnico-stilistica di un petrarca, a detta di duccio, o con la raffinatezza di un frankestein junior, a detta di ale p. L'alloro però l'ha vinto ale l., girava soddisfatto col premio letterario in mano, un sacchetto di ottimo caffè non commerciale.
C’erano anche i cani e i porci, che però puzzavano un po’ meno del solito, devo dire la verità.
C’è stato anche il momento delle agnizioni, come in ogni opera che si rispetti. -ah, dunque sei tu la carogna puzzosa di cui sento parlare... -si, sono io.... e tu sei... ma si, tu suonavi il sax coi lake!!! Ah, finalmente ti conosco e così via, a questo modo, tra “baci abbracci e sputi (gli sputi sono miei)” e lacrime e salti e gioia e festa e di nuovo abbracci e girotondi e bestemmie e schiarimenti di voce e versi in rima e sudore e puzza e formaggio, chè il salame era finito e gian dormiva da un’ora sulla sedia...
mia madre - ma guarda un po’ se devo ancora portarvi il caffè a tavola.... ma non erano cambiate le condizioni della donna? Siamo buone solo per i mestieri di casa, eh? ale – noi siamo per la tradizione, vedrai che ritornerà il modello della donna sottomessa umbe – si, in effetti noi aneliamo a un ritorno alle tradizioni agresti, idealizziamo la società arcadico-pastorale, vagheggiamo un mondo di impronta bucolica, tendiamo a una dimensione georgica della famiglia, e della donna.... ale – e non ci facciamo nemmeno portare il caffè sotto il portico! umbe – si, e neanche alziamo le mani, per averlo. siatecene anzi un po’ riconoscenti
-papà, senti, ma se a tua figlia per la laurea hai regalato una macchina, a me, per un esame, regali una marmitta catalitica?
-ho di nuovo problemi con la macchina, e non c'ho soldi.... -ma, scusa, adesso io non so quanto valga, ma perchè non la dai via e te ne prendi una nuova? -cri, ma perchè non la dai via tu? poi magari riusciresti anche a regalarmela una macchina -hmm... ci penso. eventualmente, coi primi soldi, ti regalo una bella jaguar, di quelle che piacciono a te, una di quelle vecchie, anni '60, coi fanalini rotondi... -ecco, brava
And I hope that you die
And your death'll come soon
I will follow your casket
In the pale afternoon
And I'll watch while you're lowered
Down to your deathbed
And I'll stand o'er your grave
'Til I'm sure that you're dead
Verrà il tempo Quando i venti si fermeranno E la brezza cesserà di spirare. Come la quiete nel vento Prima che l'uragano cominci, l'ora in cui la nave arriverà in porto.
Ed i mari si divideranno E le navi si scontreranno E le sabbie sulla riva tremeranno. Poi la marea risuonerà E le onde scrosceranno Ed il mattino comincerà a sorgere.
I pesci rideranno Nuotando fuori dal loro corso Ed i gabbiani tutti sorrideranno E le rocce sulla sabbia Si ergeranno fiere, l'ora in cui la nave arriverà in porto.
E le parole che sono state usate Per confondere la nave Non saranno capite mentre verranno dette Perché le catene del mare Saranno spezzate nella notte E saranno sepolte nel profondo dell'oceano.
Una canzone si innalzerà Mentre la vela maestra scenderà E la barca scivolerà verso la spiaggia. Ed il sole rispetterà Ogni faccia sul ponte, l'ora in cui la nave arriverà in porto.
Poi le sabbie srotoleranno Un tappeto d'oro Perchè i vostri stanchi piedi possano toccarlo Ed i saggi della nave Ancora una volta vi ricorderanno Che il mondo intero sta guardando.
Oh i nemici si alzeranno Con il sonno ancora negli occhi E dai letti si scuoteranno e penseranno di stare sognando. Ma si pizzicheranno e grideranno E sapranno che è vero, l'ora in cui la nave arriverà in porto.
Allora alzeranno le mani Dicendo "faremo ciò che volete", ma noi dalla prua grideremo "i vostri giorni sono contati". E come il popolo del Faraone, saranno sommersi dalla marea, e come Golia saranno vinti.
b.d.
anomalia. quartine con schema ABBA CDDC anzichè con il più canonico, ma credo perfino obbligatorio, ABBA ABBA
Quando il pelago in tempesta la sorprende Riparo la barchetta cerca in porto Non così trovai io ‘n te conforto E buia or su me la notte scende
Passato è ormai gran tempo, allor beato Ma ancor ricordo le dure tue parole Sì ben, che ‘l cor tuttor mi duole Per questo mio crudele fato
Perchè? domando – perchè! imploro Quale fosse Ragion che a privarmi Ti spinse di Amor, sempre chiederò
Più lagrime non ho per piangere il tesoro Che non riusciro a conquistare le mie armi Ma chiedo ancora, finchè un respiro avrò
oggi mi ha chiamato francesca. e, devo essere sincero, mi ha fatto piacere
matrimonio di giulio
anche piter, adesso, canta il suo amore in portoghese. deve essere stato s.antonio che ha aperto una strada da lisbona a padova bravo s.antonio. e bravo piter
mi fermo tutti i giorni dal solito tabaccaio a prendere le sigarette, sulla strada per il lavoro. c'è un nonno simpatico, dietro al banco, che se anche ci mette dieci minuti per contare i soldi e darmi il resto, mi rimane simpatico. oggi ero in ritardo, e dietro al banco ci trovo una superciccia, bella, miseria se era bella. il nonno sta per andarsene e lei lo saluta appunto con un ciao nonno. porca miseria, dunque c'è il cambio della guardia, a una certa ora. credo che da oggi partirò tutti i giorni in ritardo. -due merit, per favore dovevate sentire con quale grazia, con quale sensualità, con che occhi mi ha chiesto -le vuoi gialline o azzurrine? porca sozza... -gialline, gialline
che casino che c'ho in testa. vorrei fare un salto in avanti di dieci giorni, o indietro di dieci anni posted by Umbe2:32 PM *** |
mi sentivo così' leggero che stavo quasi per prendere le scale, per salire a casa mia dal garage sotterraneo, e sono tre piani, eh! ma poi la leggerezza dell'animo ha dovuto fare i conti con la non altrettanta leggerezza del corpo. ha vinto l'ascensore, contro le scale. ma sono comunque entrato in casa saltellando. sarà stato il vino? anche. ma certe sere tanto può un amico, che prende il livello della tua autostima, che già stava scendendo giù giù dallo scarico del cesso attraverso le vie fognarie se ne correva lesto lesto verso la casa del signor Candeo, e riesce a tirarlo un pò su, a riportarlo a un livello accettabile. un amico, la serata giusta, un pò di fu uva.
ieri il principe mi ha detto che è stato fast ad invitare cani e porci alla festa di venerdi prossimo, e ce l'avevo un pò con lui. oggi non ce l'ho più con lui. siano benvenuti anche i cani e i porci. pagheranno qualcosa per stare lì, però.
cri oggi mi ha detto "getto la spugna, con te". adesso all'altare sacrificale si immola una vittima diversa.
quando me ne torno a casa all'ora di pranzo e vedo il mio amicone diego in gran cazzeggio davanti al bar e lo raggiungo; quando il mio amicone diego mi chiama al telefono e mi dice dai scendi che tanto non stai facendo niente ti aspetto al bar; succede sempre lo stesso. poi se c'è anche l'amico volpe allora succede lo stesso ma tre volte peggio, perchè un giro lo faccio io, poi passa un po' e un giro lo fa lui, poi sei a posto ma il terzo può non fare un giro? e poi per attraversare la strada e salire a casa devo mettermi in ginocchio e strisciare fino a qui
-buongiorno, professore -buongiorno. mi dica -dunque, io sono vecchio -beh, anch'io, ma credo che lei intenda di iscrizione all'università -beh, tutte e due le cose, ma forse a lei interessa poco che io sia vecchio e mi senta vecchio, ma tutto questo per dirle che io ho fatto lo scritto parecchio tempo fa, e volevo sapere se è ancora valido -quanto tempo fa? -eh, tanto.... mi vergogno anche a dirlo -su, avanti, quando, novantotto? noventasette? -hmmm... novantaquattro, credo... -ah, ma qui si tratta di archeologia! -... si, c'è da tirare via un po' di polvere dagli archivi... -andiamo a controllare... dunque... lei come si chiama... novantaquattro... ecco qui. hmmm, qui c'è un diciotto con quattro meno -ah! sapevo del diciotto, ma dei quattro meno no, non me l'aveva detto nessuno -comunque si, l'esame scritto è valido, non lo deve rifare. (-yuhuuuu)
Oggi ho avuto una di quelle esperienze che ti segnano la vita, in senso traumatico. Sono stato in un centro commerciale, alle undici di un sabato mattina, in mezzo a quella bolgia di dannati e a quel girone di iracondi che è il popolo dei centri commerciali del sabato mattina. Una esperienza che non auguro neanche a un cane. E tutto per un nientino....
(il nientino per il quale mi si fa pressione da anni sarebbe un niente con un po' di metallo intorno. e il metallo intorno sarebbe ovviamente platino, oppure oro, bianco o giallo indifferentemente, o, nell'eventualità più proletaria, "potrebbe andar bene anche argento", se proprio proprio non ce la fai....) ho resistito per tre anni, oggi sono caduto.
non aveva tutti i torti, catullo, quando qualche giorno fa ha messo in guardia tito livio, dai falsi idoli, dai miti effimeri, dal niente in potenza che in atto rimane sempre niente, assolutamente niente.
buon compleanno, cri.
in quanto a te, c'hai una cassa da morto, nel nome
ehi faccia da culo, invii per sbaglio a me messaggini ambigui che sono indirizzati a qualcun altro, e poi mi spegni il telefono? ti spacco il cranio, ti spacco
e dite, e se Florence Nightingale fosse stata un po' zoccola? ma si, un pochino...
giornata di lutto oggi dal veterinario. arrivo e vedo la famigliola con gli occhi rossi, le due figlie piangono copiosamente. dalla porta dell'ambulatorio esce il prete con la stola viola l'aspersorio gli oli e il libretto delle istruzioni con la copertina nera di cuoio, séguito di chierichetti e ghirlande, librone della firme. mi pareva giusto partecipare del lutto, così sono andato in macchina a prendere l'impermeabile beige e gli occhiali da sole alla Venditti, ho tirato su il bavero che fa tanto funerale e me ne sono stato in silenzio, a sentire le parole accorate di chi gli voleva bene -stava tanto male, ma pensi che anche stanotte lui ha chiamato, per uscire a fare i bisognini, come faceva tutte le notti... -ma pensi.....
mi hanno chiesto di reggere il moccolo. ho declinato, che altro dovevo fare?
l'arcangelo michele mi è apparso in sogno e mi ha detto che ne ha le palle piene, di tutto. poi si è messo a parlar male dell'arcangelo gabriele, che è il cocco di mamma. gli ho detto che se mi appare in sogno mi aspetto un qualcosina di più da lui, che non sono un suo amico e neanche il suo analista, che devo ascoltare i suoi sfoghi. mi ha scroccato una cicca ed è sparito.
gli amici sono amici finchè sono amici. poi quando non sono più amici, non sono più amici. è giusto saperlo.
regalo una inutile bici nera da transessuale al primo che se la viene a prendere, mi occupa spazio prezioso nel garage.
Il fatto è che mia madre non mi sveglia più portandomi il caffè a letto. io penso che potrebbe anche farsi sto chilometro in vestaglia e portarmelo. Ma lei evidentemente no, non lo pensa. E cosi ci si sveglia a mezzogiorno l’una e poi certo che la notte alle quattro c’hai gli occhi sbarrati e non c’hai sonno e due ore di musica non te lo fanno venire e dici adesso mi alzo e scrivo quattro stupidaggini.
Ascolto il solito cd dei lake, tanto per cambiare, e trovo che l’amico enea, quando riadatta le canzoni non sue, le addolcisce, le mitiga, ci mette un finale più morbido rispetto all’originale, ci mette un filino di speranza, di ottimismo, una visione meno cupa di quella di cohen e di dylan. Un paio di post addietro, dicevo che la prima ballerina che non ballava e che enea dice che un giorno chissà secondo me invece avrebbe fatto bene a mettersela via, a rassegnarsi al fatto che non avrebbe mai ballato. Beh, che soddisfazione trovarmi sulla stessa linea nera di cohen. Cerco il testo originale, e trovo che quella ballerina non può ballare “to anything”, che, se il mio inglese non è proprio cosi pessimo, vuol dire che non balla manco per il cazzo, nè adesso nè mai. E così in “rocco”. Ladro di bestiame, viene preso e condannato a farsi un po’ di galera. La moglie galoppa galoppa galoppa tutta la notte, offre al giudice oro e tante altre belle cosette, ma il giudice le dice siediti bevi qualcosa e che ne dici di pagare tu il debito di tuo marito e lei dice ok e così i due sposi se ne ritornano a lavorare i loro bei campi ma qualcosa è cambiato. E vorrei anche vedere. E invece nella versione di dylan reilly è condananto alla forca, per cominciare. la figlia di reilly galoppa galoppa galoppa offre al giudice oro a tante altre belle cosette il giudice le dice no bella cocca io slurp slurp vorrei tanto te slurp slurp reilly comincia a bestemmiare ma la figlia è decisa e gliela da ma poi all’alba si alza si stiracchia si fa un caffe esce e vede il corpo di suo padre che penzola dal patibolo, chè quel figlio di zoccola del giudice non aveva aperto bocca e lì il menestrello che ci racconta la storia inizia a inanellare una sfilza di maledizioni che presupponiamo essere anche della figlia, sette maledizioni, una più caruccia dell’altra, sette maledizioni, seven curses, titolo della canzone.
Ieri sera in programma c’era un concertino jazz al banale con l’avvocato, roberto e pietro, un amico dell’avvocato. Ci si ritrova a casa dell’avvocato, si parte, ma la batteria della sua macchina è andata, così ci sarebbe da fare ponte con i cavi e rimetterla in moto. Questione di cinque minuti. cinque minuti per trovare la leva che apre il cofano anteriore. (qui mi tiro fuori, stavo facendo altro). Venti minuti a cercare la batteria sotto il cofano, telefonata all’amico che c’ha anche lui una bmw e scopriamo che la batteria è alloggiata dietro, nel bagagliaio. cinque minuti per individuarla. Quaranta minuti per cercare di estrarre il coperchio del vano che la ospita, stiamo per spaccargli tutto quando finalmente salta fuori il libretto disperso delle istruzioni e scopriamo che c’è un bottoncino da premere sul lato, clic, e il coperchio salta via. Il tutto al buio, perchè ovviamente la pila che aveva in auto si è scaricata dopo tre nanosecondi. Dieci minuti per collegamento cavi e scoperta che la batteria è andata del tutto e non parte nemmeno coi cavi. quindici minuti per riuscire a tirare via la batteria dal suo alloggiamento. Un’ora e mezza per un lavoro di sette minuti Bestemmie in coro polifonico a cappella alla bmw, che deve mettere la batteria dove non la mette nessuno
che meraviglia di giornata... svegliarsi, di lunedi, e trovare una giornata fresca, cielo coperto, nuvole di cento tipi diversi, pioggerellina insignificante a metà mattina, che bellezza.... sono quelle cose che ti mettono di buon umore, che vanno godute, un caffè in un bar lettura del giornale al tavolino all'aperto cicca uhuuuuu non vedo l'ora di fare il pensionato e farlo tutti i giorni. mi pareva proprio di essere in scozia, che nostalgia, sms, cri, qui il tempo oggi è cosi, cielo molto scottish, direi quasi caledonian, ma forse anche un po' culloden, nonche nairm con una puntina di lossiemouth.... che bei giorni abbiamo passato lì. sms risposta "l'ho pensato anch'io stamattina". se avessi una pecorella in casa la situazione sarebbe perfetta micia, mi aiuti nella mia ricostruzione, potresti farmi behee behee, per favore? dai, dopo ti do un croccantino al coniglio
bettiat mi chiede se quest'anno mi va di andarci con lui, al concerto di dylan, o ci devo andare sempre con una ciccia, ogni anno diversa? bettiat, vediamo, se nessuna risponde al mio invito, ti chiamo. anche perchè vedo che come tattica non funziona, o forse è il profeta che comincia a perdere colpi?
ho ascoltato di nuovo il cd dei lake, è una cosa davvero molto bella. nella batteria di "Rocco" ti sembra di sentire precisamente un galoppo, regolare e sostenuto, immagini lo scalpitio degli zoccoli del cavallo della moglie di Rocco che nella versione di Dylan era invece la figlia di Reilly lanciata al galoppo nel tentativo di raggiungere lo sceriffo e di salvare il marito/padre portando oro e argento. a proposito, enea nel libello interno al cd cita la fonte della versione di dylan da cui l'ha presa, vol. II del triplo "the bootleg series". ecco, volevo dirti, caro enea, se potessi farmi riavere il mio cd, non mi dispiacerebbe. sai, fa parte di un cofanetto, che ora ho incompleto, e mi era anche costato. grazie. e che dire del riadattamento di una canzone di cohen, cuore scompagnato? "e canto per il capitano / che una nave non ce l'ha per la madre che si confonde / per la culla ancora vuota là per il cuore scompagnato / e per l'anima senza il re per la prima ballerina / che non balla ma un giorno chissà" ascoltate la batteria nel passaggio dopo il secondo ritornello, sembra spezzata, rotta, sembra non finire in una battuta completa, crea dunque sospensione, attesa, la pennata della chitarra è secca, unica nella battuta, paolo soffia su qualche fiato sembra girare in tondo cercando qualcosa che non si conclude, ti tiene col fiato sospeso, è tutto perfetto. alla fine mi risolvono il ritornello in un modello più consono alla linea dei lake, un finale trionfalistico, pieno, speranzoso, direi, ottimista, fiducioso, ma forse sarebbe stato più giusto mantenere irrisolta quella sospensione, perchè mi sa che quella ballerina che non balla probabilmente non ballerà neanche mai, anche se pensa che chissà.... e poi "todo cambia", che è una canzone bellissima e toccante di suo, e vi sfido ad ascoltare la chitarra e la voce intimamente lacerata di enea senza commuovervi, e ascoltarla oggi, quando davvero qualcosa per me sta per cambiare, e la vorrei tanto condividere con cri, questa canzone, perche devo piangere da solo? io qui nella mia stanza e lei nel suo rifugio, in mezzo a qualche prato su nelle sue montagne.....
tour autunnale europeo di dylan, mi fa questo regalo per il compleanno. sarà bolzano, per me, il 30 ottobre. a milano il giorno dei morti, se vi interessa. roma, il giorno dei santi. ad amsterdam il 10 e 11 novembre, per chi fosse curioso.
stamattina ho preso sonno alle sei. cri mi chiama alle 7,40 per dirmi che aveva bisogno di farmi una domanda, dico cazzo cri sto dormendo da due ore possiamo risentirci più tardi? dice ok e mi chiama alle nove! -ti devo dire una cosa importante -più tardi no, eh? poi si incazza perchè non reagisco a una tale situazione (che non ve la dico, perchè sono cose che non vi riguardano), che per me sentire questa cosa così importante, questa sua decisione cosi dolorosa e sofferta è stato come bere un bicchiere d'acqua, calma piatta, nessuna risposta, zero assoluto. faglielo capire che è perchè ero assolutamente fuori dal mondo, totalmente rincoglionito per il sonno.
stasera ho conosciuto un poliziotto. persona interessante
wilma ha detto noi siamo alla solita enoteca, se vuoi raggiungerci. wilma, grazie, no. se me lo avesse chiesto barbara (da non confondere con l'omonima) magari si, ma se me lo chiedi tu, hmmmm... si capisce che è una forzatura! lo so che non vuoi che venga, eh eh
un paio di ossicini si sono spezzati davanti al locale, stasera. un pidocchietto in scooter ha pensato bene di farsi investire da una donna. roberto nel suo drammatico racconto ha detto di aver visto le ossa dei polsi spezzate e completamente scoperte. wilma ha detto "poverino, chissà che male" già, pensate l'umidità come gli penetra nelle ossa, che già penetra attraverso la pelle, immaginarsi nelle ossa scoperte!
tra un pò albeggia e io mi sono alzato dal mio lercio sporco putrido lurido immondo puzzolente fetido sozzo letto perchè non ho sonno. neanche mi piacesse suggere piastrine... dopo il lavoro umbe è passato da orazio, giacchè il concerto dei lake al banale è saltato per l'accidia di enea. enea era lì, con in una mano il calice di rosso e nell'altra un altro calice di rosso. cin cin, alla salute, prosit. soprattutto prosit. è passato anche il bettiat, che oggi se considerate oggi come venerdi domani se oggi come ancora giovedi compie gli anni, non un bel traguardo, no, i trenta, ma dipende da come ci arrivi. lui ci arriva bene, altrochè. tutto questo per dire che ho comperato il cd dei lake, il doppio, live. amici: un capolavoro! me lo sono appena assunto in cuffia, e ho goduto dall'inizio alla fine. incredibile. però ho ascoltato prima il secondo cd e poi il primo, con la fine a metà e la metà alla fine. è un discorso scemo però, anche se è stato per sbaglio, mi pareva pure che stesse bene così, l'ordine. un bel finale in crescendo, un climax, per dirla con un proverbio, e io volevo bene a cicerone, non c'entra ma lo volevo dire. ho sempre pensato che i lake esistono perchè suonano dal vivo, è lì che senti e godi i lake. ecco, questo lavoro riesce a passare esattamente quel tipo di sensazione, mancano solo la birra e gli amici. stupende le canzoni. impazzisco per quelle più tirate, più energiche, potrei fare sette otto titoli, una immensa batteria, te la senti dentro, una energia e una carica che ti fanno saltare dalla sedia, davvero un grande lavoro. e registrato ottimamente. ma ottime tutte, ci mancherebbe...
il principe ha avuto un'ottima idea, una cena a casa mia con prosciutto e la sua amica, cioè sua nel senso di sua di lei ma anche sua di lui, ma questo ve l'avevo già detto. cri, io non ho detto nulla, l'idea è stata sua, eh? che dopo non vengano fuori storie, chiariamo! bisogna imbriagarla, la ragazza, con un'alluvione di vino. principe cucina, visto che è cuoco, io intrattengo, un po' come la storiella di marta e maria e gesù, una lavorava e gli altri due non si sa bene cosa facevano, la leggenda vuole che parlassero del più e del meno, ma forse è solo propaganda. adesso ho finito di dire stronzate, me ne torno a nanna, anche se morfeo s'è proprio dimenticato di me, stasera. e se non dormo, non sogno. e io voglio sognare. 'notte (il venditore di cartoline dell'impiccagione) (stavolta però cito il profeta)
cri, alla fine, stava così bene qui che se ne è andata oggi (martedi). e mi ha lasciato la micia. che mi rovina la sedia di vimini.
il cellulare comincia a dare problemi. cellulare o batteria? cellulare o batteria? me lo chiedo ininterottamente da sei giorni, non ce la faccio più, questo dubbio mi distrugge. mi logora.
ho scoperto che una donna in casa è una spesa insostenibile anche solo per il consumo di carta igienica. ma, scusa, quelle sei ore in cui io lavoro, tu te le passi tutte in bagno?
mia sorella aiuta le puttane, i drogati, i ladri, gli spacciatori, gli assassini, gli alcolizzati, i clandestini.
il cd è stato registrato bassino, si fatica a sentire.
il mio capo ha detto che a settembre o a ottobre chiuderà il locale per una settimana.
nel mio frigo ci sono delle bottiglie di acqua. e dell'insalata. e del pesto. pomodori. roba mai vista. e alla lista delle bozze di vino aperte presenti nel suddetto frigo s'è aggiunto dell'ottimo greco di tufo, un po' del quale è servito a mitigare il malessere di cri di venerdi sera durante il reading del blog, dall'una alle tre e mezza, due occhi così, per non dire delle due palle così, a rispondere al suo terzo grado, ma quante volte sei uscito con questa ma allora c'era anche lei ma con questa hai cenato due volte ma allora l'hai baciata e quando è stato e dove e come e mi avevi detto che uscivi con gli amici e adesso te la porti a tutti i concerti e tu non ti meriti niente e sei un bastardo e sei insensibile e vammi a prendere il vino e due calici eeeeee... OPLA'! andata.
il rumeno è passato col rosso e ha centrato la macchina di mia sorella, stasera. vetri per terra in via tommaseo ang. corso del popolo. sono passato a casa dei miei dopo il lavoro, mia sorella è li, sta benone. sta benone, ma ho sentito quei discorsi che ho sempre ritenuto alquanto curiosi, e che non pensavo di sentire dai miei, tipo ah dovresti vedere la macchina ah pensa se c'era un vecchio ah se arrivava un secondo prima se arrivava un secondo dopo se invece che nella corsia di qua stava in quella di là se c'erano case se c'erano cani se c'era un cancello se c'era il temporale se era inverno se al governo c'erano quegli altri se la birra costasse meno a proposito ieri sono stato a vedere un film in uno di quei cinema all'aperto estivi, e ho pagato quattrovirgolacinquantaeuri per non poter neanche andare al cesso, che non c'era. fanculo ai cinema all'aperto estivi che costano quattrovirgolacinquantaeuri e che non hanno il cesso.
ricordatevi che una donna in casa è una spesa rilevante anche solo per la carta igienica. se non fa almeno le pulizie per benino, non ne vale la pena, amici.
'notte (la figlia del calzolaio dal petto villoso) (tutti e due, figlia e padre)
ieri si è stati a casa di enea, e anche se sono arrivato quando la gente cominciava ad andarsene dicendo è tardi domani devo alzarmi, e la casa cominciava a svuotarsi, mi pareva brutto andarmene subito, entrare e uscire nel giro di un minuto e mezzo, e così abbiamo messo a nanna jo e siamo rimasti fino alle quattro, ad ascoltare olo che faceva l'apologia di prosciutto. GRRRRRRRRRRR! No, nel senso del lavoro che hanno fatto insieme al mare, un volontariato con ragazzi più o meno disabili. almeno credo che olo parlasse di questo. spero. cazzo, comincio a essere geloso. ripeto: GRRRRRRRRRR!
alle sei di questa mattina, ancora sveglio, avevo quasi pensato che ormai potevo anche aspettare le otto e andare dal veterinario presto presto, ma poi invece ho sentito il richiamo del letto, anche perchè mi aspetta una giornata faticosa. oggi arrivano Fauve e la sua tutrice, doveva trattarsi di un sabato-domenica, la loro permanenza, intendo. ieri mi dice (cri, non la micia, lei non l'ho sentita) che pensava di venire già da oggi, venerdi. -cazzo (dico), addirittura dal venerdi? -a dire il vero, pensavo di andarmene lunedi... ahhhh.... (....) e vabbè, no, mi fa piacere, ma cosa dici, come no, anzi.... ma non devi lavorare? no, chiedevo, sai... no, no, vieni.... curiosa come una puzzola, chissà cosa farà qui mentre io lavoro, a parte le solite pulizie, adesso che sa del blog... però è anche vero che mi ha promesso che non l'avrebbe mai cercato, sapendo che non vorrei che lo leggesse, e mi fido. mi conviene, probabilmente, fidarmi. mi conviene, meglio, pensarlo, che posso fidarmi. almeno porta qualcosa da mangiare, che non c'ho niente, in frigo. e neanche fuori, a dire il vero.
gino, tornato dalla sicilia, adesso parla solo dialetto siculo. ritrovo in prato (della valle) ieri sera per dare il bentornato a jo e andrea, novelli sposi, di ritorno dal portogallo. ogni tanto viene a lavorare in pizzeria una rumena, ma solo per fare un favore al mio capo, perchè lei il suo lavoro ce l'ha già, lavora come entreneuse in un night, moglie del titolare. cri passerà qui da me il prossimo week-end. ma questo lo sapevamo già tutti. ho appena accennato al fatto che mi stava diventando pesante e stretto il rapporto, le ho detto lasciami in pace per qualche giorno, ho bisogno di sistemare un po' di pensieri, dice ok, però mi chiama il giorno dopo mi dice ah quanto mi sei mancato ti voglio tanto bene vengo da te sabato? di nuovo tocca portare Rantolo, la micina di mia sorella, dal veterinario tutti i giorni. uff. non piove. -come va? -sempre peggio sono sempre dell'idea che un camion sopra il mio pancino non sarebbe una brutta cosa, in questo periodo.
beh, alla fine, essendo io un tenerone e non avendo il coraggio di trattare la micia come gino trattava la sua gatta, ieri mattina appena sveglio sono andato a comprarle un po' di ottimo e soprattutto costosissimo cibo. solo che adesso ho una scorta di cibo per gatti da smaltire. perchè, dici? ok, antefatto. anzi, antefatto dell'antefatto. l'antefatto dell'antefatto è che dovevo tenere la micia per una settimana ancora, e *cri avrebbe dovuto venirsela a prendere sabato prossimo, e sarebbe rimasta qui il week-end. (*cri sarebbe dovuta venirsela a prendere etc etc). aiuto, chi è che anima pia mi insegna qual'è la forma corretta? ma senza perderci adesso in disquisizioni che insomma non è il momento arriviamo all'antefatto. sms mio a cri: "cri, vado al mare con principe a trovare la sua amichetta e l'amica della sua amichetta. ti chiamo stasera. bacione" sms di cri a me: "ci avrei scommesso tutto quello che ho. risparmiati la chiamata e vaffanculo te il principe e anche il mega culo". poi altro sms in cui mi dice che veniva a prendersi la micia. (ha le chiavi della reggia) in effetti, quando sono arrivato a casa, la miciona non c'era, sparita con tutti i suoi effetti personali (che poi, essendo lei una gatta snob e altera e altezzosa e insomma se la tira, è piena di puttanate e ci vuole ogni volta una ditta di trasporti per i trasferimenti). chiamo cri e cri non risponde. non risponde nemmeno oggi. risponderà. anzi, io non la chiamo più e vedrete che chiamerà lei tra un giorno o due. vi farò sapere. gelosa di prosciuttino. prosciuttino, che non ci pensa minimamente a me. e io le mando le sfighe. e arrivano a destinazione, credetemi. vi ho mai parlato dei miei poteri? funzionano, hanno sempre funzionato. li uso verso i miei amori non corrisposti. tre o quattro. non ci credete? andate a vedere come sono messi, i miei amori non corrisposti... però, tu, amica mia, stai tranquilla, per te si tratta solo di una dimostrazione, una piccola minaccia per farti vedere cosa ti aspetta se non. non è ancora il tuo momento
lallallalalà stranger in the night... vaffangolo varsavia... stranger in the night... arrivaffangolo...
wilma, stasera sono tornato a padova e poi col principe orazio junior e consorte sono ritornato in quell'enoteca dove siamo stati l'altra sera, e c'erano tutti i tuoi amici. tu non sai chi sono, i miei amici, dico, ma fa niente.
cri l'altra sera è venuta a svegliarmi (perchè dormiamo in ali diverse del mio palazzo) per dirmi tutta preoccupata anzi affannata che fauve non si muoveva. l'aveva toccata e non si era mossa. mi alzo, vado di là, la gatta sorniona apre un occhietto accenna un movimento della testa per vedere chi è che rompe i coglioni a quell'ora e la disturba mentre dorme. giustamente. credo che abbiamo mandato cri aff insieme, io e la micia.
la micia mangia pochissimo, non le piace il cibo che cri mi ha lasciato. non tocca quasi niente, ma quello è, e quello rimane. sono dell'idea che se non vuole morire di fame le tocca adeguarsi.
domani, si dovrebbe andare al mare, io e il principe, a trovare la sua amichetta e prosciutto. mah.... chiediamo a olo se vuole venire.
olo mi ha finalmente dato il cd che abbiamo registrato insieme, lui e mario e io, un mese e mezzo fa. tre brani bluegrass chitarra banjo mandolino due canzoni di bob dylan quattro canzoni autografe di olo. se ne volete una copia, fatemelo sapere.
cri mi ha portato di nuovo fauve ed è rimasta qui un paio di giorni. va tutto bene, ma lei poi deve sempre trovare un appiglio per manifestare la sua gelosia, alquanto opprimente. -chi ti ha regalato quel tulipano? una ragazza, eh? si, perche solo una ragazza ti può regalare un tulipano. allora? sorriso imbarazzato, non per il tulipano, ma perchè darle una risposta significava parlarle del blog, e non è il caso che lei sappia cos'è un blog e che io ne ho uno. ma dal mio imbarazzo lei è partita con un mega impianto super colossale di congetture, una più scema dell'altra, e ho dovuto parlarle del blog, però non le ho dato l'indirizzo ma soprattutto mi sono fatto promettere che non avrebbe cercato di trovarlo, cosa, peraltro, piuttosto facile, suppongo, con un motore di ricerca... -ok, ma perchè non posso leggerlo? -perchè è una specie di diario... -si, ma se è raggiungibile da tutti... -si, cioè no, cioè insomma, non è il caso che tu lo legga.. -perchè? mi chiami zoccola, come chiami tutte le tue amiche? -no, non è questo.... -hai rapporti con qualcun'altra? -no, però... insomma.... sai quando, quella ragazza... -ma come? ma non era tutto finito? -si, cioè.. insomma sai, per scherzo ho continuato, ma solo per il blog, insomma, non è vero, cioè.... quello che voglio dire è che mi sono preso del malato, dell'ambiguo, del fragile, del bugiardo, che mi faccio terra bruciata intorno e che mi sta bene, e cose di questo genere. un'ora di silenzio cupo, lei aspettava ad andarsene perchè doveva essere a bergamo all'aeroporto solo tre ore più tardi. a un certo punto mi dice -me ne vado o aspetto? -vedi tu... -voglio dire, me ne vado o impegnamo una mezz'ora in modo più piacevole? (mi strizza l'occhiolino) -stai cercando di chiedermi scusa? -no. voglio vedere se riesco anch'io come te a fare sesso senza fare l'amore, perchè è cosi', per te -non ne ho voglia, e poi non mi pare il caso -dai... -hmmmm... e vabbè!
cri, se un giorno arrivi a leggere il blog, sappi che è tutto uno scherzetto, un giochino, non è vero niente di niente di niente di quello che scrivo, a parte quello che riguarda gino, e sappi che ti voglio bene come a nessun'altra persona al mondo, giuro giuro giuro
è uno di quei periodi in cui penso che non sarebbe male, ma proprio per niente, se un bell'autoarticolato, passando per corso australia, attraversasse il semaforo all'incrocio con via montà col rosso, proprio nel momento in cui arrivo io, e trovassero brandelli del mio fu corpo in via po', un paio di chilometri più giù.
mia sorella è in sicilia, così mi ha chiesto se potevo prendermi cura dei suoi due micini. essendo due pesti, specialmente il ciccione, il nero, glieli ho lasciati a casa sua con l'intenzione di andarci tutti i giorni per dargli da mangiare e pulirgli la sabbietta. la micina rantolava, respirava affannosamente, così mi è venuta l'ideona di portarla dal veterinario, da quello che all'epoca seguiva fauve. che naturalmente è dall'altra parte della città. non l'avessi mai fatto! iniezione di cortisone tutti i giorni, sono dieci giorni che impegno le mie mattine in ambulatorio aspettando per delle ore ma soprattutto ascoltando i discorsi delle vecchie che ci portano il cagnetto e il micino. una è arrivata, dopo due minuti ha preso dalla borsetta delle foto e le ha sventolate in giro "guardi qui com'era un anno fa..." "oooohhhh, ma non mi dica....." -scotto, fai cuccia -ah, scotto si chiama.... -no, si chiama frisco, ma noi lo chiamiamo frisco, friscotto, scotto... -ah, ecco, come la mia, si chiama gigia, ma noi la chiamiamo.... gigia
lunedi al mare con gino, eurides, fast e allo principe, a trovare olo prosciutto e vania, l'amichetta di prosciutto che adesso è anche l'amichetta di allo, dalla sera del barbecue. stanno lì al lavoro. -ehi, la prossima volta che vengo a trovarti, però, facciamo il disastro, eh? insomma, hai capito cosa intendo dire... -beh, chissà, magari sarò talmente disperata.....
se ne sono andate. madama Fauve e cri. in questa casa è tornata la pace. cri è arrivata ieri nel pomeriggio. il nostro incontro è iniziato con una gara di tiro di paletta della cacca della lettiera della micia. suo l'unico tiro della giornata, dritto dritto verso la mia testa. -fammi vedere subito le foto della francia -le vediamo dopo, dai -no, le vediamo adesso. c'eravamo io e prosciutto, ovvio, questo già lo sapevamo. ma mi ero dimenticato di togliere le foto del barbecue, che testimoniavano la presenza di prosciutto alla serata. tiro di paletta, urla, scenate. -ti avevo chiesto, "c'è anche la tua amica?" e tu mi avevi detto "ma no, cri, non c'è" e io ti ho detto "sei sicuro?" e tu mi hai detto "cri, tu sei malata, sei paranoica" e invece c'era, infame, falso, sei la persona più ambigua che conosco, sai raccontare solo balle.... -cri, ma non l'avevo invitata io... -ma stai zitto, guarda, stai zitto. hai una mente criminale. io e te da domani non ci vediamo più. e adesso prendo la mia roba e me ne vado. povera cri, gliel'ho sentito dire venti volte che non ci saremmo più rivisti. il mio programma prevedeva che lei arrivasse nel pomeriggio, due chiacchere-caffè-cicca, poi io sarei andato a lavorare e lei nel frattempo avrebbe amorevolmente svolto le faccende di casa, cosa che nessuno faceva a casa mia da un paio di mesi, e poi al mio ritorno avrei anche trovato la cena pronta. all'improvviso, vedevo il mio ritorno a casa di nuovo immerso nella polvere, nel cumulo dei piatti sporchi, nella montagna di roba da stirare, nel cestone di roba da lavare. e allora mi tocca dare fondo a tutte le mie capacità oratorie e seduttive, per farle cambiare idea. e naturalmente, se permettete, ci riesco. non solo. la faccenda qui si complica ulteriormente. chi mi chiama? porca sozza, proprio prosciutto -disturbo? -beh, insomma.. un pochino..... (cazzocazzocazzo!) e poi mi tocca ricominciare da capo con cri e con le spiegazioni. non è finita. chi mi chiama? la manu! porca infamona sozzona, ma proprio adesso? cosa vuoi, un caffè, vero, perchè non sai cosa fare nella prossima mezz'ora? vero, gino? -disturbo? -si, manu, mi spiace, sto in compagnia (cazzocazzocazzo!) nel giro di dieci minuti, mi hanno chiamato proprio le due ragazze alle quali cri spaccherebbe volentieri il musetto per la gelosia, essendo stata una oggetto dei miei desideri (desideri animali) fino a qualche mese fa e l'altra è inutile che sto qui a sprecare parole che tanto lo sapete.
-ciao, prosciutto, scusami per aver tagliato corto prima... -non preoccuparti -indovina un po', stavamo litigando per causa tua -che scemo... -almeno fosse per qualcosa... nooo? che dici? è per qualcosa? dai, dì qualcosa, cazzo, rispondi, è per qualcosa o è proprio per niente? -è per niente -ma porca miseria sozza.... ma un giorno o l'altro ti stupro, eh, stai attenta! -eh, chissà, magari non mi dispiacerebbe -AAAARRGGHHHHH!!!!!
che bella, casa pulita. -cri, dai, che hai fatto... non dovevi.... hai fatto tutte le pulizie.... che caruccia, grazie
-c'è anche una cassetta -videocassetta? ma è porno? c'è anche lei? -no, umbe, mi spiace, no, è una cassetta musicale -aaahhhh.. vabbè, sarà almeno buona musica
inserisco il nastro nell'autoradio in macchina, porca sozza, ho creduto di dover chiamare il carroattrezzi, credevo che la macchina mi stesse cascando a pezzi sulla strada è musica, quella? sembra di stare in un'officina metalmeccanica, sento cani abbandonati e gettati dal viadotto urlare il loro incazzamento verso i loro padroni, rumori di martelli che picchiano sulle lamiere malate con già un piede nella fossa, rotolare di croci giù dal calvario, urla di dolore di zebre stuprate, battaglia feroce di piatti che si ribellano a pentole malavitose, sento vecchie che bestemmiano, valvole che scoppiano, cannoni che sparano, idraulici che lavorano, cani che con mossa fulminea prendono il volante e scaraventano i padroni fuori dall'auto, insegne che cadono, aerei che bombardano, gatti che nitriscono, s. giuseppe in falegnameria che intaglia un bambino ma gli viene col naso normale non si allunga e allora non va bene e lo mette sulla strada a borbottare e dice ci penserà qualcun altro, bambini a cui viene tagliato l'alluce piangono e sanguinando giocano a carte, ogni tanto però sento una chitarra
gino non mi racconta mai niente di se. ma per fortuna, mia e del blog, le cose le vengo a sapere lo stesso. si parla di gatti, e mi si dice che lui la sua gatta la seviziava, le titillava (e uso un eufemismo) gli orifizi con matite penne e altri oggetti da cartoleria. gino, porca miseria..... ero rimasto alla sua teoria su come trattare i gatti. gino dice che lui dava da mangiare alla sua micia ogni tre-quattro giorni, così per prima cosa la gatta se ne stava buona buona, chè non aveva tante energie per rompere le palline, e poi comunque era più affettuosa, quando lo vedeva gli si strusciava sulle gambe e gli dimostrava tutto il suo affetto. e pensare che quella gatta è pure morta vecchia eurides dice che se un giorno avrà un gatto lo chiamerà genoma. e dice anche che ci perdiamo qualcosa a barcellona, che ci si diverte come dei pazzi, e che là scoperemmo anche noi, e rimarca bene quell' "anche", che vuol dire che "perfino" noi.... è da un po' di tempo che quando vedo eurides, poi me ne torno a casa e mi metto a pensare a tutte le mie sfighe. gino, cazzo, fà qualcosa, dì qualcosa, miseria infame.....
ok, ale, io prendo il tulipano viola, si intona meglio con il colore del mio frigorifero
il mio mouse è diventato peloso, adesso si che è un vero mouse. per digitare sulla tastiera devo mettere la mano sinistra tra gli anteriori di fauve e far scivolare il braccio destro dietro i suoi posteriori, tra il suo culetto e la coda, peli dappertutto, il suo musetto tra me e il monitor, che deve controllare lei quello che scrivo. una scarpata e si ritrova sul letto. cri mi sa che si sta abituando alla pace della casa senza fauve, vuole lasciarmela ancora per qualche giorno. se oltre a leccarsi le zampe leccasse anche tutti i peli che lascia in giro... è che è bella, è bellissima, e allora come fai a incazzarti, ti guarda con sti occhioni, proprio mentre stai per abbassare la vanga sulle sue orecchie, sei lì con le braccia alzate, brandisci il vangone, lo agiti, lo fai roteare spaventosamente nell'aria, urli e bestemmi mentre le bave ti colano dai lati della bocca piegata in un ghigno rabbioso che neanche il becchino della transilvania, e lei ti guarda, umile, docile, con gli occhioni spalancati, lucidi, brillanti.... vabbè dai miciona, vieni qua, dammi una leccatina dai...
Carneade, chi è costui? -‘cccazzo ne so, se non lo sai tu, che hai scritto la storia.....
il sole è alto, pieno, rotondo. Per qualcuno è domenica mattina. Per qualcun altro è ancora sabato. La cosa più importante e rilevante di oggi, sabato, chè io sono ancora legato in senso spazio-temporale, ma più che altro in senso temporale, al sabato, è che oggi si sono sposati andrea e joana, in quel di lisbona, in un monastero che se non mi sbaglio già ospitò l’analogo evento dei genitori di lei. Sono con voi, amici.
Madame fauve mi si struscia sulle gambe, vieni qua, miciona mia bella.... Alla fine cri me l’ha data. Che poi ce l’aveva con me solo perchè l’altro giorno sono uscito a cena con lei, dopo settimane che non ci si vedeva, un po’ perchè ero senza macchina e un po’ perchè ero impegnato a studiare, e a mezzanotte ero tanto stanco da pensar bene di tornarmene a padova, e non stare a dormire da lei, e dico dormire, ma abbiamo capito tutti, e lei dice io ti sto aspettando da tre settimane, e tu te ne vai, ma poi come fai, io credo che tu c’hai un’altra donna, ma io dico cri guardami bene ma chi vuoi che venga con me, ma dai, e forse ci crede però c’è rimasta male. E poi sono andato a vr e me la sono portata via, la mia miciona. Da quando sta da cri, non si mai più fatta avvicinare neanche per una carezzina, beh arrivo pareva che se lo sentisse che veniva a stare da me per qualche giorno perchè poi è una gattina incredibilmente stupefacente e si viene a strusciare e io penso che è perchè comunque è femmina e quindi si porta dentro un qualcosa di zoccola va bene così, tanto.... che poi è tutta contenta di stare qui da me, sapete, una volta viveva qui, poi è andata a vivere con cri, ma ogni tanto torna da me, e adesso che è estate sta bene, lei, da me, e continua a dire miao che bene si sta qui, e poi miao che frescolino c’è qui, e miao wow miao fatto bene a portarmi via miao lei non c’ha l’aria condizionata e mi tocca star sveglia le notti miao ti voglio bene miao miao non farmi più andar via micia lo sai ti terrei ma cri ormai ti vuole bene non sopporterebbe di privarsi di te.
Arrivo al lavoro, roby, il capo, è già piuttosto avanti, col vinello Dopo cena, finito il lavoro, è più di là che di qua. Comincia a rompere le balle a magda, la brasileira, per uscire tutti insieme, io crollo dalla stanchezza, magda dice con te da sola no, se viene anche ilaria, ilaria dice se viene anche umberto, umberto porca puttana dice se non vado io, salta tutto, e roby se la prende con me, e allora andiamo, in quattro, in un locale, tipo disco, all’aperto, roby è imbriago da paura, il locale è di un suo amico, non si paga, o forse paga lui per tutti, io so che al tavolo continuano ad arrivare bicchieroni di qualche schifezza, non saprei, credo vodka e qualcosa, e non faccio in tempo a finirne uno che il mio capo si alza va al banco e se ne torna con altri quattro, ma magda e ilaria non toccano assolutamente alcol, e cosi ci si sacrifica, e due e quattro e sei il moroso di magda chiama è di un geloso fastidioso che non so come lo sopporti e mi dice tieni alberto vuole parlare con te sssst non dirgli che siamo qui digli che siamo in un altro posto ciao alberto come va bene ma dove siete beh siamo al xxxxxxxxx ah ok adesso vi raggiungo ops cazzo magda digli che stiamo andando via allora che ti ha detto che sono falsa ah bene roby andiamo, dai, vi porto in un night da amici miei, no roby dai e invece siamo già entrati chiappone al vento ma spettacoli niente già tutto finito si continua a bere offre il capo abbiamo passato la serata vergognosamente a spese sue torniamo al ristorante gelato sul terrazzo che dite facciamo la porcata a quattro magda se ci sta ilaria ilaria se ci sta magda ok ma mi raccomando nessuno deve sapere niente ma dai ma chi vuoi che venga a saperlo ok ma siete attrezzati no roby dice vado io ok ma dov’è andato ma noi si scherzava eh no adesso quando torna si incazza e invece torna e dice ho trovato solo le sigarette ma tanto dai figurati vabbè il telefono di magda squilla ininterrottamente il moroso adesso chissà cosa pensa è mattina domani sera la accompagnerà al lavoro e allora ci accordiamo sulle balle da dire ok buonanotte ciao buonanotte.
Ieri ho visto prosciuttino, piccola, passa un periodaccio, mi abbozza un piantino, e io quando vedo una ragazza piangere mi sciolgo, come quando al lavoro facevo incazzare la manuela, volavano paroloni, minacce, ritorsioni, scenate, poi lei piangeva e io mi scioglievo, chè non riesco a vedere una ciccia piangere senza che mi venga un groppo sullo stomaco, rimasugli culturali forse di una mentalità maschiocentrica, non lo so, ma funziona cosi.
si è persa chissà dove una mail lunga due pagine, robe serie, personali, sentite, che mi sono costate tre giorni di meditazioni e un pomeriggio per la stesura. l'ho cancellata. non chiedetemi perchè. il destinatario non l'ha ricevuta. non chiedetegli perchè. porca puttana! l'avevo scritta in word e poi ho cancellato anche il doc word. continuate a non chiedermi perchè. se qualche genio mi dicesse se c'ho la possibiltà di recuperare il testo, in qualche archivio imboscato dentro il casino di una memoria di pc....
buonanotte. micia, vedo che anche tu hai sonno. ma se ti azzardi a venirmi a leccare la faccia come stamattina alle otto e mezza di notte, stavolta una paio d'ore in freezer non te le toglie nessuno. pensaci.
eccomi qua, sono tornato da una super vacanza in jamaica. gente, che roba......
no, amici, stavo scherzando. dieci giorni di non-blog, chissà perche'.... non lo so. due esami, tutti e due andati molto bene. novità di quest'anno, cena di classe, o meglio di corso, quello di portoghese, l'avvocato dice che in portogallo si costuma cosi'. mah! ovviamente il prof. Castto e la prof.ssa Bagno prima hanno accettato, poi non si sono presentati, ma, carucci, hanno lasciato una lettera. la lettrice amata, invece, lei si, è venuta. cameriera brasileira al lavoro, credo che fingerò di innamorarmi per l'ennesima volta, tanto per passare un po' il tempo. umbria jazz, in toccata e fuga, con gino. doveva venire anche ale, gino lo cerca, sua madre dice che è andato via, non sa nemmeno dove, ha preso un sacco ed è sparito. solo ale può fare ste cose. poi l'altro ale ha detto a gino dov'e' sparito. ben fatto, ale. concerto di van morrison, una delusione. la gradinata (biglietto proletario) è una scalinata a due chilometri e settecento metri dal palco, ci arrivava comunque qualche suono, e un tappo col pancione e cappello siamo riusciti a intravvederlo, ma chissà se era proprio lui. boh! meglio ray gelato coi suoi giants, e col suo swing allegrotto, a cantare mambo gelato! perugia, patria del culo. una tale concentrazione mai l'avevo vista, tanti, belli, di tutti i tipi e di tutte le fattezze, c'era da star male. mi hanno fatto una foto, ovviamente, appena fuori perugia. gino al momento si era lusingato, poi gli ho spiegato che era stata la polizia a farci una foto, per prendere il numero della targa e mandarmi a casa la multa, e c'è rimasto un po' male.
sergio manda sms dalla svezia, dice che lì ci sono ciccie imperiali. partono un po' tutti per lisbona, per il matrimonio di joana e andrea. fast spedisce camion di cinquecento in portogallo. io continuo ad andare in centro alle poste centrali con pacchi di avvisi di giacenza a ritirare cartoline e posta pubblicitaria. ale dice a gino di riferirmi che ha qualcosa per me. credo di sapere da parte di chi, ma non il contenuto. donatella non mi risponde. cri si è incazzata, non vuole piu' darmi madame Fauve, la micia che ha un padre e una madre, e rinuncia al suo week-end dalla sorella.
Ogni tanto mi viene di pensare che Dio, quando c’ha in mano il cesto dei doni, si distrae e si dimentica di me. Ma quando, con urlo spaventoso e terrificante, sputando ira dagli occ